India, La Sconfitta del Congresso (III)

14 marzo 2012

 

 

Good Morning Asia

14 marzo 2012

 

1.BuonGiorno India

 

a.’IL CONGRESSO HA PERSO, MA CHI HA VINTO?’, BELLA DOMANDA. UNA ANALISI INDIANA        Il partito del Congresso ha perso le recentissime elezioni statali, ritenute dagli osservatori, ‘elezioni di metà mandato’, nel 2014 tutti i cittadini indiani andranno al voto per eleggere la nuova Lok Sabha. Ma se è chiaro chi sono gli sconfitti, un po’ meno evidente è chi sono i vincitori. Un autorevole magazine indiano, Tehelka, sottolinea questo dato in un suo commento sul risultato dell’Uttar Pradesh e dintorni.

Rahul Gandhi ha perso e perso anche piuttosto malamente in Uttar Pradesh, il Congresso ha guadagnato solamentsei seggi rispetto alle precedenti elezioni per il rinnovo della locale Assemblea legislativa, mancando completamente l’obbiettivo di eguagliare almeno il risultato delle successive elezioni nazionali. Un risultato ben misero rispetto all’ingente investimento politico effettuato dal Congresso stesso e dalla Dinastia Nerhu in particolare. Un investimento che ha avuto un ‘ritorno’ elettorale negativo nei distretti dove la famiglia solitamente ha le sue roccaforti personali, dove tanto per capirci viene eletta al Parlamento ad esempio la stessa Sonia Gandhi. Un risultato dunque piezo zeppo di incognite per il partito del Congresso.

Rauhl ha tempo per cercare di conquistare posizioni in vista delle elezioni nazionali prossime venture, e grazie alla sua giovane età può in teoria anche aspettare. Il suo partito invece quel tempo non lo ha proprio. Come sottolinea l’analisi di Tehelka. Il Congresso rischia l’estinzione politica in interi stati, dal Tamil Nadui al Bihar. In West Bengala è completamente subalterno a quell’alleato infido che è il Trinamool Congress. E in Uttar Pradesh abbiamo visto come l’investimento politico effettuato abbia avuto un ritorno elettorale non positivo. Quanto al Punjab meglio lasciare perdere: per la prima volta da tempo, in quello stato, caraterizzato da un forte elettorato urbano, non c’è stata la consueta alternanza delle forze politiche al potere. Grazie agli scontri fazionistici e alle divisioni interne del partito di Sonia Gandhi.

Dunque il Congresso sta male, politicamente vive una stagione difficile, indebolito organizzativamente nei singoli stati, praticamente morto in alcuni di essi, con leadership locali molto poco efficaci e con una potente Dinastia nazionale che però appare spesso lontana dai bisogni e dalla domande di milioni e milioni di poveri cittadini indiani. Forse il nuovo chief minister dell’Uttar Pradesh, erede di Mulayam, ovvero Akhilesh Yadav sarà anche sconosciuto e spaesato fuori dell’Uttar Pradesh, ma Rauhl evidentemente non ha funzionato all’interno dell’Uttar Pradesh. Insomma per il partito del Congresso si prepara una stagione difficile.

Una stagione difficile che presenta già nelle prossime settimane un momento delicatissimo, quello dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Chi esprimerà il nuovo Presidente? L’altra volta, Sonia Gandhi fu l’assoluta protagonista della elezione di Pratibha Patel alla massima magistratura federale, ma ora gli equilibri politici a Delhi sono profondamente mutati anche per effetto di queste elezioni statali: il Congresso e l’UPA non hanno più la maggioranza dei voti nel Collegio dei Grandi Elettori che vota sul Presidente della Repubblica, deputati nazionali, membri della Camera alta, rappresentanti degli stati della Repubblica. Come si formeranno le necessarie convergenze politiche ed alleanze, e le alleanza che si andranno a formare quanto influiranno sulle alleanze politicoelettorali successive, quelle che si dovranno affrontare nelle elezioni nazionali prossime venture?

