Cina, finestra per le riforme?

30 aprile 2012

 

Good Morning Asia

30 aprile-1maggio 2012

 

Il Punto della Settimana

 

a.PECHINO, COOPERAZIONE CON EUROLANDIA, FRIZIONI CON MANILA                   Settimana intensa per la geopolitica della Repubblica Popolare. Dall’Europa all’Asia sudorientale, passando per la Russia. Il primo ministro cinese Wen Jiabao ha continuato la sua ennesima missione in Europa: prima ha toccato, lo ricorderete, la Germania. Wen Jiabao ha infatti incontrato il Cancelliere tedesco Angela Merkel, per il secondo summit del G2 Sinogermanico in appena due mesi. Pechino e Berlino proseguono nel loro processo di cooperazione politica ed economica.

Wen Jiabao ha poi toccato Islanda, Svezia ed ora anche la Polonia, dove, come vedremo fra poco, ha incontrato non solo il primo ministro polacco ma i capi di governo di tutti i paesi dell’Europa centrorientale, confermando  quindiil forte interesse strategico della Cina verso questi paesi considerati un potenziale hub di Pechino collocati nel mezzo fra l’Europa più progredita e l’ìmmensa sfera russa.

Negli stessi momenti dei vertici sinoeuropei di Wen Jiabao, si sono registrate le nuove frizioni fra Cina e Filippine per le controversie riguardanti i diritti di sovranità e di sfruttamento economici su alcune isole contese del Mar cinese meridionale.

Le tensioni marittime sinofilippine si sono intrecciate, da un lato, con le manovre navali congiunte americano-filippine nello stesso Mar cinese meridionale e, dall’altro lato, con le manovre navali combinate sinorusse nel Mar Giallo. Infine, mentre tra Europa e Asia sudorientale, c’è stato questo complesso gioco politico-diplomatico, alcuni alti dirigenti cinesi si sono recati in Thailandia per consolidare le relazioni fra Pechino e Bangkok.

  1. China verso il Congresso del Partito

 

b.LA CADUTA DI BO XILAI, UNA FINESTRA PER LE RIFORME

La crisi di Bo Xilai, l’ex potente segretario del Partito di Chongqing, la sua caduta politica, e la messa sotto inchiesta anche della moglie per il caso di omicidio di un uomo di affari inglese sospettato di essere agente dei Servizi britannici, ha creato un clima e una situazione politica nuova in Cina. E, secondo gli osseervatori, ha creato una vera e propria ‘finestra’ per le riforme, economiche e forse anche per le riforme politiche. La caduta politica di Bo Xilai ha infatti contribuito seriamente a indebolire l’ala conservatrice neomaista del Partito, che in questi anni aveva di fatto bloccato un nuovo processo riformatore in Cina. Capofila di questo processo riformatore chiaramente è diventato l’attuale primo ministro Wen Jiabao. Wen Jiabao a dir la verità da tempo, da almeno due anni, spiegava in giro per tutto il paese, circa la necessità delle riforme economiche e politiche per far progredire ulteriormente la Repubblica Popolare il cui sviluppo è giunto ad un momento molto delicato. I suoi interventi proriformatori, spesso e volentieri, erano stati addirittura censurati dalla stampa ufficiale di Pechino. Ciò era a conferma dell’enorme potere di cui disponeva l’ala conservatrice del Partito.

Ma ora la lotta contro Bo Xilai e lo scontro al vertice della leadership cinese con la battaglia e la votazione al Comitato Permanente del Politburo del Partito, con l’isolamento dell’ala conservatrice, ha cambiato, almeno parzialmente, i termini dell’equazione del potere a Pechino. Di ciò ormai si sono accorti non solo gli osservatori che dalla Cina seguono la politica e l’economia cinese, ma anche alcuni osservatori internazionali molto prudenti quanto alla Cina.

D’altra parte, ci spiegano, i fatti parlano: in pochi giorni, le autorità di Pechino, dove aver varato la riforma finanziaria pilota di Wenzhou, hanno deciso di allargare molto significativamente il ruolo del capitale estero nei mercati azionari cinesi; hanno cambiato le regole di Borsa sulle offerte di acquisto, aprendo il mercato ad altri attori che non siano i ‘soliti noti’ del potente capitale di stato cinese; hanno ampliato la banda di oscillazione dello yuan rispetto alle altre valute internazionali.

