Far East: La Cina a Congresso, Il Giappone ad elezioni anticipate……(2-4 ottobre 2017)

Good Morning Asia
2-4 ottobre 2017ù

Ad ottobre, sia la Cina sia il Giappone hanno appuntamenti politici molto importanti. Le due massime economie capitalistiche dell’Asia dovranno vedersela, rispettivamente, con il Congresso quinquennale del Partito Comunista, a Pechino, e con le elezioni anticipate per la Camera bassa a Tokio. In entrambi i paesi le leadership cercheranno, nella differenza dei regimi politici, di rafforzarsi per vedersela con le sfide dell’economia e della geopolitica.
In Cina, il Congresso del Partito è sempre il momento della scelta dei vertici del Partito stato ad iniziare dal cuore del potere, il PolitBuro ristretto: quest’anno in particolare dovrebbe essere il momento del consolidamento o dell’allargamento del ruolo di Xi Jinping (Xi è al suo primo mandato), presidente della Repubblica, segretario generale del Partito, presidente della Commissione militare centrale. Il rafforzamento di Xi Jinping, oltre a far avanzare il processo delle riforme, potrebbe produrre il mutamento di alcune procedure istituzionali del sistema politico di governo cinese. Le conseguenze quindi, come si può capire, sarebbero importanti, ma bisogna vedere se Xi Jinping ce la farà davvero, conflitti e rivalità di potere non mancano nel complesso sistema politico del Partito stato cinese.
Il Sol Levante, da parte sua, deve affrontare le elezioni anticipate per il rinnovo della Camera bassa: queste consultazioni anticipate volute dal premier conservatore Shinzo Abe. Anche in questo caso, lo scopo è quello di consolidare ed allargare la posizione del premier e la sua maggioranza. Ma anche in Giappone le contraddizioni sono tante. Capire ora quello che accadrà davvero è un pochino complesso: appena convocate le elezioni, infatti, è cominciato un vero tsunami, che ha iniziato a scombussolare il panorama politico nipponico, con conseguenze imprevedibili.
Questo simultaneo calendario di appuntamenti politici per Cina e Giappone non potrà non avere qualche effetto anche a livello geopolitico regionale. Esso favorirà o ostacolerà una maggiore cooperazione fra questi due paesi chiave dell’Asia e del mondo? Intanto continua ad imperversare la crisi nucleare coreana!

 

