Tante notizie, dalla Cina alla Corea del sud

11 aprile 2012

Good Morning Asia

11 aprile 2012

 

Il Punto della Settimana

 

a.ESTASIA, UN’ALTRO VERTICE MULTILATERALE      La scorsa settimana si è tenuto un’altro vertice asiatico importante, quello Asean, l’Associazione dei paesi del sud est asiatico, al quale hanno partecipato, come è ormai la regole, leaders politici dell’intera Asia, ad iniziare dal Presidente cinese Hu Jintao.

Il vertice, che ques’anno si è tenuto nella capitale cambogiana, ha avuto molti temi in agenda, dalle elezioni in Birmania all’ennesima evoluzione della crisi nordcoreana con l’annuncio di un lancio satellitare da parte di Pyongyang. Oltre che ovviamente le issue della crisi economica e finanziaria.

Ma la questione interessante è data da un fatto che ha preceduto il vertice Asean, l’incontro fra il Presidente cinese e il primo ministro cambogiano. La Cambogia è uno strettissimo alleato della Repubblica Popolare nel sud est asiatico, con un forte interesse geopolitico antivietnamita. Alla fine di un fruttuosa, fruttuosa per la diplomazia cinese e la politica cambogiana ovviamente, visita, Hu Jintao e il premier della Cambogia hanno sottoscritto un documento congiunto nel quale hanno riaffermato, ovviamente, la cooperazione politica ed economica bilaterale, e hanno poi annunciato che i due paesi ritengono le controversie marittime nel Mar cinese meridionale affrontabili in sede di negoziati con un ruolo dell’Asean. ‘L’Asean è la chiave per la soluzione di quelle controversie’, hanno poi riportato i giornali cinesi ufficiali. Una mossa di parte cinese per cercare di incardinare positivamente, dal punto di vista cinese ovviamente, le potenziali crisi nel Mar cinese meridionale.

Da mesi ormai queste crisi sono diventate nuovamente oggetti pericolossimi della politica asiatica. Gli Stati Uniti sono rientrati potentemente in Asia orientale anche grazie alle polemiche attorno alla sovranità per gli arcipelaghi del Mar cinese meridionale: alcuni paesi della regione, il Vietnam e le Filippine in particolare, sono fortemente preoccupati per le iniziative cinesi nello spazio marittimo attorno a questi arcipelaghi, uno spazio marittimo chiave per il commercio mondiale e ricchi di risorse energetiche, gas naturale. Ora la Cina evidentemente cerca di riprendere il filo di un discorso geopolitico assieme ai paesi della regione, e usa l’Asean per farlo.

b.IL 2012 POLITICO DI CINA E INDIA      Anche questa settimana ci sono notizie sia dalla Cina che dall’India. In Cina, il primo ministro cinese Wen Jiabao ha rilanciato sulla riforma del sistema bancario di stato. ‘C’è un consenso delle leadership cinese verso una rottura del monopolio delle banche di stato’, ha scritto un giornale ufficiale di Pechino. E’ dunque iniziata una partita particolarmente delicata nel processo di riforma, la riforma del sistema bancario per aprirlo ai capitali privati e al mercato competitivo. Solamente in tal modo il sistema finanziario cinese potrà fornire capitali anche alle imprese private, che, pur essendo state il motore chiave della poderosa crescita cinese, sono rimaste subalterne in termini di accesso al sistema del credito.

Il primo ministro ora ha lanciato la campagna per la riforma. Sembra essere, questo, il segnale evidente della vittoria politica della coalizione proriforme nel Politburo del Partito dopo il duro scontro attorno alla defenestrazione del potente segretario del Partito di Chingqing, Bo Xilai. Con quella caduta ratificata dal massimo organismo del Partito, il Comitato Permanente del Politburo, potrebbero essere cambiati profondamente gli equilibri del potere nella massima leadership. E quello che non si poteva fare prima, ora forse ha aperta la strada. Vedremo nelle prossime settimane l’evoluzione della politica della seconda massima potenza mondiale.