Altri provvedimenti potrebbero presto essere presi in campo economico: i tassi di interesse bancari potrebbe essere resi più flessibili; potrebbero essere ampliati i flussi di investimenti cinese all’estero; e in particolare, potrebber essere ulteriormente allargata la riforma di Wenzhou. ‘Invece di scalare la montagna del capitale di stato, i riformatori hanno deciso – ci spiega l’osservatore attento alle faccende cinese – di aggirare la montagna’. Risultato? La riforma economica, e ripetiamo anche quella politica, è partita ancora una volta, confermando che la Cina, nonostante un sistema politico non pluripartitico, dà sempre qualche sorpresa.

Morale: in Cina si è aperta una ‘finestra’ di 12 mesi, fino alla prossima sessione annuale di lavoro del Congresso nazionale del popolo, per incardinare efficacemente il nuovo processo riformatore. Ovviamente ciò non significa affatto che i problemi della Cina siano avviati a sicura soluzione: i problemi e le sfide sono tante, le forze conservatrici sono potenti, e le contraddizioni specialmente a livello politico sono davvero tante. Un piccolo esempio di queste contraddizioni proprio dalla attualità di queste ore? Come finirà e che cosa vuol dire la recentissima vicenda dell’avvocato noto per le sue battaglie per i diritti civili a Pechino, messo agli arresti domiciliari che è riuscito a ‘sfuggire’ alla sorveglianza delle forze di sicurezza cinesi? E’ l’ennesimo caso di contraddizione fra processo di riforma e tentativi di controllo da parte delle autorità cinesi o che altro? E come influirà questa vicenda negli equilibri del potere a Pechino? (Fonte: Le Nostre Conversazioni Cinesi).

 

 

c.L’ANNO DEL DRAGONE: L’ORA DELL’AVVOCATO

 

Chen Guangcheng in fuga, probabimente in una sede diplomatica degli Stati Uniti. Un’altro caso scottante si insinua fra Washington e Pechino, stavolta alla vigilia di un meeting importante come il nuovo round del Colloqui del Dialogo economico e strategico sinoamericano, con Timothy Geither, segretario al tesoro, e Hillary Clinton, segretario di stato, in procinto di arrivare nella capitale cinese. Cosa accadrà in questi colloqui?

 

Ed ancora, che cosa accadrà nel percorso, delicato, della leadership cinese verso il prossimo Congresso del Partito? E’ una questione complessa. Lo stesso New York Times, in un lungo pezzo di analisi dedicato alla vicenda dell’avvocato difensore dei diritti civili in Cina, cerca di capire proprio questo aspetto politicamente rilevante, ovvero che cosa accadrà negli assetti del potere a Pechino. Scrive l’autorevole giornale liberal americano, citando alcuni diplomatici, che questi fatti potrebbero rafforzare la posizione dei critici di Wen Jiabao nello scontro politico di queste settimane. Alla fin fine, potrebbe argomentare il capo della Sicurezza Pubblica, tutore politico del defenestrato Bo Xilai, parlare di riforme apre la via a situazioni di questo genere.

 

Le cose stanno davvero così? Alcuni osservatori fanno notare, sinteticamente, che alla fin fine, le argomentazioni e le lezioni da trarre da questa vicenda potrebbero essere diversa: si potrebbe infatti argomentare che proprio il deficit di riforme politiche apre la strada a queste situazioni di debolezza per la Cina (ricordate il discorso di Wen Jiabao alla conclusione del Congresso nazionale del popolo di quest’anno, sulla necessità di riforme politiche proprio per evitare il caos?) e d’altro canto, qualcuno potrebbe osservare che se c’è un organismo dello Stato cinese che non ha perfettamente funzionato quello è esattamente il ministero guidato dal patrono politico del defenestrato Bo Xilai. Insomma le lezioni del caso possono essere contradditorie almeno in superficie.

 

Se andiamo un po’ in profondità, però, emergono alcuni dati: uno, l’accelerazione del processo di riforma, invocato e prodotto in primissimo luogo da Wen Jiabao ma ovviamente adottato con il sostegno dell’attuale Presidente della Repubblica e del prossimo Presidente della Repubblica, ha innescato un processo politico tumultuoso, come peraltro è ovvio in un paese enorme come la Cina. Da qui al Congresso del Partito in autunno, è plausibile che ci potrebbero essere molti altri fatti politicamente sensibili da annotare e da ricordare; due, la Cina, senza istituzioni giuridiche e politiche che siano in grado di trasmettere domande e disagi sociali, è anchilosata a livello interno e a livello internazionale, quindi le riforme anche le riforme politiche sono indispensabili; tre, d’altra parte la società cinese è immensa e la leadership riformatrice deve tener conto di tutte le tendenze che vi nascono, la crisi attorno a Bo Xilai ha infatti mostrato come esista tuttora una ala conservatrice neomaoista importante nel sistema politico cinese.