a.LA CINA VERSO IL CONGRESSO DEL PARTITO
18 ottobre. A Pechino apre i suoi lavori il Congresso quinquennale del Partito comunista cinese al potere nella Repubblica Popolare. E’, ovviamente, l’appuntamento politico fondamentale per i rinnovi e i cambiamenti negli assetti della leadership e nei gruppi dirigenti della seconda grande economia capitalistica del mondo; insomma per le carriere del personale di governo della seconda nazione del pianeta Terra.
Questo dato è importante di per sè, figuriamoci in un periodo come l’attuale segnato da Lunghe crisi, Transizioni politiche ed economiche infinite, Conflitti e Grandi trasformazioni epocali!!
La domanda è: Xi Jinping, l’attuale Presidente della Repubblica, segretario generale del Partito e Presidente della Commissione militare centrale, consoliderà il suo potere fino a riuscire a promuovere un nuovo decisivo ciclo di Riforma? Che accadrà nel complesso sistema politico di ‘policentrismo rosso’, che caratterizza la Repubblica Popolare?
Un punto è chiarissimo: l’importanza del Congresso nel quadro della leadership del Partito. Il ‘Politburo ristretto’, il massimo organismo di direzione del Partito al potere in Cina, rimarrà di sette membri come ora, o verrà ristretto a cinque? La faccenda non è solo numerica: se ci sarà un Politburo ristretto a cinque, il ruolo di Xi Jinping sarà ancora più forte ma l’assetto del Partito abbisognerà di ulteriori cambiamenti al suo vertice per consentire una governance effettiva di un continente come la Cina; se invece il Politburo ristretto rimarrà a sette allora non sarà indispensabile riorganizzare anche la struttura di vertice della governance del Partito.
Xi Jinping, secondo alcuni osservatori tende molto a favorire i cambiamenti e le riorganizzazioni profonde. Come dimostra quello che è recentemente accaduto ad esempio nelle forze armate con la profonda riforma voluta, implementata e portata a termine dal Presidente cinese. Peraltro ora anche la Lega giovanile sembra sotto tiro di un processo di riorganizzazione politico voluta da Xi Jinping.
Insomma un tratto caratteristico di questa amministrazione è quello delle riorganizzazioni partitiche e politiche che potrebbero interessare anche procedure istituzionali importanti del sistema politico cinese. In questo senso, deve essere vista la stessa questione di un ‘terzo mandato’ per il Presidente cinese: secondo le attuale regole, un Presidente e una generazione di leaders hanno due mandati per il loro governo. Secondo molti analisi, Xi Jinping punta a mettere in discussione quella regola dei ‘due mandati’, regola adottata dalla leadership di Pechino dopo Deng.
Come andranno le cose riguardo questa faccende di regole e procedure istituzionali per la successione delle leadership, è condizionato dagli andamenti del Congresso del Partito. Forse comunque al Presidente cinese non interessa tanto un ‘terzo mandato’, quanto riorganizzare i criteri e gli assetti della ‘successione’ al potere, magari con un ruolo futuro dello stesso Xi Jinping ma non come segretario dal Partito. Un ruolo da ‘Grande Anziano’! Da questo punto di vista è molto interessante ricordare quello che è accaduto alla precedente generazione della leadership cinese, l’amministrazione Hu Jintao-Wen Jiabao. L’ex Presidente e l’ex primo ministro hanno accettato di ‘andare completamente in pensione’ senza entrare in quella specie di Sinedrio degli Anziani che fino ad allora aveva contraddistinto il vertice del sistema politico cinese. Hu e Wen si sono ritirati chiedendo ed ottenendo che tutti gli ex vertici della Cina facessero altrettanto, lasciando quindi campo libero alla nuova amministrazione: un esponente storico del Partito in particolare ha dovuto accedere a questa nuova prassi, l’ex potentissimo ex Presidente Jiang Zemin. Ottenuta la ‘tabula rasa’ dalla scelta di Hu e di Wen, Xi Jinping punta probabilmente a scrivere ex novo la vicenda politica futura della Cina, proprio per far partire davvero un nuovo processo di Riforma. Xi Jinping riuscirà in questa difficile operazione? E in quale contesto politico, di apertura alla società civile o di chiusura, o meglio in quale contesto di combinazione di aperture e chiusure, Xi Jinping farà andare avanti la Repubblica Popolare’ Dobbiamo sempre ricordarci che stiamo parlando della seconda grande economia capitalistica del mondo.
Ultima faccenduola: chi potrebbe essere favorito nella corsa al massimo potere cinese, il nuovo ‘Politburo ristretto’ e la ‘successione’ prossima ventura allo stesso Xi Jinping? Due sono le personalità da tenere sotto occhio per la futura successione a Xi Jinping: il nuovo segretario del Partito di Chongqing e l’attuale segretario del Partito del Guangdong. Occhio dunque! (PS. Per questo pezzo ringraziamo anche, per alcune sue osservazioni, Francesco Sisci, espresse nella sua intervista a Radio Radicale per ‘L’Ora di Chindia del 30 settembre scorso..C.L.)

 