Belle domande, la politica di Delhi ha già l’orecchio prontissimo ad ascoltare tutti i cambiamenti e le folate di vento relative alla campagna per l’elezione del Presidente, in particolare proprio Mulayam, il trionfatore dell’Uttar Pradesh, avrebbe già iniziato a giocare la sua partita politica e di potere. C’è da scommeterci che si tratterà di una partita ‘interessante’. Interessante per gli analisti e pericolosa per il Congresso che si vede sfuggire di mano la funzione di ‘banco’.

E ciò proprio mentre il governo centrale di Manmohan Singh entra in fibrillazione. Alleati attuali come il Trinamool Congress diventano ancora più infidi, alleati potenziali come il Samajwadi Party ovviamente non sono disponibili al gioco del Congresso, proprio mentre il primo ministro appare affaticato, personalmente e politicamente.

Insomma per il Congreesso è proprio un bel ‘casino’, per dirla simpaticamente all’italiana. Ma come avevo scritto prima, se è chiaro chi ha perso, non è invece chiaro chi ha vinto. La destra nazionalista indù infatti ha perso voti e sostegno in Uttar Pradesh e in Punjab. Ha si vinto a Goa ma ha perso in altri stati. E si ritrova in una condizione perlomeno complessa: da un lato ha una sola opzione plausibile in termini di strategia politica, almeno allo stato dell’arte, quella di costruire una NDA, una Alleanza democratica nazionale a guida appunto Bjp, più ampia; dall’altro lato per farlo deve mettere in soffita qualsiasi impostazione e politica ‘divisiva’ e fondamentalistica. Ovvero deve probabilmente lasciare perdere il suo candidato principe, Narendra Modi, chief minister del Gujarat, una bella contraddizione politica.

Una contraddizione politica dove potrebbero infilirarsi alla grande i principali partiti ‘regionali-castali’ e i principali chief minister, dell’Uttar Pradesh, come dell’Orissa, del Tamil Nadu come del West Bengala, del Bihar, per mettere a punto una nuova coalizione laica ma senza il Congresso. Potrebbe essere davvero l’occasione per il Terzo Fronte nèCongress nèBjp? (Fonte. Tehelka).

 

 

b.ELETTI SI, CRIMINALI PURE: REPORT INDIANO            Una interessante organizzazione non goverrnativa indiana ha appena pubblicato un interessante rapporto sui parlamenti neoeletti nelle Assemblee legislative statali.

I risultati di codesto rapporto sono interesanti per gli osservatori e i politologi, preoccupanti per l’opinione pubblica indiana. Vediamo rapidamenti ì suoi numeretti: il 35 per cento di tutti i legislatori eletti in queste elezioni per il rinnovo delle Assemblee legislative di cinque stati indiani, qualcosa come 252 parlamentari statali su un totale di 690, risultato avere problemi o pendenze giudiziarie. Avete letto bene, 252 su 690. Solamente nello stato del Manipur nonn risulta eletto alcun signore con questioni giudiziarie sospese. Manco a dirlo, il record della classifica è dell’Uttar Pradesh, con 189 legislatori alle prese con la giustizia, qualcosa come il 47 per cento dei membri della locale Assemblea legislativa. Non  solo la situazione è alquanto critica, ma è pure peggiorata con le ultimissime elezioni: nella precedente legislatura dell’Uttar Pradesh, infatti, gli eletti con pendenze giudiziarie erano 140, il 34 per cento del totale.

Che dire? È vero che i Parlamenti indiani, nazionale e statali, tendono a rappresentare molto le caste medie e basse e che spesso i loro esponenti politici in un modo o nell’altro hanno avuto guai con la giustizia, è vero che in un paese con una fortissima percentuale di poveri come è tuttora l’India nonostante la crescita economica tumultuosa di questi anni, è facile che politici di ‘facili costumi’ conquistino voti e consensi, però appare innegabile che la situazione della corruzione nel gigante sudasiatico appare molto ma molto seria. E questi numeri lo confermano. (Fonti: Bbc on line, Association for Democratic Reform Delhi).

