La Cancelliera tedesca e il vertice del G20, tra Occidente ed Asia….(10 luglio 2017)

 

G20: CAMBIAMENTI EPOCALI, TRA OCCIDENTE E ASIA
Il vertice del G20 di Amburgo non si è concluso positivamente. Le istituzioni del tradizionale ‘multilateralismo’ ad egemonia americana cadono o si frantumano una per una, sotto la spinta dell’amministrazione Trump e del suo approccio ‘bilateralistico’. La Cancelliera tedesca Angela Merkel, forse, ha posto le basi per una ricostruzione di un Ordine globale multilaterale a forte influenza occidentale di nuovo conio, ma per ora si contano i danni e le devastazione dell’azione trumpiana.
Una cosa però dovrebbe essere chiara, a nostro avviso: Trump e l’approccio ‘bilateralistico’ che lo contraddistingue non stanno distruggendo i vecchi pilastri dell’ordine multilaterale ad egemonia Usa. Al contrario, è la crisi ‘organica’ di quell’ordine globale multilaterale, ormai a pezzi, ad aver consentito, in assenza di alternative valide, la ‘presa del potere’ di Trump e dei suoi sodali bilateralistici. Insomma, il vecchio ordine multilaterale ad egemonia americana era in grave crisi prima di Trump: l’amministrazione Obama e la diplomazia neo-clintoniana non hanno offerto alcuna alternativa valida a quella crisi: e ciò ha favorito al conquista della Casa Bianca da parte di Donald Trump. La battaglia trumpiana contro i trattati commerciale made in Obama-Clinton da questo punto di vista è emblematica.
Ecco allora che il G20 ha rappresentato questa situazione: non è un caso che è stato dominato dalle spaccature nella Comunità internazionale (qualsiasi cosa questa espressione indichi..) e in particolare dalle profondissime spaccature nell’ex ‘Occidente’. Da un lato, c’è l’America bilateralista di Donald Trump, debolissima nell’approccio geopolitico (tanto da perdere alleati per strada ad ogni tornante), ma comunque potentissima nel potere strategico e militare e nella capacità di difesa della sua enorme ‘rendita strategica’.
D’altro lato, c’è la Germania con la ‘sua’ Europa unita e con le ‘sue’ alleanza e convergenze geopolitiche, potenzialmente molto molto interessanti, dalla Cina all’India, dalla Russia al Giappone, passando per i paesi emergenti del Sud del mondo e per il Canada e la Gran Bretagna, e con le sue contraddizioni da affrontare adeguatamente a livello UE.
Ovviamente, oltre le economie e le società politiche d’’Occidente’ ad Amburgo si sono distinte anche le economie e le società politiche emergenti, da quelle d’Asia a quelle africane, latinoamericane, mediorientali. Ma come dicevamo la spaccatura profonda che è emersa e che rischia di emergere ancora di più, nonostante le crisi coreana e del Mar cinese meridionale, o quelle messicane e venezuelane, è quella interna all’ex ‘Occidente’. Alla fin fine, infatti, l’ex ‘Occidente’, continua, ancora per un pochino di tempo, a costituire la massima concentrazione di ricchezze, di saperi, di poteri del pianeta. E, sempre alla fin fine, proprio nell’ex ‘Occidente’, è emersa una divaricazione, per ora consistente e potente, fra le tendenze e gli orientamenti sistemici del sistemi politici reali delle società più importanti. In particolare tra gli orientamenti sistemici dei sistemi politici ‘iper-polarizzati’ di una parte del mondo anglosassone e quelli dei sistemi politici ‘più collaborativi’ della Repubblica Federale e del mondo di Eurolandia
Insomma, va in onda, ancora una volta, lo scontro interno all’Occidente. Ciò è accaduto tante volte nel Novecento, ma stavolta, per fortuna, le cose potrebbero essere molto diverse. Per questa ragione, è importante fare qui qualche ‘distinzione’.
Uno. Apparentemente abbiamo di fronte uno scontro fra l’idea di ‘nuovo’ ordine ‘bilateralistico’ americano-trumpiano, ovvero incarnato dalla massima economia mondiale, gli Stati Uniti, e l’idea di un ordine globale multilateralista, sebbene rinnovato più o meno radicalmente, sostenuto dalla Germania e dall’Europa unita. Con le altre economie emergenti o avanzate, schierate a fianco dell’una o dell’altra idea.
