L’Asia si muove, L’Europa di Angela Merkel pure……(19 giugno 2017)

L’ASIA IN MOVIMENTO: SCO V/S G7….

L’Asia si sta organizzando. Sotto i nostri occhi, ed anche ‘grazie’ alle ‘manovre’ politiche e geopolitiche dell’amministrazione Trump. Guardiamo alle ultimissime settimane e abbiamo un affresco significativo della situazione che, giorno dopo giorno, summit dopo summit, sta emergendo.
Nelle scorse settimane, in ‘Occidente’, o meglio in quello che è rimasto dell’’Occidente’, è andato in scena il vertice internazionale del G7. Un vertice dominato dallo scontro sul clima e gli accordi di Parigi, sul commercio e il libero scambio mondiale. Uno scontro che ha visto come due poli ‘rivali’ da un lato la Germania, e l’Europa, di Angela Merkel, dall’altro lato l’America di Trump.
Insomma, il vertice internazionale delle sette economie più importanti dell’’Occidente’, ha visto la spaccatura profonda sui temi del commercio e del clima. Una spaccatura peraltro confermata dalla successiva decisione dell’amministrazione Trump di ‘uscire’ dagli schemi degli accordi di Parigi per la lotta al cambiamento climatico: nell’amministrazione americana, stavolta, hanno prevalso le lobby dell’industria del carbone, influenti in alcuni stati chiave per la Casa Bianca, e le correnti ideologiche di ‘destra radicale alternativa’, importanti oggi a Washington anche se un po’ scalcinate dal recente scontro di potere con i generali del Pentagono.
Insomma, da un lato, dal lato ‘occidentale’, abbiano avuto nelle scorse settimane, un vertice del G7 e una scelta politica ‘storica’ dell’amministrazione Trump particolarmente ‘divisive’. Sembra quasi che per questa amministrazione, gli alleati più ‘sicuri’ siano a Riad piuttosto che nelle capitali dell’Europa occidentale!!
Dall’altro lato, dal lato ‘asiatico’, anzi eurasiatico, abbiamo assistito al vertice di Astana, il summit annuale della SCO, l’Organizzazione di cooperazione di Shanghai. Una SCO che raggruppa in primissimo luogo Cina e Russia. E poi le repubbliche centro-asiatiche, la Mongolia ed anche l’Iran. E che ora raggrupperà anche due nazioni nemiche dell’Asia del sud, ovvero India e Pakistan.
L’allargamento della SCO ad India e Pakistan è molto molto interessante: India e Pakistan sono e rimangono nazioni fortemente ‘rivali’, anzi nemiche. Con una issue pesante fra di loro, la crisi kashmira, e con una storia pesantissima a far da fardello, cinque-sei decenni di guerre guerreggiate, di conflitto, di terrorismo, di destabilizzazione regionale, di confronto strategico regionale muscolare ed allargato.
Questa profonda ‘rivalità’ anzi contrapposizione indiano-pakistana rende molto significativa l’adesione di entrambi alla SCO. La SCO ora pare impegnarsi molto nella ‘lotta al terrorismo e all’estremismo’, quindi questa adesione è molto significativa vista la storia indiano-pakistana alla quale abbiamo prima accennato.
Per capire l’importanza della faccenda è bene tenere a mente alcuni particolari: il Pakistan è un alleato chiave di Washington nella crisi afgana e nella lotta al terrorismo. Non solo, Islamabad è anche un alleato chiave per l’Arabia saudita. Ovviamente ha pure legami strettissimi, sempre più stretti con la Cina; e legami meno stretti e meno noti con la Russia.
L’India, da parte sua, è una nazione molto molto corteggiata da tempo dagli Stati Uniti, nell’ambito delle diverse ‘strategie’ americane di ricerca di ‘indebolimento’ della presenza e dell’influenza cinese. D’altro canto, Delhi ha un lungo contenzioso con Pechino per le questioni di frontiera, per l’influenza nell’Oceano indiano, per la presenza del Dalai Lama in terra indiana. Nonostante tutto ciò, e nonostante gli approcci americani, pur con moltissime contraddizioni, le relazioni sino-indiane continuano ad essere sostanzialmente pacifiche e potenzialmente ricche di cooperazione.
Morale: Pakistan e India sono due paesi nemici, che hanno entrambi forti legami con gli Stati Uniti. Nonostante ciò, Pakistan e India hanno deciso di aderire alla SCO. E lo hanno fatto, guarda la coincidenza involontaria, nel vertice di Astana che si è tenuto pochissimi giorni dopo il vertice G7 di Taormina. Conclusione: da un lato, quello ‘occidentale’, abbiamo un G7 diviso, spaccato, con al centro una America divisiva, e inutilmente populistica. Dall’altro lato, quello ‘eurasiatico’, abbiamo una SCO inclusiva con al centro un ‘asse’ Cina-Russia che appare ben saldo.
Sappiamo bene che Cina e Russia hanno convergenze forti, ma pure divergenze geopolitiche rilevanti. Ma ciò, se necessario, aggrava ulteriormente la posizione dell’amministrazione Trump che pare ‘bravissima’ a rinsaldare un ‘asse’ di per sè deboluccio. D’altra parte con quello che succede a Washington con il RussiaGate ci sarebbe da meravigliarsi se non ci fosse un ‘indebolimento’ strategico delle posizioni americane. Non sarà che i presunti ‘traffici’ del mondo di potere trumpiano con il regime putiniano non sono altro che una operazione ‘coperta’ perfettamente riuscita di Mosca? Per indebolire sistemicamente il vecchio antagonista strategico americano? E per consentire a Mosca di allargare i propri spazi strategici pur in presenza di una debolissima base economica? Chissà! (C.L.).