 

Morale: la coalizione proriforme, per far andare davvero avanti il processo di riforma, dovrà di governare efficacemente le contraddizioni del paese e quindi anche di assorbire le spinte conservatrici in un equilibrio innovativo valido. È questa la scommessa politica dei riformatori.

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Infine, un dato di cronaca: tre membri del Politburo ristretto del Partito sono in missione estera, il fatto che non siano rientrari rapidamente, ricordate quello che fece Hu Jintao al vertice G20 dell’Aquila, mostra che la leadership cinese ritiene questa vicenda non particolarmente grave. Per ora! (C.L.).

 

 

2.EuroChina

 

d.IL PREMIER CINESE VA AL LAGER, I PREMIER ESTEUROPEI VANNO DA WEN          Il primo ministro cinese Wen Jiabao, ha concluso la sua nuova missione europea a Varsavia, capitale della Polonia, una Polonia in pieno risveglio economico. E l’ha conclusa con una visita significativa, al campo di sterminio. Una visita significativa dal punto di vista diplomatico, perchè rende omaggio al genocidio prepretato dai nazisti contro ebrei, gay, zingari e dissidenti politici e quindi è un riconoscimento delle atroci sofferenze partite nell’Europa ‘moderna e cristiana’ dal popolo ebraico; una visita interessante dal punto di vista ideologico.

Ma questa visita al campo di sterminio non è stata certamente l’unica iniziativa polacca del primo ministro cinese. Wen Jiabao a Varsavia, ovviamente, ha riconfermato e consolidato i già intensi rapporti di cooperazione con la Polonia e poi, cosa piuttosto importante, ha incontrato praticamente tutti i capi di governo dei paesi dell’Europa centrorientale, che sono andati, quasi come fossero in processione, dal leader del governo della seconda potenza economica mondiale. A Varsavia infatti si è tenuto nei giorni della missione di Wen, il secondo Forum della cooperazione China-East Europe, il primo si era tenuto a Budapest, capitale dell’Ungheria, e lì il primo ministro cinese con una intervento programmatico aveva fissato i concetti alla base della strategia di Pechino nella regione.

Ora il secondo Forum ha ribadito ed ampliato i termini concreti di questa presenza cinese nella regione. Il semplice elenco dei meeting bilaterali del premier cinese con i leaders esteuropei è impressionante. Wen Jiabao ha parlato con il primo ministro romeno di investimenti cinesi, di agricoltura, turismo, cultura; con il premier della Repubblica Ceca, di presenza delle compagnie cinese nel paese; con il primo ministro del Montenegro, di investimenti e di penetrazione cinese nei porti e strade del piccolo paese della ex- Yugoslavia; di porti e infrastrutture ha parlato anche con il primo ministro di un altro paese della ex Yugoslavia, la Croazia; di cooperazione economica ha parlato con il primo ministro, controverso, dell’Ungheria; e di investimenti ha ripreso a parlare con il primo ministro slovacco; di trasporti e logistica ha parlato con i primi ministro di Lituania ed Estonia, entrambi paesi baltici; di Zone economiche con il premier macedone e di automobili, energia, turismo ed agricoltura, con il viceprimo ministro bulgaro. Romania, Repubblica Ceka, Montenegro, Croazia, Mecedonia, Ungheria, Albania, Bulgaria, Lituania ed Estonia e precedentemente ovviamente Polonia. (Fonte. Xinhua).

 

 

3.Germania e Dintorni. La Nota

 

e.LE ULTIME NOTIZIE DAL ‘MELTDOWN POLITICO’ EUROPEO PROSSIMO VENTURO

 

Il Maggio Europeo. Il prossimo mese di maggio ci sarà un vero ‘meltdown politico’ nel vecchio continente:in pochissime settimane si concentrano il secondo turno delle presidenziali in Francia, le elezioni parlamentari in Grecia, le elezioni per i Landtag in due importanti Land della Repubblica Federale, tra cui la NordRenania Westfalia, cuore industriale della Germania. Un trittico politicoelettorale che cambierà, in un modo o nell’altro Eurolandia. Un vero ‘meltdown politico’ europeo, dunque.