Ma in realtà e per fortuna le cose, almeno per ora, sono diversissime da questo affresco: le faccende infatti si intersecano e si interconnettono fra di loro molto, anzi moltissimo. In Europa questa storia, questa rete di influenze e di interconnessioni reciproche appare evidentissima tra tendenze neopopulistiche di destra che possono apprezzare l’ideologia trumpiana e orientamenti neo-europeisti, molto critici con quell’ideologia. Le posizioni e la decisione di Brexit della Gran Bretagna, e le relative fortissime contraddizioni, sono molto chiare al riguardo. La faglia geopolitica e politica più rilevante, da questo punto di vista, non è costituita dal tema dell’immigrazione (una frattura generalmente rilevantissima!), ma da quello dell’euro, la moneta unica europea, arma e forza politica e geopolitica eccezionale nel contesto globale del 21° secolo.
Ma la faccenda interessante è che influenze e interconnessioni globali creano persino nell’economia e nella società politica americana, potentissime contraddizioni. Qui nell’altro lato dell’Atlantico, la faglia geopolitica e politica più rilevante pare essere quella della lotta al cambiamento climatico. Mentre in Europa, tutti o quasi, sono concordi nella lotta a quello che si prospetta come il Grande Disastro (o meglio uno dei Grandi Disastri…!!) di una modernizzazione deregolamentata di ideologia neoliberistica, negli Usa, lo scontro, politico, di potere, culturale e civile, è immane. Da questo punto di vista, la politica globale estera che sta conducendo in questo ambito il Governatore dello stato economicamente più importante degli Stati Uniti, la California, è molto indicativa e addirittura paradigmatica.
Due.La Cancelliera tedesca nell’attività preparatoria del G20 ha messo in piedi una rete di alleanze e convergenze semplicemente rilevante. Molti osservatori hanno interpretato questa frenetica attività di Angela Merkel in chiave di politica interna e di campagna elettorale. Sebbene questi fattori siano sicuramente interessanti, noi abbiamo il dubbio che una tale azione dispiegata dalla Cancelliera abbia in effetti una priorità di ‘grande strategia’ globale. Ovvero quella della costruzione, per ora sono ai primissimi passi, di una Coalizione globale per le politiche ambientali ed energetiche alternative, sotto la bandiera della lotta al cambiamento climatico, che abbia l’Europa dell’economia sociale di mercato in una delle posizioni di guida. Clima e Trattati commerciali, o meglio Trattati sul clima e grandi Trattati commerciali, in questa logica strategica, sono precisamente funzionali a questa ‘Grande strategia’: l’Europa rinnovata e riformata dovrebbe diventare uno del Grandi Centri di un ordine globale multilaterale rivisto e corretto con due grandi pilastri, l’ambiente e i relativi investimenti e relativo intervento pubblico, e il libero commercio aperto e ben regolamentato.
La Cancelliera tedesca ha quindi iniziato, secondo noi solamente iniziato, a dispiegare un potenziale schema di alleanze e di convergenze. Sul fronte del clima, questo schema comprende già larghissima parte delle economie mondiali, l’Asia con Cina e India, con Giappone e Corea del sud, il mondo emergente del Sud, dal Brasile al Sudafrica, la Russia, l’ex Occidente, con l’Europa, la Gran Bretagna, il Canada. Pur fra contraddizioni importantissime, lo schema della Merkel appare per ora funzionare.
Sul fronte del commercio, la Cancelliera ha dispiegato una rete di convergenze importante, a partire dai nuovi grandi Trattati commerciali con Canada e Giappone, due alleati strategici degli Usa ma che con l’amministrazione Trump su temi fondamentali tendono a trovarsi fuori del perimetro americano. Ma sono tanti i paesi e le economie che stanno negoziando trattati futuri con l’UE: Mercosur, India, Cina.