 

 

c.CONTADINI INDIANI, LA STRAGE INFINITA: UN COMMENTO MADE IN INDIA             Fra poche ore, il ministro delle finanze del governo di Manmohan Singh si presenterà al Parlamento nazionale di Delhi e con una procedura di stampo un po’ anglosassone presenterà il nuovo budget dell’unione. Un budget stavolta particolarmente delicato per il governo di Manmohan e per il suo partito, l’Indian National Congress di Sonia Gandhi appena uscito da una seria batosta elettorale. Che scelte andranno a fare i ministri di Manmohan e il premier riformatore? Favoriranno con adeguati investimenti le regioni e le popolazioni rurali cercando ad un tempo di favorire la ripresa economica e di ritrovare quel sostegno sociale essenziale per il Congresso in vista delle elezioni nazionali prossime venture? Oppure ministri e Congresso daranno ascolto alle sirene del rigore e della inflessibilità finanziaria che avvertono circa i rischi del deficit fiscale e di un consolidamento debole dei conti pubblici mischiati con una inflazione alimentare tuttora poco sotto controllo?

Fra poche ore sapremo ufficialmente la scelta del primo ministro e del ministro delle finanze, e prima di loro la decisione e l’orientamento dei vertici del Congress guidati dalla Presidente Sonia Gandhi. Per ora è interessante riprendere un commento made in India circa la situazione del mondo rurale del subcontinente indiano, un mondo tuttora decisamente centrale per la economia indiana, un mondo tuttora dominato dalla miseria, dalla povertà spesso dalla malnutrizione.

I dati e i fatti sulle contraddizioni economiche e sociali che devastano l’immenso mondo rurale indiano parlano da soli. I programmi economici dei governi di Delhi prevedevano, dal 2002 al 2012 tassi di crescita del Pil in agricoltura nell’ordine del 4 per cento. Il tasso di reale di crescita del settore al contrario si è fermato ad un pocon onorevole (per i parametri asiatici) 2,6 per cento. Ricordiamo di passaggio che anche per il 2012 si prevede in aumento del Pil indiano dell’ordine del 7,7 per cento!. ‘E’ ovvio che c’è un vero blocco nella crescita del settore agricolo’, spiega un esperto del ramo. Già un ‘vero blocco’. E d’altro canto, per passare dai numeri dell’economia alle cifre, drammatiche, della società, se leggiamo cronache e statistiche scopriamo facilmente come dal 1995 al 2010 qualcosa come 250mila contadini si siano suicidati per ragioni economiche, per la precisione per debiti che non potevano ripagare.

Una vera e propria strage infinita che colpisce senza pietà da decenni la società indiana, una società che allo stesso tempo vive una crescita economica impetuosa. Una larga parte di questi suicidi, tanto per essere un pochino più precisi, l’India è un immenso subcontinente e quindi è utile una precisione geografica maggiore, riguarda il Karnataka, ovvero lo stato di Bangalore e dell’Information Tecnology, il Maharashtra, ovvero lo stato della capitale finanziaria del paese, Mumbay, l’Andhra Pradesh, un altro stato che ha vissuto una intensa stagione di sviluppo dei servizi avanzati. Si potrebbe dire che siamo di fronte all’ennesima conferma sulla copresenzza negli stessi ambiti sociali e territoriali di elementi di fortissima crescita e di fortissima povertà. La tipica grande contraddizione indiana.

Questi contadini come dicevamo si suicidano essenzialmente perchè contraggono debiti per comprare sementi e fertilizzanti, debiti che poi non sono in grado più di onorare. Comprando sementi e fertilizzanti, in ciò spinti dalle scelte dei governi nazionali e statali, in contadini in effetti fanno gli interessi delle imprese e delle compagnie che vendono sementi Geneticamente Modificate e fertilizzanti chimici, che inquinano terreni e prodotti agricoli, ma poi ci rimettono letteralmente la pelle. Imprese, grandi aziende, commercianti all’ingrosso e ovviamente creditori ci guadagnano e consolidano le loro già ingenti ricchezze, i contadini poveri che tuttora costituiscono l’ossatura della società indiana ci rimettono la pelle. Viene da chiedersi, come mai ci si meraviglia dei risultati elettorali? (Fonte: Ipsnews).

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