 

D’altra parte già il primo turno delle presidenziali di Francia, la crisi politica olandese e la crisi di Nokia in Finlandia, avevano messo in chiarissima luce i ‘prioblemi’ della linea della Germania conservatrice. E avevano messo in discussione gli equilibri della leadership continentale dell’asse Merkel-Bundesbank ovvero l’asse francotedesco lungo il sentiero Merkel-Sarkozy e il Club della Tripla A. La botta elettorale, da sinistra e da destra, contro Sarko’ e la crisi politica del governo di centrodestra olandese, avevano provocato un terremoto in entrambi questi rapporti chiave per quell’egemonia della Germania conservatrice..

 

Ma ora, a maggio, saremo di fronte ad un vero tsunami politico con movimenti neopopulistici di sinistra e di destra vincenti in tutta Europa: dal Fronte nazionale e dal Fronte della sinistra in Francia per arrivare alle formazioni antiEurolandia in Grecia, passando per il Partito socialista e il movimento populista antiislamico ed antiimmigrazione in Olanda, il cesto del neopopulismo europeo è davvero stracolmo.

 

Non è quindi strano che già fin d’ora, prima cioè del risultato del secondo turno delle elezioni per l’Eliseo in Francia e di quello delle altre consultazioni in giro per Eurolandia, le cancellerie europee e le istituzioni dell’Unione siano alla ricereca di un programma di rilancio dell’economia di Eurolandia, unico modo per uscire dalla grande recessione. Ovviamente la faccenda è tuttaltro che semplice: sarà infatti indispensabile, per motivi politici ma anche per ragioni di politica economica, tenere assieme le politiche di rilancio e di crescita di breve periodo con quelle di lungo periodo in primo luogo, e con le politiche di rigore e di risanamento finanziario, in secondo luogo.

 

Comunque, per ora dobbiamo registrare una serie di soluzioni piuttosto interessanti messe sul tavolo: dai bond europei per crescita e infrastrutture, (la versione di oggi della antica proposta Delors, non per niente rilanciata alla grande dal candidato socialista Francois Hollande già allievo proprio di Delors), alla nuova immissione di liquidità, per 500 miliardi almeno di euro, da parte della BCE nel sistema bancario continentale, stavolta però con il vincolo del credito alle imprese (le banche beneficiarie della nuova immissione di liquidità di Francoforte dovrebbero girare queste risorse sul sistema imprenditoriale, questa è la cosa di cui si sta discutendo), non dimenticandosi degli ingenti Fondi europei per la coesione e le regioni, (il cui bilancio è ora in discussione a Bruxelles, per i prossimi anni), e che potrebbe essere massicciamente usato come pacchetto antirecessione. Sono proposte e idee sul tavolo per coniungare politica di rigore con politiche di rilancio di breve periodo. Riusciranno? Come diceva il grande economista, ‘sul lungo periodo siamo tutti morti’, ma non sarà tardi per agire?

 

Al di là comunque delle discussioni accademiche di analisi economica una cosa è evidente se si prendono gli occhiali della politica internazionale del mondo del 21° secolo: l’intero ‘sistema geopolitico’ dell’Occidente nordatlantico è appeso alla soluzione della crisi finanziaria ed ora economico-politica di Eurolandia: se i movimenti neopopulistici continuassero a trovare il carburante nella crisi economica, in un modo o nell’altro rischierà seriamente di ‘saltare’ la moneta europea così come la conosciamo.

 

Potremo ritrovarci con una Eurolandia dalla moneta debole e una Germania dal marco forte, fieramente separate in casa. Ma in tal caso, non salterebbe semplicemente l’Unione monetaria europea (ce ne potremo anche fare una ragione,) ma salterebbe per aria l’intero assetto geopolitico dell’Occidente nordaltlantico, con tanti saluti in primo luogo alla Nato! Una Germania in un modo o nell’altro fuori dalla moneta europea, sarebbe una Germania alleata dei BRICS, fuori ormai dal contesto nordatlantico: ricordate il voto tedesco sulla crisi libica in Consiglio di sicurezza del Palazzo di vetro, potrebbe essere il momento fondativo della nuova epoca?

 

Morale: per ragioni economiche, per motivi di sostegno alla debole ripresa economica, gli Stati Uniti attendono le prossime decisioni di Eurolandia in genere e di Berlino in particolare, con preoccupazione e timore, e in Asia, invece, ci guardano \con stupore e con meraviglia, per la capacità tutta ideologica occidentale di fare guai in primo luogo a noi stessi. Ma forse dietro quelle ragioni economiche, dietro i timori per la debole ripresa economica alle prese con la recessione europea, ci sono anche questioni e visioni geopolitiche molto importanti! (C.L.)

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