Tsunami politico a Tokio….(9-11 ottobre 2017)

Good Morning Asia
9-11 ottobre 2017

 
LO TSUNAMI POLITICO DI SHINZO
Uno tsunami politico sta investendo la terza economia capitalistico del mondo, il Giappone. Shinzo Abe, primo ministro conservatore, ha voluto portare, velocemente, molto velocemente, il suo paese, il Sol levante, ad urne anticipate. Obbiettivo, consolidare ed allargare il potere del premier conservatore che punta alla revisione della Costituzione pacifista e ad un nuovo mandato come presidente del suo partito, il PLD, il Partito liberal-democratico.
Convocando le elezioni anticipate, in questo momento, Shinzo Abe sta provocando effetti enormi, forse al di là della sua stessa volontà. Il Partito liberal-democratico, alleato con il Nuovo Komeito, di ispirazione buddista e centrista, sembra avviato ad un ampio successo. Oltre il 35 per cento degli elettori sembra voler confermare il proprio sostegno al suo PLD. Le altre formazioni, ad iniziare dal neonato Partito della Speranza, conservatore anch’esso, al Partito comunista, capofila della sinistra nipponica, sono lontani o lontanissimi dalla quota del PLD. La grande conseguenza ‘di sistema’ delle elezioni anticipate di Shinzo riguarda il Partito democratico, DPJ, partito rivale del PLD per la guida del governo nazionale del Sol levante, teoricamente di orientamento di centrosinistra: il DPJ è ormai spaccato e letteralmente alla canna del gas.
Una parte del DPJ guarda al ‘Partito della Speranza’, e ha scelto i lidi conservatori del neonato ‘Partito della speranza’ per cercare la sua presenza in Parlamento; un’altra parte del DPJ, invece, ha fondato il ‘Partito democratico costituzionale’ del Giappone, che si è alleato con il Partito comunista e il Partito socialdemocratico. Democratici costituzionali, comunisti, socialdemocratici hanno creato un vero e proprio Fronte unito progressista, con il quale affrontare le elezioni anticipate del 22 ottobre.
Morale: il sistema politico giapponese sta cambiando completamente natura e pelle. Il PLD, dopo essere stato il ‘partito dominante’ della democrazia nipponica nel dopoguerra (era il polo di destra di Tokio), e dopo essere stato capace di trasformarsi in uno dei due partiti rivali chiave del sistema dell’alternanza, PLD-DPJ (Il partito democratico del Giappone), ora è pronto a ridiventare il ‘partito-perno’ del sistema di governo della terza economia capitalistica del mondo. Ma ci sono alcune forti differenze rispetto al dopoguerra, però.
Allora, il Partito liberal-democratico, nato dalla fusione delle formazioni moderate e conservatrici, costituiva la destra del Giappone, aveva di fronte a sè stesso l’opposizione di sinistra, socialisti e comunisti, entrambi anti-americani..Ora lo stesso Partito liberal-democratico, rimaneggiato rispetto all’originario PLD, pur restando una formazione conservatrice con una forte componente nazionalista, ha di fronte a sè stesso diverse opposizioni. Ha di fronte a sè stesso, per la precisione, sia formazioni altrettanto conservatrici sia formazioni di sinistra e progressiste.
Il ‘Partito della speranza’ è infatti anch’esso di orientamento conservatore e nazionalista: la governatrice di Tokio, fondatrice ed animatrice del ‘Partito della speranza’ però sta cercando di differenziare la sua creatura dal PLD, (questa formazione è critica sulla scelta nucleare ed è contro la corruzione ad esempio), ma la sua creatura politica rimane fortemente orientata a destra. Il ‘Partito della Speranza’ è poi alleato da una parte con un’altra formazione conservatrice, il ‘Partito dell’Innovazione’, Nippon Ishini, e con la componente ‘moderata’ del vecchio partito rivale del PLD, il DPJ ovviamente.
La componente progressista del DPJ, da parte sua, di fronte alla scelta proGovernatrice di Tokio dei vertici del partito, ha deciso di mettere in piedi una alleanza con le formazioni della sinistra, comunisti e socialdemocratici: formando quindi una coalizione progressista.
Ricordiamo infine che il PLD è alleato con un’altra formazione centrista, il buddista Komeito come abbiamo già ricordato. La competizione elettorale è diventa ‘a tre’.
Morale: il sistema di alternanza in stile Westminister PLD-DPJ, che il Giappone aveva cercato, in modo peraltro un po’ anomalo, di importare dal mondo anglosassone, è in crisi grave, forse letale; anzi quel sistema politico ormai tende ad essere sostituito da un assetto a ‘partito quasi-dominante’ e tendenzialmente ‘centrale’, con due opposizioni ai lati del suo ruolo, un blocco anch’esso conservatore e nazionalista e un secondo blocco di orientamento progressista.
Se Shinzo Abe riuscirà ad avere un nuovo mandato politico popolare e se effettivamente il DPJ finirà di essere il partito rivale, come tutto fa ritenere, il sistema politico giapponese cambierà ancora una volta pelle e natura.
Morale. In tal modo, i due grandi paesi dell’Asia retti da regimi di democrazia pluripartitici, tenderanno ad avere un sistema politico dominato da un partito ‘quasi-dominante’, con opposizioni divise fra di loro o anche frammentate: insomma con limitate possibilità reale di alternanza. La situazione ovviamente è diversa tra Giappone e India, ma l’affinità del ‘partito quasi dominante’ c’è. Il Giappone di Shinzo Abe, come abbiamo visto, potrebbe essere presto in queste condizioni (in sintesi: PLD ‘centrale’ ed alleato con Komeito, due coalizioni diverse all’opposizione con orientamenti opposti, quella conservatrice guidata dal Partito della speranza e quella progressista), l’India di Narendra Modi potrebbe diventare presto anch’essa un paese del genere, grazie alle affermazioni della destra nazionalista indù del BJP (assieme ai suoi alleati dell’Alleanza democratica nazionale), a causa della crisi organica del Partito del Congresso (e della sua coalizione, l’Alleanza progressista unita) e per la estrema difficoltà dei partiti regionali e castali nel costruire una alleanza secolare progressista alternativa.
In realtà, conflitto e rivalità politiche sono tuttaltro che finite nei due grandi paesi dell’Asia retti da regimi di democrazia pluripartitica: per ora PLD e BJP rispettivamente, entrambi partiti conservatori e nazionalisti, sono le forze ‘quasi-dominanti’. Il Giappone sembra molto più avanti su questa strada del ‘partito quasi-dominante’, aiutato dai suoi fattori storici (il ruolo fortissimo della burocrazia economica, le tradizioni culturali e civili, la storia del governo ‘duale’ fra Shogunato e Imperatore); l’India, nonostante la attuale situazione di sostanziale ‘egemonia’ del BJP, rimane pur tuttavia una nazione dalle grandissime differenze e differenziazioni sociali, castali, regionali, comunitarie, culturali, religiose che difficilmente possono essere ingabbiate in un solo partito politico.
Insomma i due grandi paesi dell’Asia retti da democrazia pluripartica sono avviati sulla via per un sistema a ‘partito quasi-dominante’, che quindi sembra essere quella vincente, ma le vie del conflitto politico sono tante e hanno una base forte anche per le contraddizioni sociali e politiche della globalizzazione in grave crisi del ‘ciclo neo-liberistico’.… (C.L.).

 

(9-11ottobre 2017)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *