Due sguardi sull’India: la ‘questione Gurkhas’ e la crisi in Karnataka

29 marzo 2012

 

Good Morning Asia

29-30 marzo 2012

 

1.BuonGiorno India

 

a.TRA NEPAL E INDIA, LA QUESTIONE GURKHA              Dal 1815, i Gurkhas, una comunità nepalese, vengono reclutati, per le loro capacità militari, fra le truppe scelte prima dell’Impero britannico, poi della Repubblica indiana. 200mila Gurkhas hanno combattuto sotto la bandiera inglese durante la Prima guerra mondiale e ben 45mila Gurkhas sono morti sotto il comando dell’esercito di Sua Maestà. Con l’indipendenza indiana, i Gurkhas sono stati reclutati anche dall’esercito di Delhi in base ad un accorto tripartito fra Gran Bretagna, India e Nepal. Da allora essi costituiscono una delle truppe scelte migliori anche dell’esercito indiano. Attualmente ci sono 20mila militari Gurkhas nelle forze armate di Delhi, di cui 120 ufficiali. Questa antica tradizione potrebbe finire nelle prossime settimane e ciò rischia di provocare nuovi problemi a Delhi, proprio mentre la ‘questione Gurkhas’ riprende consistenza nel territorio stesso della Repubblica indiana, in West Bengala in particolare, lo stato dove sono situati i distretti a forte presenza Gurkhas, la regione di Darjieeling.

Un recente rapporto del Parlamento di Katmandu chiede al governo di proclamare un immediato bando al reclutamento di questa comunità da parte di eserciti stranieri. La richiesta di bando ha una sua precisa ragione politica: il Nepal ha iniziato un delicatissimo e contradditorio percorso verso la democrazia parlamentare, da quando è stata proclamata la fine della monarchia assoluta. Per consolidare questo difficilissimo processo, Katmandu ha bisogno di eliminare le vestigia dei governi coloniali e delle oppressioni straniere. Il reclutamento dei Gurkhas da parte degli eserciti stranieri rappresenta un enorme elemento di queste vestigia. Da qui la richiesta di bando da parte del Parlamento nepalese. E da qui i problemi fa Nepal e India.

Questa eventuale scelta da parte nepalese di per sè è piuttosto gravida di problemi per Delhi. Il Nepal sta giocando una partita geopolitica complicata incastonato geograficamente come è fra India e Cina, fra Sikkim, lo stato inglobato dall’India con una forte pressione politica e militare, e il Tibet, Regione autonoma della Repubblica Popolare, che attraversa le note vicende. Una decisione nepalese di bando del reclutamento dei Gurkhas potrebbe incidere nel complesso triangolo geopolitico di Katmandu.

Ma c’è dell’altro che rende la ‘questione Gurkhas’ molto molto delicata per l’India: come abbiamo accennato prima, i Gurkhas sono presenti in Nepal ma anche nella stessa India, nello stato del West Bengala, dove sono particolarmente forti nella regione di Darjieeling. Da tempo, grazie alla mobilitazioni del Gurkha Janmukti Morcha, conducono una lotta significativa, una delle tantissime lotte sociali ed etniche che caratterizzano il panorama indiano moderno. GJM, governo statale del West Bengala e governo centrale di Delhi, lo scorso luglio, hanno siglato un importante accordo tripartito che istituisce la Gorkhaland Territorial Administration, dotata di consistenti poteri di autogoverno. Le cose potrebbe quindi migliorare, in teoria, nel futuro, ma per adesso, i Gurkhas hanno condizioni sociali, sanitarie, materiali molto arretrate, povertà di infrastrutture estrema, deficit enorme di istruzione.

In questo contesto, le richieste di politiche di azione affermativa a favore dei Gurkhas, simili a quelle già in vigore ad esempio per i Dalit, si moltiplicano. È ovvio che la battaglia di Katmandu attorno al reclutamento dei Gurkhas da parte degli eserciti stranieri si connette con la vicenda dei Gurkhas e del loro autogoverno in West Bengala creando una vera e propria ‘questione Gurkhas’ indiana, una delle tante questioni sociali e politiche indiane strettamente interconnesse con aspetti delicati della politica estera regionale di Delhi. Vale per i Tamil dello Sri Lanka e per le vicende del Tamil Nadu. Vale per il Pakistan e la situazione del Kashmir e in genere con il terrorismo interno. Vale per i rapporti con la Birmania (e la situazione delle frontiere con la Cina) e la situazione del Nord est indiano. Ci sono tante questioni politiche, sociali, etniche dell’India moderna che si sommano ad altrettanti vicende delicatissime della geopolitica regionale indiana, in un enorme coacervo di contraddizioni! (Fonte: Atimes).