Per ora passiamo all’altro gigante dell’Asia emergente: anche l’India infatti sta vivendo una interessante stagione politica. Delhi in questa settimana è stat ulteriormente scossa dall’evoluzione della grave crisi politica fra il governo centrale e i vertici dell’esercito. La crisi infatti è continuata: come si ricorderà, la crisi è stata innescata da alcune lettere piuttosto polemiche verso il governo da parte del capo di stato maggiore dell’esercito indiano, lettere relative ad alcune forniture militari ed ad alcune disfunzioni dell’apparato militare indiano. Ma tutto in realtà ha avuto inizio per il No del ministro della difesa indiano Antony alla proroga nell’incarico dell’attuale capo di stato maggiore dell’esercito.

Il clima politico a Delhi è talmente surriscaldato che nei giorni scorsi alcune notizie incontrollate di stampa hanno riferito di movimenti sospetti di alcuni reparti militari alla periferia della capitale Delhi, reparti che poi sarebbe ritornati nei loro acquartieramenti tradizionali, ma il fatto stesso che ci siano questi voci nella capitale indiana, è segno di una forte tensione politica nei massimi vertici del potere. E infatti mai precedentemente, secondo gli osservatori, si era mai registrato un tale confronto polemico fra il ministro della difesa e i vertici dell’esercito.

1.Libri Interessanti: Il 2012 di India e Cina

 

c.SULLE CONTRADDIZIONI DI INDIA E CINA, DUE LIBRI INTERESSANTI DA LEGGERE…..

 

India e Cina sono caratterizzate da passaggi, economici, sociali e politici molto importanti: per entrambe questo 2012 sarà un anno alquanto interessante. Spesso da queste Note cerchiamo di dar conto, superficialmente, delle vicende politiche di Pechino e di Delhi. La Cina sta affrontando il periodo precedente il Congresso del Partito e, come abbiamjo visto poco fa, lo scontro all’interno dei vertici politici è stato molto duro e per ora il confronto è stato vinto dalla coalizione proriforme. L’India invece ha appena superato le elezioni di metà mandato, le consultazioni in alcuni stati importanti come l’Uttar Pradesh: e queste elezioni hanno visto la dura sconfitta politica del partito del Congresso e uno stop significativo alle ipotesi politiche attorno all’erede delle Dinastia, Rauhl Gandhi.

 

In queste Note, dunque, cerchiamo spesso di dar conto delle vicende politiche cinesi e indiane, ma ovviamente vicino a quelle vicende politiche, ci sono sempre le contraddizioni sociali. E qui vogliamo appunto mettere l’accento su alcune di queste contraddizioni, su alcuni di questi conflitti. Lo vogliamo fare proponendovi la lettura di due libri pubblicati recentemente in Italia.

 

Il primo riguarda una questione decisamente centrale nell’India del miracolo economico, l’insorgenza maoista che abbiamo iniziato a conoscere anche in Italia con le vicenda dei due concittadini rapiti in Orissa, e i movimenti e le lotte delle popolazioni tribali che caratterizzano i territori di stati come l’Orissa. Parliamo del reportage su un suo viaggio nella giungla fra Orissa, Chhaatisgarth, Andrha Pradesh, in compagnia dei ‘compagni’ maoisti di Arundhati Roy, una delle più importanti e brillanti intellettuali indiane. Grande scrittrice, intellettuale impegnata di orientamento radical, Roy ci parla, in questo reportage originariamente pubblicato sul magazine liberale indiano Outlook (nel nostro blog www.buongiornoindia.com, abbiamo linkato il reportage di Roy su www.outlookindia.com), dei diversi aspetti attorno all’insorgenza maoisti. Lo fa partendo dei gramdi progetto di sfruttamento delle immense risorse minerarie dell’Orissa e dintorni da parte delle grandi compagnie indiane ed internazionali. I progetti che stanno mettendo seriamente in pericolo la stessa soppravivenza delle popolazioni tribali indiani, quasi 100 milioni di uomini e donne che abitato le regioni nelle cui viscere sono nascoste queste ricchezze minerarie che le compagnie ora vogliono tutte per loro. Le lotte di queste popolazioni nascono qui, ma gli interessi in gioco, come scrive Roy, sono immensi e la battaglia è impari. I maoisti si sono inseriti in queste contraddizioni, com le loro contraddizioni, mentre il potere indiano, ad esempio il ministro dell’interno, ha le sue brave connessioni con quegli interessi economici.

