La Trappola Koreana….(25 settembre 2017)

 

LA TRAPPOLA KOREANA
La crisi coreana sta diventando sempre di più una vera Trappola politica e geopolitica, dalle conseguenze imprevedibili. Questo particolare ruolo dei conflitti nella penisola come ‘facitori’ di storia e di nuovi assetti strategici non è affatto nuovo: la guerra di Corea, quella dei libri di storia tuttora formalmente mai terminata (il conflitto è stato solo bloccato dall’accordo di armistizio; non si è concluso con un trattato di pace, e la richiesta del Trattato di pace da sempre è una delle richieste del regime nordcoreano a Washington), ha costituito un passaggio decisivo per la costruzione degli assetti internazionali della Guerra fredda, sia nel quadro delle relazioni fra le superpotenze nucleari e nella definizione dei rispettivi blocchi politico-militari, sia per quanto riguarda gli equilibri di potere interni con l’esplosione dei complessi militari-industriali.
Questa nuova crisi coreana rischia di diventare, con le sue conseguenze imprevedibili, anch’essa ‘facitrice’ di storia e di nuovi assetti geopolitici nel contesto mutato del Mondo dell’Asia.
Noi, in queste Note, già dal febbraio scorso, avevano parlato dei ‘due ragazzi cattivi, Kim e Donald’. Le vicende di questi mesi hanno sopravanzata questa impostazione. Il rischio di conflitto o di incidenti militare non è più fa escludersi a priori. E difatti, ormai da qualche giorno, importanti analisti cinesi scrivono e affermano che la Repubblica Popolare deve prepararsi seriamente ad una ipotesi di guerra guerreggiata nella penisola coreana. 
Deve prepararsi non solo militarmente (ciò assai probabilmente è stato già fatto con dispiegamenti di forze militari al confine coreano, supponiamo), ma politicamente. Con colloqui e negoziati con gli altri grandi attori globali e regionali, Stati Uniti, Russia ma anche Giappone e specialmente Corea del sud.
Insomma la Cina dovrebbe coordinarsi con altre capitali. Mosca a parte, in particolare con Seul. Nei scorsi anni, la relazione Pechino-Seul ha costituito il nodo strategico fondamentale per ‘pacificare’ e ‘stabilizzare’ gli equilibri coreani, portare tutti i paesi al tavolo del dialogo, evitare gli avvitamenti e le escalation delle crisi. Per evitare, precisamente, ciò che sta accadendo in questi mesi, in queste settimane.
Da qualche mese, questo fondamentale meccanismo di cooperazione e di ‘pace’ in Corea, la relazione di partnership politica sino-sudcordeana, non sta più funzionando a dovere. Ciò nonostante la conquista della Casa Blu’, la presidenza della repubblica sudcoreana, da parte dei liberali, tradizionalmente progressisti, e critici con Washington. 
La relazione Cina-Corea del sud non sta funzionando a dovere a causa del THAAD, il dispositivo di difesa antimissile americano che gli Usa hanno iniziato a dispiegare in Corea del sud sulla base di un accordo militare fra le due nazioni. La Corea del sud, sotto l’amministrazione conservatrice della signora Park, aveva deciso di accettare quel dispiegamento a causa dell’accelerazione delle minacce e dei test missilistici e nucleari della Corea del nord. Accelerazione, detto per inciso, che Pyongyang probabilmente aveva deciso anche a causa proprio del rafforzamento della relazione di Pechino con Seul.
Il THAAD e il suo dispiegamento in terra sudcoreana è stata ritenuta completamente inaccettabile dalla Cina che aveva avviato alcune ritorsioni contro Seul. La decisione del THAAD e la reazione cinese hanno parzialmente avvelenato la relazione strategica chiave dell’Asia nord-orientale, almeno fin quando è rimasta al potere l’amministrazione conservatrice. L’avvento dell’amministrazione liberale aveva cambiato un po’ le cose: Pechino e Seul da allora hanno ripreso a parlarsi e a cercare di riportare la crisi coreana sul tavolo del dialogo (i tentativi dell’amministrazione Moon verso il dialogo con la Corea del nord hanno fatto ‘arrabbiare’ il presidente americano), ma l’aggravarsi delle tensioni, dei test, delle sanzioni hanno messo anche l’amministrazione liberale in una posizione complessa anche riguardo al THAAD, che è stato pienamente riconfermato di fronte ai rischi di attacchi nordcoreani.