 

 

b.KARNATAKA, LA CRISI DEL BJP              Come avevamo annotato ieri, se il Congresso vive una stagione politica di crisi, anche la destra nazionalista indù, il Bjp tanto per capirci, non sta affatto bene. Come mostrano le vicende politiche di uno stato chiave, per la destra e per l’India, lo stato meridionale del Karnataka. Quello con capitale, la città dell’Information tecnology, Bangalore.

In Karnataka, il Bjp sta richiando seriamente addirrittura la spaccatura e ciò potrebbe avere effetti perniciosi (per la destra) a livello nazionale. Ma quello che sta accadendo in Karnataka nella destra, e ben guardare riguardano la destra stessa a livello centrale. Il Karnataka è uno stato chiave per la strategia politica del Bjp per la semplice ragione che è l’unico stato meridionale dell’India dove la destra governa: fino ad oggi, la destra aveva avuto un serio deficit politico nel Sud del subcontinente, Kerala, Tamul Nadu, Karnataka, Andrha Pradesh, con la conquista del potere a Bangalore avvenuta quattro anni or sono, poteva rivedere questa condizione. Oggi però il governo della destra sta rischiando seriamente la crisi.

Il leader storico del Bjp in Karnataka, Yeddyurappa, nei mesi scorsi era stato costretto alle dimissioni dall’incarico di chief minister dello stato per il suo coinvolgimento in alcuni scandali, in particolare per la sua stretta connessione con una potentissima lobby economica, la lobby mineraria dei Reddy (Nb. Si noterà come le questioni e gli interessi minerari sono sempre più centrali nel capitalismo, nella politica e nelle mobilitazioni sociali e civiche in India e ciò qualcosa vorrà dire…). BSY, questo è l’acronomico dell’ex chief minister, fu dunque costretto a lasciare l’incarico di chief minister dal suo stesso partito, il Bjp, ma lui non ha mai accettato questa decisione sotto la quale si nascondeva anche uno zampino potente nella galassia della destra indiana, lozampino dell’RSS, la potentissima Organizzazione dei velontari nazionale dalla cui educazione nascono quasi tutti i leaders e i quadri dello stesso Bjp.

BSY non era particolarmente ben visto dall’RSS per i suoi legami autonomi con pezzi del mondo economico, ‘non è un uomo idelogico’, questa è l’accusa vera nei suoi confronti da parte dell’RSS. E infatti l’attuale chief minister del Karnataka, S. Gowda, è uomo legato ai Volontari nazionale ed è personalmente noto come persona onesta, insomma un personaggio ben diverso dall’ex chief minister.

Come dicevamo BSY non sè dato per vinto dopo la sua defenestrazione e infatti nei giorni scorsi ha organizzato un gruppo parlamentare semiautonomo, con \circa 70 membri dell’Assemblea legislativa locale, appositamente riuniti in un hotel a Bangalore. Questa prova di forza politica nei confronti del suo partito, il Bjp, ovviamente fa rischiare al governo dello stato: se BSY andasse avanti con le sue iniziative, il governo infatti non avrebbe più la maggioranza parlamentare a Bangalore. Per evitare di ritorvarsi rapidamente senza un sostegno parlamentare, il Bjp sta ora cercando di trovare punti di contatto con uno dei partiti influenti in Karnataka, uno dei tanti partiti’ regionali’ ormai così potenti in India, lo Janata Secular Dal, espressione di una influente dinastia locale.