 

Insomma siamo di fronte ad un quadro importante e preoccupante dell’India da parte di una intellettuale radical senza peli sulla lingua, e dal quale emerge un punto critico chiave per il sistema politico indiano: la crescita economica richiede lo sfruttamento di ingenti risorse minerarie, le compagnie minerarie indiane strettamente collegate con le grandi Dinastie del capitale del subcontinente, preparano i relativi programmi di sfruttamento; le risorse minerarie ingenti sono però localizzate nel territorio delle popolazioni tribali che reagiscono, i maoisti entrano nel gioco contro il potere e a fianco dei tribali, governo centrale, governi statali e interessi economici si preparano alla guerra, la cosiddetta Operazione Caccia Verde, la crescita porta alla guerra nello stesso territorio nazionale. I fatti dell’Orissa ci portano dentro una delle grandi \contraddizioni del sistema politico ed economico dell’India ‘Splendente’ della grande crescita.

 

Non solo: il libro della grande scrittrice radical indiana ci porta dentro il funzionamento stesso e l’evoluzione possibile della democrazia indiana: l’Operazione Caccia Verde, come abbiamo detto, è una guerra interna sullo stesso territorio nazionale indiano che mette in pericolo, per usare un eufemismo, le popolazioni tribali. Ciò rischia di portare ad una nuovo Stato di Emergenza (l’India ha già conosciuto uno stato di Emergenza autoritario durante il governo della prima Indira Gandhi), che trasfigurerebbe la base stessa della democrazia indiana. Come si vede il problema è piuttosto rilevante, per chi vuole saperne di più, il Titolo del libro: ‘In marcia con i ribelli’, per le edizioni Guanda.

 

Il secondo libro, invece, riguarda la società cinese, una società troppo spesso descritta come subalterna al sistema del Partito Stato. Questo secondo libro, titolo, ‘Cina.net’ di Ivan Franceschini, per le edizioni Obarra, ci parla in quattro capitoli, di ‘popolo della rete’, di rapporto fra Stato e società civile, di diritti e lotte dei lavoratori, di fornaci e miniere. I temi sono tanti: quello che colpisce è appunto la presenza di una società civile sveglissima che costituisce una grande sfida per il Partito cinese. Riuscirà quel Partito a governare questa società: Franceschini, animatore del sito web www.cineserie.info ,non ha i consueti paraocchi ideologici che caratterizzano tante analisi sulla Cina di oggi, ne presenta alcune contraddizioni partendo da vicende concrete diffusen in particolare sul web. Il web rappresenta una forza potente che però è anche luogo del controllo politico da parte degli apparati di stato. Tante contraddizioni e tante sfide, dunque.

 

Ci sarebbe da parlare di tante cose citando il libro: qui vogliamo solamente ricordare le vicende relative alle fornaci clandestine di mattoni che in alcune provincie povere della Cina, lo Shanxi: numerosi ragazzi, spesso bambini, sono rapiti e poi sfruttati letteralmente come schiavi in queste fornaci con la complicità di autorità e popolazioni locali. Una serie impressionante di vicende che consente di fare luce su alcuni aspetti della società cinese e sul ‘sistema dei tiranni locali’ che governa di fatto alcune realtà di questo paese-continente. Ma le vicende citate e raccontate nel libro sono tantissime.

 

Una per tutte, che ci consente un lontano parallelismo con il reportage di Roy di cui abbiamo parlato prima, i fatti concernenti l’industria mineraria del carbone della Repubblica Popolare. L’impressionante crescita economica cinese, anche in questo caso, richiede altrettanto impressionanoti quantità di materie prime, energetiche in primo luogo. La Cina è ricchissima di carbone e quindi il carbone ha un posto di primissima fila nel fabbisogno energetico nazionale. Dapprima le autorità cinesi hanno consentito l’apertura di tantissime miniere di carbone, sotto il controllo di privati, spesso di piccole o medie dimensioni. Immediatamente dopo la prima fase, si è posto un delicatissimo problema dei diritti di proprietà di codeste miniere e le autorità centrali e provinciali hanno cercato di regolarizzare i diritti di proprietà, ma poi è scoppiata la questione dei ripetuti e gravissimi incidenti nelle miniere: migliaia di minatori ci hanno rimesso la pelle nelle miniere di carbone. Le autorità hanno deciso di re-intervenire, stavolta mettendo in piedi un nuovo processo di nazionalizzazione: le miniere sono state sottoposte ad un processo di fusione con l’argomentazione che società minerarie più grandi e pubbliche avrebbero garantito di più la sicurezza del lavoro. I dati, scrive Franceschini, purtroppo dicono una cosa ben diversa e oltretutto, con questo processo di nazionalizzazione, si sono messi in discussione i precedenti diritti di proprietà. Come si vede anche per l’industria mineraria del carbone cinese siamo di fronte ad un intreccio economico, politico e giuridico enorme, cuore anche in questo caso di una vera e propria grande contraddizione del sistema economico e politico cinese.

 

In conclusione. Fornaci clandestine, miniere di carbone, ma anche tantissime altre vicende che parlano di una società vivacissima, di un potere spesso colluso con interessi di tutti i tipi, e di conflitti profondi che il Partito per ora riesce a governare. Ma per quanto tempo riuscirà a farlo?

 

La crescita economica ha portato con sè da un lato un enorme crescita di interessi economici di tutte le specie e dall’altro lato un dinamismo eccezionale della società civile e del popolo del web; il Partito si trova nel mezzo di queste poderose correnti socioeconomiche; non aprirsi renderebbe il sistema politico totalmente prigioniero di interessi sociali ed economici controproducenti; è quindi necessario aprire il sistema politico proprio per governare i tanti fenomeni di abuso, di corruzione, di malversazione, di collusione che esistono nel sistema politico cinese. Ma aprire il sistema del Partito Stato non sarà una faccenda semplice. Anche in questo caso siamo nel mezzo delle possibili evoluzioni stavolta del Partito Stato cinese.

 

E a proposito, le riforme politiche sono, esattamente, guarda caso, il tema dello recente scontro nel Politburo del Partito cinese,in genere del confronto che si è scatenato dall’inizio del 2012 nel sistema politico cinese in particolare fra Wen Jiabao e la sua ‘ala liberale’ da una parte e Bo Xilai e i suoi protettori della ala ‘neomaoista’ dall’altra parte……. Buona lettura anche con Ivan Franceschini ‘Cina.net’, edizione OBarra! (C.L.).

2.China verso il Congresso del Partito

 

d.BO XILAI SOSPESO, LA MOGLIE SOTTO INCHIESTA       Si definisce il ‘futuro’ di Bo Xilai, l’ex astro nascente della politica cinese, il ‘princeling’ che sembrava destinato ad una fulminante carriera politica ai vertici del Politburo del Partito. Ieri sono giunte, in serata, due notizie che lo riguardano direttamente o indirettamente. La prima: l’ex segretario del Partito di Chongqing è stato sospeso anche dal Politburo del Partito. Recita l’agenzia di stampa ufficiale, che Bo Xilai è stato sospeso ‘in linea con la costituzione del Partito comunista cinese e le regole per le indagini dei dipartimenti di ispezione disciplinare del partito. La Commissione disciplinare, prosegue la nota dell’agenzia di stampa ufficiale, indagherà sull’ex segretario del Partito di Chongqing.

Non solo: la seconda notizia riguarda invece sua moglie. La polizia cinese infatti ha riaperto le indagini sulla morte di un cittadino britannico, Neil Heywood, in rapporti con la famiglia di Bo Xilai. Gu Kailai, la moglie dell’ex astro nascente, è stata ‘consegnata alle autorità giudiziarie perchè sospettata dell’omicidio’ di Heywood.

Insomma l’intera famiglia e la rete di collegamenti di Bo Xilai è ora sotto indagine da parte della Commissione disciplinare del Partito e delle autorità giudiziarie. (Fonti: Le agenzie di stampa internazionali).

 

 

e.BREVISSIMA, L’ATTIVISTA CONDANNATA        Un’altra notizia dalla Repubblica Popolare. In Cina, come peraltro in molti paesi asiatici, la questione della terra è sempre al centro dell’attenzione della pubblica opinione. E delle autorità, in un modo o nell’altro, con aperture politiche e con repressioni giudiziarie. Come nel caso della nota attivista ed avvocato Ni Yulan, condannata dopo un anno di detenzione, ad una pena di due anni ed otto mesi, ‘per aver colpito le proprietà pubbliche e private e aver organizzato disordini’, così recita la condanna dei giudici cinesi.

Amnesty International ha immediatamente richiesto la sua liberazione: Nu Yulan è stata condannata assieme al marito, la figlia ha dichiarato, ‘Questo è stato un processo legale decisamente abnorme’. (Fonte: Bbc online).

 

 

f.L’ANNO DEL DRAGONE: UN’ALTRA WUKAN E DINTORNI

 

Dopo la cattiva notizia, occupiamoci di un altro fatto, stavolta non negativo. Nella provincia del Guangdong, infatti, c’è un’altra Wukan. Si potrebbe dire che Wukan sta facendo scuola. Ma andiamo per ordine: a Wanfeng, questo è il nome di quest’altro villaggio, sempre a causa di espropri di terre contestati, gli abitanti sono scesi in piazza per protestare contro il locale Comitato di Villaggio. Anche stavolta, il Partito del Guangdong è intervenuto dimissionando i funzionari corrotti, sciogliendo il comitato di villaggio e indicendo elezioni per la scelta dei nuovi componenti del Comitato stesso. Insomma seguendo le modalità di Wukan. Il fatto nuovo in questa vicenda riguarda gli interessi economici che erano, stavolta, interessati all’acquisizione dei diritti sulle terre espropriate dai funzionari corrotti: si trattava di gruppi affaristici legati alle Triadi, ovvero all’economia criminale locale. Si potrebbe dire che le autorità di villaggio di Wanfeng sono state destitutite ‘per mafia’. Dunque Wukan ha fatto scuola: d’altra parte il segretario del Partito del Guangdong, in unan conferenza stampa al margine dei lavori recenti del Congresso nazionale del popolo, aveva parlato di Wukan come di un modello da applicare anche in altri contesti della Cina. E così sta accadendo proprio nella sua provincia, il Guangdong.

 

Tanto che si potrebbe dire che ilo Guangdong è diventato il laboratorio politico del nuovo stadio della Riforma cinese. Wen Jiabao, il primo ministro, in sede di Congresso nazionale del popolo, ha rilanciato il tema della riforma, economica e politica, esattamente in concomitanza con la defenestrazione di Bo Xilai. Questo nuovo processo di riforma cinese ha due luoghi chiave, che in qualche modo stanno facendo da laboratori. La riforma politica ha il Guangdong, come laboratorio politico, quel Guangdong che dovrebbe esprimiere uno dei novi membri del prossimo Comitato Permanente del Politburo e che, a suo tempo, storicamente, è stato il luogo del famoso ‘tour del sud’ di Deng . La riforma economica ha come suo laboratorio un’altro luogo emblematico, Wenzhou, il centro dell’omonimo modello, il modello di uno sviluppo fondato sulle imprese private e familiari.

 

Wenzhou è stata colpita per prima dalla crisi finanziaria ed imprenditoriale: le imprese private di Wenzhou, per effetto combinato delle misure antiinflattive delle autorità monetarie e della ‘preferenza’ per le aziende di stato da parte delle banche cinesi, si sono ritrovate senza capitali finanziarie e senza credito. E la struttura produttiva del distretto è andata in tilt; successivamente altre realtà della Cina si sono trovare a fare i conti con la stessa crisi finanziaria e imprenditoriale. Le autorità cinesi ovviamente stanno cercando di rispondere alla crisi: hanno preso vari provvedimenti congiunturali per far riprendere l’economia. Ora hanno deciso di avviare anche una riforma strutturale, un progetto di riforma finanziario pilota. Hanno deciso di legalizzare e legittimare pienamente il sistema della finanza informale di Wenzhou. Le  imprese private di Wenzhou, alle prese con la crisi finanziaria e in assenza di una azione decisa del sistema bancario, sono ricorse massicciamente alle reti finanziarie informali, fino ad ora illegali e spesso oltre il limite dell’usura. Ora questa finanza informale di Wenzhou è stata legalizzata e regolamenta.

