Lo scontro nel Politburo

22 marzo 2012

 

Good Morning Asia

22-23 marzo 2012

 

1.China, verso il Congresso del Partito

 

a.L’ANNO DEL DRAGONE: SCONTRO DURO NEL VERTICE DEL PARTITO

 

L’altro ieri, duro scontro nel vertice del Partito, il Comitato Permanente del Politburo. Duro scontro attorno alla vicenda di Bo Xilai, ex segretario del Partito a Chongqing, rimosso per le vicende connesse al capo della polizia locale. Un affaire che è costata a questo punto la carriera politica di quello che era ritenuto uno degli astri emergenti del Partito ma che ha mostrato anche la durezza e la complicatezza della politica cinese.

 

Dunque, l’altro ieri, (ne ha parlato ieri un pezzo informatissimo del Sole 24Ore), c’è stato al Comitato permanente, uno scontro molto duro sul dimissionamento di Bo Xilai. Il patron politico di Bo, uno dei componenti attuali del Comitato permanente del Politburo, ha cercato di contrattaccare nella mssima istanza politica della leadership cinese e sembra che il relativo conflitto sia stato risolto solamente con una votazione. Una votazione che da un lato ha sancito la vittoria politica delle tendenze riformiste, e che dall’altro lato ha sancito anche una spaccatura della leadership del Partito. A fianco della decisione della destituzione di Bo oltre il primo ministro Wen Jiabao ovviamente, si è schierato pure il Vicepresidente nonchè Successore designato Xi Jinping. Fazione della ‘Lega’ e parte dei princelings, tanto per stare a questa rappresentazione della politica cinese made in Usa, avrebbero formato insieme una vera e propria coalizione ‘ad hoc’ proriforme.

 

Il punto infatti è proprio questo, la coalizione proriforme. Per anni ed anni, intellettuali e uomini del Partito hanno dibattuto attorno alla necessità di cambiamenti e riforme economiche o politiche senza prendere alcuna decisione, c’era un tasso di crescita del Pil a due cifre e quindi il dibattito attorno ad ulteriori riforme ovviamente aveva un sapore accademico. Ora però alcune contraddizioni ovviamente sono venute al pettine, quello che il modello cinese di riforma ‘tradizionale’, crescita trainata da export ed investimenti, poteva dare l’ha abbondatemente dato, ora sono davvero necessarie ulteriori riforme per cambiare il ‘modello di sviluppo’. E su questi ulteriori cambiamenti si è aperto il dibattito non più accademico a questo punto, ma reale, politico e di potere. A questo punto sono emersi progetti e programmi politici differenti. Due per tutti, il modello Guandgond e il modello Chongqing. Il dibattito è diventato scontro politico per l’ascesa al prossimo Comitato Permanente del Politiburo. E poi scontro politico e di potere ai vertici del Partito, quando è iniziata l’offensiva finale delle tendenze riformiste, guidate in questa fase almeno come punta di attacco, dal primo ministro Wen Jiabao. I suoi interventi alla sessione del Congresso nazionale del popolo sono stati evidentemente momenti del disegno dei riformisti, come peraltro anche la presentazione pochi giorni prima del Rapporto China 2030, a cura della Banca Mondiale e della Commissione Nazionale cinese per la Riforma. E come peraltro, pochissimi ore dopo la conclusione dei lavori del Congresso nazionale del popolo, l’annuncio della defenestrazione di Bo Xilai.

 

Ma i seguaci dell’altro modello, quello definito genericamente ‘neomaoista’, a quel punto hanno deciso di combattere una nuova battaglia in sede di Comitato permanente. Ora dopo la riunione dell’altro ieri che ha visto la fine di Bo Xilai, lo scontro continuerà oppure si cercherà e si troverà una formula politica che, riconfermando la vittoria ‘strategica’ dei riformisti, riesca comunque a ricomporre anche con le tendenze ‘conservatrici’? La domanda e il tema sono interessantissimi ed anche complicati.

 

Il tema è complicato anche perchè in questi ultimi due decenni di riforma e grande crescita economica e sociale della Cina, la Repubblica Popolare ha assistito ad una proliferazione di centri di potere e di gruppi dirigenti. Dopo Deng è emerso il gruppo dirigente attorno a Jiang Zemin. Con l’ascesa al potere della Quarta generazione, Hu Jintao e Wen Jiabao, il nuovo presidente e il nuovo primo ministro si sonlo ritrovati con il loro gruppo dirigente e quello di Jian Zemin. Gli osservatori ricordano come Hu Jintao riuscì a diventare presidente della Commissione Militare centrale solo dopo molto mesi rispetto alla sua nomina a segretario generale del Partito. Ora la Quinta generazione si ritroverà a cogestire il potere con due vecchi gruppi dirigenti, quello di Hu e Wen ovviamente ed ancora quello di Jiang. Una situazione di complessità delle struttura delle elite del Partito cinese che ovviamente complica anche il dibattito attorno alle riforme. Temiamo presente che oltretutto stiamo parlando di riforme economiche e di riforme politiche.

