L’India si prepara alla designazione del nuovo Presidente della Repubblica: le grandi manovre politiche sono tutte attorno al Bihar…….(26 giugno 2017)

IL NUOVO PRESIDENTE: LE MANOVRE ATTORNO AL BIHAR

Il 17 luglio, il Parlamento indiano sceglierà il prossimo Presidente della Repubblica. L’occasione è molto importante anche se il Presidente indiano non ha molti poteri. Le ‘grandi manovre’ nell’arena politica di Delhi comunque sono già largamente in corso. Intanto il primo ministro indiano Narendra Modi è a Washington, con lo scopo strategico di ‘rinsaldare’ i legami fra Stati Uniti e Repubblica Indiana.
Per capire un pochino quello che sta accade attorno a questa designazione del Capo dello Stato indiano, è necessaria una piccola premessa: questa elezione del nuovo Presidente avviene all’indomani del clamoroso successo elettorale del BJP, il partito della destra nazionalista indù, nelle consultazioni per il rinnovo dell’Assemblea legislativa dello stato più popoloso e politicamente centrale dell’India, l’Uttar Pradesh. In UP, acronomico per Uttar Pradesh, la destra nazionalistà indù ha sconfitto sia i partiti ‘castali’ moderati, (il ‘Partito socialista’ fino ad allora al governo a Lucknow, e il partito ‘della Maggioranza sociale’, espressione del movimento Dalit), sia il Congresso ormai ridotto al fantasma di sè stesso. Il BJP è al potere al ‘centro, a Delhi con il primo ministro Narendra Modi grazie al trionfo alle ultime elezioni nazionali, ma alla Camera alta aveva sempre avuto forti difficoltà a trovare maggioranze per i propri provvedimenti. Ora può contare non solo su una ampia maggioranza nella Camera bassa, ma anche su un sostegno importante nella Camera alta, i cui componenti sono designati dai singoli stati, e UP è il più importante di questi stati della Repubblica indiana in termini di seggi.
Ora il Parlamento ridisegnato dalle elezioni statali in UP deve scegliere il Capo dello Stato. Lo scontro dovrebbe essere, secondo le penultime notizie, tra due candidati ‘dalit’, ovvero fra due esponenti del mondo dei fuoricasta, gli intoccabili. E qui arriviamo al punto. Il candidato del BJP e della sua coalizione, l’Alleanza democratica nazionale, è l’attuale Governatore del Bihar, Ram Nath Kovind.
Il Bihar è l’altro stato popoloso e chiave dell’India del nord, dopo e assieme ad UP: il governatore è il rappresentante ufficiale del governo centrale presso il governo di uno stato della Repubblica (mentre il chief minister è il capo del governo statale).
Il Bihar, a questo punto, diventa centrale nello scontro politico nazionale: il chief minister del Bihar (ovvero il capo del locale governo statale), Nitish Kumar, nonostante sia anche lui esponente di rilievo delle opposizioni laiche e moderate, ha scelto di sostenere il Governatore, nonostante costui sia candidato ed esponente della destta.
Nitish Kumar, come dicevamo, è un personaggio molto importante delle opposizioni; è il leader di uno dei partiti importanti del campo laico e moderato, lo ‘Janata United Dal’; anzi, secondo molti osservatori, Nitish Kumar sarebbe il candidato più probabile delle opposizioni contro Narendra Modi alle prossime elezioni nazionali. Mentre Modi è un personaggio di destra, molto nazionalista, Kumar ha una formazione e una visione progressista e socialista moderata. Come chief minister del Bihar ha fatto una politica valida sia contro la criminalità sia per lo sviluppo sociale ed economico. Un tempo Nitish Kumar era un alleato del BJP, con il suo partito, lo Janata United, che è sempre stato ’avversario storico’ del Congresso. Ma Nitish aveva anche un lontano e lungo conto politico con Narendra Modi: quando il BJP scelse Narendra come candidato premier, Nitish ruppe l’alleanza con la destra (con la quale aveva comunque programmaticamente poco a che fare) e iniziò un lungo duello politico proprio con l’attuale premier indiano. Oggi Kumar, come dicevamo, è un paladino di punta delle opposizioni No BJP, tanto che nelle ultime elezioni per il rinnovo dell’Assemblea legislativa del Bihar, Nitish Kumar era riuscito a creare attorno alla sua premiership una ampia coalizione laica e riformista, la ‘Grande Alleanza’ che aveva sconfitto la destra del BJP. La scelta di Nitish Kumar di sostegno al candidato BJP, quindi, costituisce un fattore politico molto rilevante nel ‘teatro’ indiano: da un lato, essa spacca il debole e diviso fronte delle opposizioni, e, dall’altro lato, mostra un gioco politico perlomeno ‘strano’, da parte di colui che anche sul piano programmatico sarebbe l’ovvia alternativa a Narendra Modi. Che sta davvero accadendo attorno al Bihar?