 

Come abbiamo detto, questa riforma finanziaria di Wenzhou è un esperimento pilota, e come sempre accade nell’approccio della riforma cinese, se funzionerà verrà esteso ad altre realtà economiche della Repubblica Popolare.Wenzhou dunque come laboratorio della riforma economica. La riforma di Wenzhou e il laboratorio del Guangdong ci dicono che le dichiarazioni e gli annunci del primo ministro Wenm Jiabao sono qualcosa di più di semplici dichiarazioni ed annunci: sono piuttosto parti di una complessa operazione politica. Ad esempio pochissimi giorni or sono, il premier aveva parlato della necessità di ‘rompere’ il monopolio statale del sistema bancario. Il sistema bancario di stato rappresenta un pilastro importantissimo del potere del Partito Stato in Cina: il primo ministro probabilmente intende favorire un cambiamento del sistema bancario di stato. Ed intende favorire anche un allargamento del sistema finanziario privato. Che è esattamente quello che dovrebbe produrre la riforma di Wenzhou.

 

Che cosa accadrà infatti qualora la riforma di Wenzhou venissime davvero estesa all’intero paese, se in tutta la Cina venissero legalizzate le reti e le strutture della finanza informale? Si potrebbe dire, con qualche ottimismo, che prenderà forma pure in Cina un robusto capitalismo finanziario privato con tutte le conseguenze del caso. Ovviamente è altamente probabile che il sistema bancario di stato rimarrà in piedi (con regole diverse; d’altra parte siamo proprio sicuri che un sistema bancario parzialmente di stato non sia utilissimo alla Cina e non solo alla Cina???), ma allo stesso tempo avremo in Cina la crescita, sospettiamo impetuosa, di un sistema finanzario privato. Un robusto sistema privato che, anche al fianco delle banche di stato, cambierebbe non poco il modello di sviluppo economico e gli equilibri del sistema politico cinese.

 

Ci sono osservatori molto attenti che interpretano le dichiarazioni e gli annunci del primo ministro come una testimonianza alla fine della sua carriera politica, Wen Jiabao infatti è nella fase finale del suo mandato politico, e ben difficilmente potrà davvero attuare un qualsivoglia programma politico come primo ministro. Però, a voler essere ottimisti, quelle dichiarazioni e quegli annunci del primo ministro possono essere considerati come elementi importanti di un disegno politico  piuttosto vasto e che ricomprende diversi settori del Partito e della leadership come ha mostrato lo scontro al Comitato Permanente del Politburo del Partito sul caso della destituzione di Bo Xilai. Forse proprio quella destituzione ha cambiato in modo significativo l’equilibrio del potere a Pechino. l’equilibrio che bloccava innovazioni più radicali, forse, è stato alterato dall’esito di quel confronto. D’altra parte il disegno di Wen e degli altri dirigenti ‘riformatori’ della leadership  sta già iniziando a cambiare la Cina, pur tra mille contraddizioni come stiamo segnalando anche in queste Note: mettiamo le cose in fila. Wenzhou è già un laboratorio di riforma economica del sistema finanziario, il Guangdong (teniamo sempre a mente il segretario del Partito di questa provincia tra le più sviluppate della Cina costiera) è già un laboratorio di riforma politica ed amministrativa. Questi sono, appunto, dati di fatto ed attenzione stiamo parlando di distretti importanti come mezza Italia e di provincie grandi come la Francia. Anche la storia recente della Repubblica Popolare ci può venire in aiuto per capire quello che sta accadendo a Pechino: In Cina i grandi processi di riforma dell’era denghista sono sempre iniziati con esperimenti e laboratori ‘locali’, e d’altra parte l’immensità geografica e demografica della Cina consente ampiamente questo approccio ‘graduale’, ‘Non importa di che colore sia il gatto purchè mangi il topo’…….

 

Morale: quelle dichiarazioni di Wen sembrano parte di un disegno riformatore. Naturalmente è tutto da dimostrare che questo disegno politico sia davvero valido per le gigantesche sfide che deve affrontare la Cina e la leadership cinese (in una prossima Nota darento conto di altre analisi interessanti al riguardo!!!!), ma questo come si suol dire è un’altro discorso. (C.L., Dalle Nostre Conversazioni).