b.IL GIAPPONE VERSO LE ELEZIONI ANTICIPATE
22 ottobre. Le elezioni anticipate per il rinnovo della Camera bassa del Parlamento di Tokio, volute dal primo ministro conservatore Shinzo Abe, leader del Partito liberal-democratico (PLD-LDP), sono previste per il prossimo 22 ottobre. Shinzo Abe ha voluto queste elezioni per rafforzarsi e per rafforzare la sua maggioranza parlamentare, composta dalla coalizione di governo Pld-Komeito, capitalizzando velocemente la buona situazione economica del paese. Ma questa decisione di Abe ha innescato un processo di terremoto politico a Tokio che potrebbe letteralmente uscirne letteralmente sconvolto.
Dopo decenni di deflazione e iper-stagnazione, l’economia nipponica, infatti, appare in netta ripresa. Si parla di un aumento del Pil su base annua vicina al due per cento, un vero record storico per il Giappone. Questa ripresa nipponica appare legata non tanto alla crescita delle esportazioni, come solitamente accadeva a quelle latitudini, ma appare legatissima alla dinamica del consumi interni. Ovvero all’aumento dei salari. La cosa si fa interessante, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista politico, ma andiamo per ordine. I salari dell’industria giapponese stanno, finalmente, salendo. Era da mesi anzi da anni che Shinzo Abe, seppure conservatore, chiedeva alle imprese del suo paese una politica salariale ‘illuminata’. Ciò, finalmente, sta accadendo, quasi a ‘beatificare’ la famosa ‘Abenomics’ (l’agenda economica parzialmente neo-Keynesiana e decisamente anti-neo-liberistica del premier conservatore nipponico), in queste settimane.
L’industria giapponese tira ma non trova facilmente nuova manodopera a ‘buon prezzo’ a causa della piena occupazione che ora caratterizza il paese. Ciò favorisce l’incremento dei salari e quindi la dinamica espansiva dei consumi interni. Ciò rende questa ripresa, seppur ancora embrionale, piuttosto interessante come dicevamo dal punto di vista economico e da quello politico: dal punto di vista economico perchè dovrebbe essere spiegato come mai ciò sta accadendo in Giappone e non ad esempio negli Usa. Dal punto di vista politico, perchè ciò sta accadendo con un governo e un premier conservatori e con una sinistra, quella nipponica, semplicemente alla canna del gas.
Ma come dicevamo, la decisione di Abe di anticipare le elezioni ha innescato un terremoto politico. L’attuale congiuntura politica nipponica è infatti dominata dalla catastrofe della ‘sinistra’ e del ‘centrosinistra’ e dalla crisi delle opposizioni. Il locale Partito democratico, finora il più importante partito di opposizione giapponese, è in preda ad un vero caos, tanto da cercare di coordinarsi con una formazione appena nata, il ‘Partito della speranza’, di orientamento conservatore, fondato dall’attuale vincente Governatrice della Prefettura di Tokio, Koike. La fortune del locale Partito democratico sembrano decisamente declinanti, tanto che i sondaggi lo danno stabilmente al terzo posto, dopo il Pld conservatore del premier e dopo, appunto, il ‘Partito della Speranza’ (‘Kibo no Tode’) lla governatrice della capitale. Ma questo tentativo dei vertici del DPJ di agganciarsi al neonato e conservatore ‘Partito della speranza’, potrebbe sta costando molto ai Democratici: il partito si sta spaccando come un uovo.
I settori liberali e progressisti del DPJ infatti non hanno minimamente gradito questa ‘svolta a destra’, e stanno organizzandosi, a loro volta, una ‘svolta a sinistra’: il 2 ottobre è stato annunciato la nascita del ‘Partito democratico costituzionale del Giappone’, ‘Rikken Minshuto’. E stanno cercando di mettere a punto un Fronte Unito con altre formazioni progressiste nipponiche: compreso il Partito comunista,.
Morale. Sotto la spinta delle elezioni anticipate e grazie alla crescita tumultuosa del neonato e conservatore ‘Partito della speranza’, i Democratici quindi si stanno scindendo e riaggregando, da un lato, con questa neoformazione conservatrice a destra e, dall’altro lato, con una alleanza progressista a sinistra. Il panorama politico nipponico ne sarà letteralmente terremotato, con un forte ri-allineamento politico ‘di sistema’ a destra e a sinistra.
Tutto ciò accade, è bene sempre tenerlo bene a mente, nel bel mezzo della crisi internazionale della Corea del nord. La crisi nucleare nordcoreana favorisce assai probabilmente il governo in carica, e difatti Abe gode di un sostegno personale forte anche se comunque cresce pure il consenso attorno alla governatrice di Tokio. Insomma Shinzo Abe ha tutte le carte per vincere ampiamente queste elezioni, ma chissà la storia oggigiorno è quanto mai poco decifrabile. Abe ha sbagliato i conti convocando queste elezioni anticipate?
Già nel Regno Unito in particolare abbiamo visto vicende di due premier conservatori in carica e con il vento in poppa che, uno con un referendum, l’altra con una convocazione di elezioni anticipate, si sono letteralmente dati la zappa sui piedi provocando una crisi senza precedenti per il loro Partito conservatore. Il Giappone è da anni dominato da uno spettro politico-economico, gli aumenti dell’IVA, aumenti che hanno sotterrato numerosi carriere politiche. Shinzo Abe, complice le questioni di bilancio, ha aperto ancora una volta il dossier IVA. Shinzo Abe potrebbe allora davvero rischiare il fato di Cameron e della May? (PS. Anche per questo pezzo, oltre la stampa asiatica, ringraziamo, sul fronte economico, un’altro intervistato da Radio radicale per ’L’Ora di Chindia’ del 30 settembre scorso, il Prof Paolo Guerrieri…C.L.)

(2-4 ottobre 2017)

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