 

.IL CAMBIO DI APPROCCIO A SEUL

Moon Jae-in, il neopresidente liberale della Corea del sud, si è insediato da pochissime settimane alla Casa Blu’, sede storica della Presidenza della Repubblica sudcoreana (e a Seul la carica di Capo dello Stato conta e conta moltissimo, al contrario che a Delhi ad esempio), e l’approccio di politica internazionale di Seul già è un po’ cambiato. E, dato che la Corea del sud oggi è al centro di un teatro strategico chiave, la penisola coreana, ecco che il cambio di approccio geopolitico di Seul ha una influenza fondamentale per gli equilibri regionali e, forse, mondiali.
Il neopresidente liberale della Corea del sud incontrerà il neopresidente conservatore americano il prossimo 29 giugno. Moon ovviamente vuole confermare che gli Stati Uniti sono l’alleato strategico chiave della Repubblica di Corea. La relazione Washington-Seul è fondamentale per la Corea del sud, ovviamente. Tanti sono i temi in agenda nell’incontro Trump-Moon, la cooperazione economica, i negoziati per un accordo commerciale, il dispiegamento del THAAD, il costo delle truppe americane in Corea del sud, issue sensibile fin dal tempo della campagna elettorale di Trump stesso.
La riaffermazione di ciò appariva indispensabile dopo le ultime scelte dell’amministrazione Moon. Per dirla chiaramente, il neopresidente liberale della Corea del sud, da un lato, ha rinvigorito la relazione con la Cina; e, d’altro lato, nei giorni scorsi, Seul avrebbe letteralmente fatto infuriare il presidente americano Donald Trump. Moon Jae-in ha infatti deciso di sottoporre il pieno dispiegamento del THAAD, il dispositivo antimissile americano, ad una valutazione di carattere ambientale, per venire incontro alle proteste di un largo settore di cittadini. Dato che il dispiegamento del THAAD in Corea del sud a pochi kilometri dal confine cinese a suo tempo era stato preso malissimo dalla Cina ed era diventato un pilastro della politica americana nella penisola, il cambio di prospettiva di Seul, pur ambientalista e pur in via provvisoria, sta avendo una forte influenza sullo scenario regionale. La scelta ‘ambientalista’ dell’amministrazione liberale di Seul, se confermata, potrebbe ritardare di uno o due anni il pieno dispiegamento del sistema antimissile dando quindi tempo e fiato alla diplomazia di Seul e mettendo in agitazione i piani operativi dei comandi militari americani. Inutile dire, quindi, che l’amministrazione americana di Donald Trump era rimasta impressionata un po’ negativamente da queste scelte della nuova amministrazione liberale di Seul, mentre la Cina vi aveva visto la potenziale possibilità di un miglioramento nelle relazioni bilaterali, (come peraltro è emerso anche da un recentissimo incontro a Pechino fra i rappresentanti dei due paesi).
Non solo: il neopresidente liberale della Corea del sud ha chiesto anche una dichiarazione di scuse e la piena assunzione di responsabilità civile da parte del governo giapponese circa la tragica vicenda delle ‘donne di conforto’, le ragazze sudcoreane usate come ‘schiave sessuali’ dall’esercito imperiale del Sol levante. Ciò ovviamente sta irritando non poco Tokio: il governo conservatore giapponese e l’amministrazione conservatrice della signora Park avevano concluso, sotto l’ombrello dell’amministrazione Obama, un accordo nel dicembre dello scorso anno per cercare di chiudere quella vicenda storica dal punto di vista politico bilaterale. Ora quella vicenda è stata di fatto ripresa dal neopresidente liberale, riaprendo quindi una linea di confitto politico fra Corea del sud e Giappone, e dando così da un latro punto di vista, spazio alle posizioni ‘indipendenti’ di Seul. Da sempre l’elite politica liberale sudcoreana ha posizioni autonome e interessanti in politica estera verso la questione coreana: il nuovo presidente liberale non fa che confermare questa tradizione politica. Ora deve ‘spiegare’ tutto ciò al presidente americano.
Infine può essere interessane ricordare che il presidente sudcoreano, ad Amburgo, Germania, al margine del G20, incontrerà pure Xi Jinping e Shinzo Abe.

(26 giugno 2017)

 

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