 

Annotazione interessante conclusiva: sia la Cina che l’India con la crescita e l’aggrovigliarsi delle contraddizioni, si trovano ad avere sistemi politici più complessi, caratterizzati cioè da una crescita anche dei gruppi di influenza e di decisione. In Cina abbiamo questa complessità dei gruppi dirigenti, in India una vera frammentazione del sistema politico. Sarà quindi molto interessante vedere come i due sistemi politici risponderanno a questa complessità e come rispondendo a codesto processo, riusciranno a rispondere alle domande crescenti delle rispettive società. (C.L., Il Sole24Ore, Dalle Nostre Conversazioni).

 

 

2.BuonGiorno India

 

b.WEST BENGALA, ‘POLITICA VIOLENTA’      La politica in India, o meglio in alcuni stati indiani, è cosa difficile e con effetti perigliosi. Come in West Bengala, stato governato a lungo dalla Sinistra del Partito comunista marxista e afflitto dalla guerriglia maoista (la stessa che caratterizza duramente, come la pubblica opinione italiana ha appreso in questi giorni, anche l’Orissa, stato confinante peraltro proprio con il West Bengala), e dalle elezioni statali dello scorso anno, governato da un partito ‘regionale’, il Trimanool Congress, TMC.

Il nuovo governo del West Bengala non sta dando grande prova di sè, le terre sono sempre espropiate con facilità nell’interesse dei grandi gruppi imprenditoriali privati, la guerriglia continua ad affliggere lo stato, i contadini continuano quindi a pagare socialmente costi molto elevati. La leader del TMC e chief minister del West Bengala quindi è in difficoltà interne. Reagisce da una parte, a livello nazionale, dando filo da torcere al partito del Congresso e al governo di Manmohan Singh. Proprio in questi giorni ad esmepio è riuscita ad avere la testa politica del ‘suo’ ministro delle ferrovie che aveva approvato un budget ferroviario con aumento delle teriffe, per poterlo sostituire con un altro suo uomo di partito più ligio alle sue indicazioni politiche.

Ma Mamata Banjieree, questa è il chief minister del WB, non reagisce solamente a livello nazionale: reagisce ovviamente anche a livello statale, la politica del West Bengala si imfiamma ancora di più. E giunge anche all’omicidio come è successo all’ìnizio del mese a Bardhaman, distretto elettorale particolarmente ‘vivace’ dello stato. Un esponente dell’opposizione di sinistra, Pradip Tah, infatti è stato trucidato. Ma non è il solo: negli ultimi nove mesi, scrive la stampa indiana, ci sono stati almeno 90 morti in West Bengala per motivazioni politiche. 58 di costoro erano militanti ed esponenti del Partito comunista marxista, l’opposizione di sinistra appunto. Una vera strage, dunque, che non promette nulla di buono per lo stato del West Bengala. E infatti l’opposizione attacca frontalmente il governo, ‘E’ evidente che il governo – dicono i suoi esponenti – sta cercando di proteggere i colpevoli’. Un clima politico incandescente dunque a Calcutta e dintorni. (Fonte: Frontline).

Leave a Reply

Cerca nel sito

RSS L’ora di Chindia di Radio Radicale

Calendario

aprile: 2014
L M M G V S D
« mar    
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
282930  

L’ASIA, IL CONTINENTE DEL FUTURO – UN SITO SULL’ASIA

L’Asia è il continente del futuro prossimo. Il Far East in particolare è il centro di questa Asia emergente. Questo sito si propone di diffondere la conoscenza attorno a questa Asia. Mediante Note e Conversazioni quotidiane o periodiche. Le Note sono i Buongiornoasia, le Conversazioni sono le interviste all’interno de ‘L’Ora di Chindia’ di Radioradicale.

Ma il sito propone anche un elenco immediatamente fruibile dei giornali e dei magazine made in Asia, dall’India alla Cina passando per Giappone, Corea, Taiwan, Sud est asiatico, un elenco dei think tank che ormai quotidianamente offrono studi, ricerche, paper, report sullo sviluppo asiatico e sulle sue implicazioni e conseguenze geopolitiche e strategiche, sulle crisi e sui dossier delicati del continente, dalla crisi afganopakistana alla sfida nucleare nordcoreana per arrivare a quel Laboratorio politicoeconomico che è diventato il Sud est asiatico.

WordPress errore sul database Table 'Sql350316_1.wp_comments' doesn't exist per la query SELECT * FROM wp_comments WHERE comment_post_ID = 702 AND comment_approved = '1' ORDER BY comment_date_gmt ASC fatta da require, require_once, include, comments_template, get_comments