Il rapporto di partnership con la Cina, in particolare, in questa ottica è fondamentale, per il libero commercio globale, per la lotta al cambiamento climatico, per le politiche non convenzionali di tutte le specie ma importantissimi sono pure le relazioni con la Federazione russa e con l’India, ad esempio. Insomma la Cancelliera tedesca, nonostante gli evidenti limiti dell’unità europea e della posizione della Germania, è riuscita a costruire una rete di convergenze imponente vista la potenza militare e strategica a disposizione del presidente americano. Per il futuro, però, moltissimo dipende dalla capacità tedesca e franco-germanica di costruzione di una Europa robusta modello per il mondo.
Tre. E qui arriviamo all’ultimo punto chiave di questo nostro discorso. La posizione della Germania, una nazione importante ed efficientissima, ma pur tuttavia di stazza piccola rispetto ai parametri del mondo del 21° secolo, come abbiamo detto per consolidarsi abbisogna dell’unità europea o comunque di uno spazio europeo forte, efficiente e solidale; ed abbisogna ancora di più di inter-connettersi con quel pezzo di mondo americano che rifiuta lo schema bilateralistico dell’amministrazione Trump e che è disposto a correre rischi pur di costruire una alternativa a forte presenza occidentale nel ‘mondo dell’Asia’.
Il mondo delle interconnessioni del 21° secolo da questo punto di vista dà più possibilità di interrelazioni rispetto al mondo europeo del primo Novecento e ciò costituisce uno dei grandi elementi di differenziazione rispetto al tempo preliminare della Prima guerra mondiale: finora la Cancelliera tedesca è stata molto abile nel precipitarsi nei pertugi del mondo americano ed anglosassone. Questo è probabilmente il ‘fattore chiave’ per la ‘Grande strategia’ tedesca, franco-tedesca, europea. Vedremo se avrà successo. Per capirlo c’è da tenere conto di un’altro grande fattore, l’evoluzione del ciclo capitalistico, come ci ha confessato un economista, ma questo è il tema di qualche altra Nota.
Morale: la strategia di Berlino appare molto interessante ma richiede pilastri forti, di cui è opinabile la resistenza allo stato dei rapporti ‘di forza’ a livello globale. Le potenzialità ci sono tutte, ma la Germania è troppo ‘piccola’ per tenere botta. Solo con l’Europa unita alle sue spalle, Berlino potrà giocare bene la partita globale. Ci sarà alla fine una Europa più robusta e solidale? Questo è il primissimo punto critico. Poi ci sono le contraddizioni di carattere geopolitico: alla Germania infatti sono indispensabili sia i rapporto con la Federazione russa sia una relazione strettissima con settori importanti del mondo americano ed anglosassone. La Germania ha la ‘flessibilità’ e la capacità indispensabili?
Una cosa ci appare comunque evidente: nel bene e nel male (a noi la strategia tedesca non dispiace, tanto per essere precisi), l’opzione di Berlino ci pare costituire l’unica vera carta globale per un Occidente alla deriva. Oltre Berlino infatti, secondo noi, non c’è affatto il bilateralismo di Trump: ci sono solo fortissime turbolenze globali e l’ascesa definitiva del mondo orientale, senza spazi per l’Occidente. Questo è vero punto chiave della partita globale della Cancelliera tedesca. Contestarne le basi è sicuramente legittimo, ma è politicamente suicida per l’Occidente. E, detto per inciso, anche l’Asia ha da avvantaggiarsi dalla strategia di Berlino. Per tantissime ragioni: l’Europa (come l’euro, peraltro) è un fattore parzialmente alternativo agli Usa, l’economia sociale di mercato è un modello parzialmente diverso rispetto al neoliberismo anglosassone (fallimentare!). Ma ciò e proprio un altro discorso, arrivederci!! (C.L.).

 

(10 luglio 2017)

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