LA (DIFFICILE) OPERAZIONE CLIMA DELLA CANCELLIERA
La Cancelliera tedesca sta cercando di mettere in piedi una ‘Grande convergenza’ globale contro la strategia ‘negazionista’ su clima e carbone del presidente americano. L’’Operazione Clima’ di Angela Merkel, ovviamente, incontra molti ostacoli e moltissime difficoltà: gli Stati Uniti, nonostante le politiche ‘opinabili’ dell’amministrazione Trump, continuano ad essere il più importante attore mondiale e ha fortissime capacità di influenza. La Germania, anche se nazione leader della più ampia regione economica del mondo, l’Europa unita, è un grande attore europeo. Insomma la differenza di stazza rimane, anche se in effetti le cose sono in forte evoluzione.
E difatti, la Cancelliera negli scorsi giorni ha dovuto registrare timori e dinieghi da parte di alcune importanti capitali, al suo obbiettivo di ‘isolare’ Trump al vertice del G20. La Cancelliera presiede il summit G20 e vorrebbe avere una ampia convergenza su un documento pro-Accordo di Parigi tale da ‘isolare’ gli Stati Uniti.
Cina, India, Russia, ovvero le maggiori nazioni asiatiche, sostengono Berlino: l’appoggio delle grandi economie emergenti orientali costituisce naturalmente un fattore importantissimo. La Russia è una nazione in teoria nelle forti attenzioni di Trump; l’India è un paese vicino ad alcune posizioni americane; quanto alla Cina, puramente e semplicemente, nonostante contraddizioni e problemi ingenti di questo paese, costituisce la seconda economia capitalistica del mondo, tendenzialmente la prima, e ha in programma giganteschi investimenti in energie alternative, economia verde, de-carbonizzazione, e ciò tanto basta.
Abbiamo citato Cina, India, Russia. C’è però un paese importantissimo d’Asia che, nonostante sia convergente con Berlino sul punto del sostegno all’accordo di Parigi, ha un interesse strategico troppo elevato in tempi di crisi nucleare nordcoreana, per rompere su un tema delicato con Washington: il Giappone. Shinzo Abe si è infatti sfilato dall’’Operazione Clima’ della Cancelliera. Non dall’accordo di Parigi, sia chiaro, ma dalla proposta di un documento antiTrump al vertice G20.
La Germania poi ovviamente ha il sostegno degli altri paesi d’Europa. Anche qui con una eccezione, importante: la Gran Bretagna. Il governo May è molto debole dopo le recentissime elezioni nazionali, ma proprio questa sua debolezza e il suo interesse politico, un po’ miope ma tant’è, ad un sostegno americano per l’’hard Brexit’..
Dunque Giappone e Gran Bretagna non sostengono la posizione importante della Germania in sede G20: non intendono ‘isolare’ Trump.
La Cancelliera nei giorni scorsi, poi, è andata in America Latina: ha raccolto appoggi, ad esempio l’Argentina; ma anche dinieghi, il Messico. In effetti, Messico e Canada, paesi Nafta, devono affrontare Trump nell’ambito delicatissimo del rinegoziazione del NAFTA, e hanno deciso probabilmente un low profile sul tema clima per non irritare ulteriormente in irritabilissimo, anche per note vicende di politica interna, Donald Trump.
Infine, l’Arabia saudita e la Turchia che dovrebbero non sostenere, (chissà come mai?), la Cancelliera. Insomma Angela Merkel non pare in grado di raccogliere l’unanimità contro Trump al G20 sul tema clima: un insuccesso per Berlino?
Sicuramente la Cancelliera sperava in un sostegno maggiore: se le cose restano così, la Germania avrebbe l’appoggio di grandi economie emergenti, dall’India alla Cina; della maggiore regione economica del mondo, l’Europa unita; di importanti nazioni latinoamericane ed africane. Insomma la coalizione globale proParigi della Cancelliera forse non è così ampia come sarebbe stato sperabile, ma guarda caso è più ampia del gruppo di paesi per ora non disponibili al sostegno alla Cancelliera. Per ora. Un insuccesso totale?