Insomma la relazione Cina-Corea del sud, relazione chiave per la pace nella penisola coreana, è ad oggi alterata e ciò favorisce pericolosamente avvitamento ed escalation della crisi coreana, con conseguenze imprevedibili anche ed in primo luogo proprio per la Cina. La natura della Trappola koreana per Pechino quindi è presto identificata.
Ma se Pechino non ride, Washington piange. Gli Stati Uniti sempre di più sembrano aver di fronte tre opzioni, una peggiore dell’altra, almeno dal punto di vista della superpotenza americana.
La prima opzione è semplice, inerziale, ma politicamente potenzialmente deleteria per l’amministrazione Trump: continuare così per altri, per tanti mesi con la guerra di parole, di propaganda, di provocazioni, di dichiarazioni, di manovre militari, tra Stati Uniti e Corea del nord. Fino a quando o un incidente militare fa scattare la guerra guerreggiata, oppure l’amministrazione Trump rischia di essere travolta dalla crisi politica per la sua insipienza ed incapacità di gestire la crisi internazionale.
La seconda opzione porta dritti dritti alla guerra o a causa di un attacco missilistico nordcoreano, improbabile ma non impossibile, o a causa di una operazione preventiva americana. Il problema è che la guerra guerreggiata, secondo gli stessi militari americani, comporterebbe rischi gravissimi per la Corea del sud, per l’intero sistema di alleanze strategiche americane in Asia nord-orientale. Essa inoltre potrebbe aprire le porte dell’inferno, per chiudere le quali, l’intera Comunità internazionale (o quello che ne resta) invocherebbe l’intervento diretto della Cina. L’opzione militare potrebbe cioè portare ad un maggior ruolo e influenza della Cina nella regione. Insomma la crisi coreana, ricordate, è sempre ‘facitrice’ di nuovi assetti strategici! Ovviamente è questa solo una ipotesi del terz’ordine e come si sa le guerre hanno la pessima abitudine, tra le altre, di essere imprevedibili
La terza opzione è quella, politicamente, sensata e ragionevole, ma comporterebbe addirittura un cambio di ‘regime’ a livello internazionale: è l’ipotesi della forte cooperazione politico-strategica sino-americana per affrontare il dossier nordcoreano, con una forte delega da parte Usa alla Cina sia sulla Corea sia su tutta l’Asia nord-orientale. Gli Stati Uniti tuttalpiù in questi anni, nel periodo ad esempio dell’amministrazione Obama, sono stati disposti ad un ruolo cinese attorno al dossier nordcoreano, ma solamente nell’ambito della visione della leadership americana nella regione. Ma se la Cina chiedesse un ‘cambio’ di leadership in Asia orientale?
Gli Stati Uniti sono disponibili oggi o domani a un tale cambio di ‘paradigma’ strategico? La Cina è disposta a assumere non solo un ruolo nuovo nella regione ma pure le relative responsabilità di governance? Il Giappone è pronto ad accettare nuovi assetti da nazione junior? Sono tutte belle domande dalla risposta difficilissima. O meglio, dalla risposta negativa. Per ora.
Se questa analisi ha un qualche fondamento, allora è chiara la natura della Trappola Koreana anche per gli Stati Uniti. L’esplosione dell’escalation con i tweet, le dichiarazioni, le manovre dell’amministrazione Trump oscillante fra l’ala ideologica di Bannon-Navarro e l’ala militare di Mattis-McMaster hanno messo, secondo noi, anche gli Stati Uniti in una posizione impossibile. La Cina rischia molto, gli Stati Uniti forse rischiano ancora di più.
It is La Trappola Koreana, Bellezza! (CL.).

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