 

3.BuonGiorno SouthKorea

 

g.OGGI ELEZIONI A SEUL        Oggi è tempo di elezioni in Corea del sud, vibrante economia e vivace democrazia dell’Asia orientale di cultura confuciana. I cittadini sudcoreani, oggi, vanno a scegliere nell’urna i 300 membri del Parlamento nazionale. Le previsioni indicano una possibile sconfitta del partito conservatore, che ora si chiama Saenury Party, prima sio chiamava Grande Partito Nazionale. I conservatori hanno deciso il cambiamento di nome per via della pessima popolarità dell’attuale presidente della Repubblica, loro leader nazionale.

Al blocco conservatore si oppone da sempre, da quando la Corea del sud è diventata una democrazia pluripartitica, il campo progressista, ora dominato dal DUP, Democratic United Party. Anche in questo caso i cittadini sudcoreani si trovano di fronte ad una formazioni dalla nuova denominazione ma dall’antico sapore, il sapore del Democratic Party dell’ex Presidente Roh Moo-hyun quando si è fuso con i movimenti espressione della società civile in particolare del movimento sindacale.

Due partiti dunque dal nome nuovo e dal contenuto tradizionale: due partiti che hanno entrambi i loro problemi di fronte alla pubblica opinione della Corea del sud. I conservatori devonio vedersela con le tensioni di una società fortemente innovativa ma profondamente scontenta, nonostante il considerevole tasso di crescita del Pil, il 3,5 per cento su base annua, (un tasso ragguardevole per una economia avanzata come quella di Seul), a causa dei prezzi crescenti delle materie prime, dei beni alimentari, delle case e dell’educazione superiore. Tutti fattori sociali che stanno profondamente incidendo su questa campagna elettorale e che mettono in grosse difficoltà ovviamente lo schieramento conservatore.

Se i conservatori piangono, i progressisti hanno anche loro i loro bravi problemi: di almeno due tipi. Il primo, molto tipico delle formazioni progressiste in tutto il mondo, riguarda la frammentazione interna, l’eterno gioco della fazioni del campo progressista. Il secondo problema, anch’esso abbastanza diffuso nel mondo politico progressista in tutto il pianeta, concerne le alleanza politiche del Democratic United Party. Per raggruppare l’elettorato di sinistra e di centrosinistra, il DUP ha siglato un patto elettorale con un’altra formazione, decisamente di sinistra, lo United Progressive Party. Questa alleanza spinge però il DUP verso una agenda spesso contestativa di decisione assunte anche dall’ultima amministrazione progressista, come quella relativa alla definzione di un accordo di libero commercio fra la stessa Corea del sud e gli Stati Uniti. Ciò, ovviamente, non dà molta credibilità all’alternativa politica dei progressisti. E quindi se i conservatori stanno perdendo consensi e appoggi sociali, i progressisti potrebbero non raccogliere i frutti di questo scontento e di quel disagio sociale e politico. Vedremo oggi come sarà andata. Per ora dobbiamo solamente ricordare che queste elezioni parlamentari sono il primo passo verso le elezioni presidenziali per il rinnovo dell’inquilino della Casa Blu’, consultazioni che si terranno alla fine di quest’anno. Anno dunque delicatissimo per la politica sudcoreana. (Fonte: Asia Unbound).

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L’ASIA, IL CONTINENTE DEL FUTURO – UN SITO SULL’ASIA

L’Asia è il continente del futuro prossimo. Il Far East in particolare è il centro di questa Asia emergente. Questo sito si propone di diffondere la conoscenza attorno a questa Asia. Mediante Note e Conversazioni quotidiane o periodiche. Le Note sono i Buongiornoasia, le Conversazioni sono le interviste all’interno de ‘L’Ora di Chindia’ di Radioradicale.

Ma il sito propone anche un elenco immediatamente fruibile dei giornali e dei magazine made in Asia, dall’India alla Cina passando per Giappone, Corea, Taiwan, Sud est asiatico, un elenco dei think tank che ormai quotidianamente offrono studi, ricerche, paper, report sullo sviluppo asiatico e sulle sue implicazioni e conseguenze geopolitiche e strategiche, sulle crisi e sui dossier delicati del continente, dalla crisi afganopakistana alla sfida nucleare nordcoreana per arrivare a quel Laboratorio politicoeconomico che è diventato il Sud est asiatico.

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