Noi parleremo piuttosto di un successo molto parziale, ma comunque interessante, visto che il carbone non è il futuro del capitalismo globale, mentre tecnologie verdi e rinnovabili lo sono!!!
Concludiamo con due osservazioni finali. Uno: se gli Stati Uniti invece di avere dietro di sè quasi tutti i paesi del mondo, in particolare le grandi economie capitalistiche, si ritrovano ‘indietro’ rispetto ad una coalizione guidata dalla ‘piccola’ Germania, forse a Washington c’è un problema, che gli amici dell’America, (gli amici veri ovviamente), dovrebbero segnalare. Un problema molto molto grosso.
La ‘coalizione globale pro-clima e pro-ambiente’, guidata da Berlino, infatti, lo ripetiamo, comprende una parte rilevantissima dell’economia e della popolazione mondiale, anche se non ci sarà il documento sul clima del G20-G19 unanime senza Usa; alcuni degli ‘altri’, Londra, Tokio, Ottawa ad esempio, sul merito sono d’accordo con Berlino, anche se hanno, come abbiamo visto, interessi tattici divergenti; la tendenza verso tecnologie verdi, energie alternative, de-carbonizzazione è nella ‘linea’ dello sviluppo del capitalismo globale e del prossimo ciclo espansivo capitalistico
Due, quindi potremo dire, alla fine fine, che la ‘piccola’ Germania stia comunque avendo un risultato interessante, ma come abbiamo scritto la Germania è ‘piccola’; ovvero, come annota un magazine tedesco critico con Angela Merkel, Berlino deve fare i conti meglio riguardo il proprio peso geopolitico. La Germania è ‘piccola’; essa, su clima, commercio globale, istituzioni internazionali, stato di diritto, ha posizioni sacrosante rispetto anche all’amministrazione americana, ma per esserle in grado di sostenerle a livello globale, deve essere in grado di mettere in campo un potere rilevante. Deve mettere in campo, cioè, una Europa molto più robusta e coesa. Solamente una Europa robusta e coesa, una grande area economica e geopolitica, infatti, ha la ‘massa critica’ potenziale può creare attorno un consenso globale tale da mettere nell’angolo una amministrazione americana come quella di Donald Trump: la Germania, di per sè, è, nonostante tutto, ‘piccola’.
E poi, ma questo è discorso diverso, l’Europa unita a leadership tedesca e franco-germanica deve organizzare bene le proprie risorse, come mostra la ‘complessità’ della relazione europea con la Cina, come ha mostrato la recentissima vicenda del documento congiunto sino-europeo. Insomma Germania ed Europa devono imparare da questi (parziali) insuccessi, per andare avanti efficacemente, come è indispensabile per il futuro stesso dell’’Occidente’. E i critici di Angela Merkel nonchè seguaci di Donald Trump dovrebbero rileggersi un pochino di storia capitalistica: il capitalismo deve allargarsi sempre di più se vuole esistere. Ecco perchè le posizioni dell’amministrazione Trump non ci sembrano realistiche.
Ci sia consentita un’ultimissima osservazione del tutto personale: siamo proprio sicuri che l’obbiettivo politico reale della Cancelliera in questi giorni sia quello di ‘isolare’ Trump sul clima in sede di G20? Siamo proprio sicuri? Non sarà che la Cancelliera, invece, abbia invece voluto ‘saggiare’ il terreno e mettere qualche nuovo mattone geopolitico per costituire una ‘Coalizione globale’ innovatrice e per la leadership globale della Germania+Europa in tema di clima, ed in una ottica di medio periodo? La Cancelliera tedesca ha almeno due qualità, che gli osservatori dovrebbero ormai aver imparato a conoscere: uno, la capacità di calcolo politico, due, la capacità di farsi sottovalutare. (C.L.)

(19 GIUGNO 2017)

 

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