Ma al di là di come andrà a finire in Karnataka, una destra che riesce ad evitare le scissione di BSY, o una nuova coalizione di governo Bjp-Janata Secular oppure ancora la crisi del governo statale, al di là di come andrà a finire la partita politica locale, quello che sta emergendo sono le forti difficoltà della destra nazionalista indù che deve scegliere fra una agenda politica dominata dall’Hindutva, l’ideologia fondamentalista potenzialmente fanatica, caratteristica dell’RSS e una agenda di riforme economiche e di modernizzazione. Due agende diverse che l’RSS cerca disperatamente di tenere assieme, operazione quanto mai difficile. Come mostrano chiarissimamente i risultati negativi del partito nell’Uttar Pradesh. Che fare? L’RSS e il Bjp cercano di capirlo, e lo scontro in Karnataka fa parte di questa ricerca infinita nella destra indiana, una ricerca politica che data da anni e che finora non è riuscita a trovare il bandolo della matassa.  (Fonte: Tehelka).

 

 

2.India-Asia, La Missione

 

c.MONTI INIZIA A INCONTRARE I MISTER ASIA   Tutti i commentatori concordano, da Pechino o da Shanghai: il presidente del consiglio italiano gode di una ottima credibilità e ciò rafforza la posizione internazionale del nostro paese e per dirla onestamente fa bene all’intera Eurolandia. Alla fin fine, l’Italia, come abbiamo detto tante altre volte, l’Italia rappresenta il punto critico per Eurolandia e la sua crisi del debito sovrano. Dunque la massima attenzione per il nostro presidente del consiglio e quello che Monti dirà è assicurato: d’altra parte la platea asiatica del premier è composta uin larga parte da investitori e affini.

 

I cinesi, e i giapponesi, vogliono avere tutte le assicurazioni del caso circa la sostenibilità della situazione finanziaria europea. La cancelliera tedesca Angela Merkel, ovvero la leader di quella che a Pechino ritengono la potenza di riferimento di Eurolandia, aveva dato le sue assicurazioni politiche nel corso della sua recente, ed importante, missione in terra cinese, ma appunto gli asiatici volevano avere quelle assicurazioni anche per bocca del leader italiano. Ora hanno Monti.

 

Tutto bene dunque? Certamente le assicurazioni montiane sono importanti, per l’Italia e per l’Europa come abbiamo detto. Ma qui ci fermiamo: i cinesi sono molto interessati all’Europa, ai possibili investimenti in Europa, alle tecnologie della vecchia Europa, alle compagnie e alle piccole imprese made in Europe. Non per nulla i legami sinogermanici sono sempre più consistenti e non per nulla proprio ieri il primo ministro cinese e il primo ministro irlandese hanno siglato una vasta serie di accordi di cooperazione, l’Irlanda dovrebbe diventare un hub cinese verso l’Europa del nord, nelle intenzioni di Pechino.

 

Ma per l’Italia? Ci sono sicuramente investimenti cinesi in alcune imprese ed aziende italiane, importanti per brands e tecnologie. Queste occasioni di interazione economica italocinese erano già presenti e sicuramente verranno confermate e consolidate. Ma da qui a parlare di una entrata in grande stile del capitale cinese nel nostro paese ce ne corre.

 

Morale: i cinesi sono interessati alla stabilità dell’Italia, apprezzano moltissimo il nuovo presidente del consiglio, hanno un interesse per alcune imprese e brand italiani e sono molto attenti alla nostra situazione anche perchè l’Italia ha una particolarità che non sfugge minimamente a Pechino, Roma è sede anche della Santa Sede, istituzioni millenaria che interessa fortemente alla diplomazia cinese. Punto e basta, almeno per ora! (C.L, Da Nostre Conversazioni).

 

 

3.Il Grande Far East, Brevissime

 

d.BREVISSIME DALLA KOREA, BREVISSIME DAI BRICS               Infine dobbiamo registrare due notizie di questa mattina, importanti. La prima giunge da Washington ma riguarda il dossier nordcoreano: l’amministrazione Obama ha sospeso il pacchetto di aiuti alimentare concordato solamente un paio di settimane or sono a causa dell’annunciato lancio satelittare. Una risposta alla provocazione di Pyongyang che arriva subito dopo il vertice a Seul fra Barck Obama e hu Jintao.

La seconda notizia arriva da Delhi dove ha luogo il vertice BRICS, il summit dei capi di stato e di governo delle massime potenze emergenti del mondo, India, Cina, Brasile, Russia e Sudafrica. All’ordine del giorno del summit di Delhi, accordi a livello finanziario, bancario e monetario, in particolare come ‘ridurre’ il ruolo del dollaro. (Fonti: Bbc on line)

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