Ancora attorno al ‘Nuovo ordine’ dell’EastAsia

31 maggio 2012

 

Good Morning Asia

31 maggio-1 giugno 2012

 

1.EastAsia: Un ‘Nuovo Ordine?’

 

a.ANALISI ASIATICA SULL’INTESA A TRE      Partiamo dai colloqui per l’area di libero commercio Cina-Giappone-Corea del sud. I colloqui inizieranno preso per quello che potrebbe prstissimo diventare, qualora effettivamente varata, lo spazio economico più importante, centrale del mondo. ‘Con la crisi dell’Eurozona, e con i mercati ovunque in disperata necessità di dinamismo – scrive un analista cinese – una interazione in aumento fra le tre economie dell’EastAsia avrebbe un effetto molto positivo per l’economia globale’.  Ovviamente.

Le tre potenze assieme al 2010, rapprsentavano il 19,6 per cento del Pil mondiale e il 17,5 per cento dell’interscambio commerciale. La semplice implementazione di un accordo regionale trilaterale di libero commercio incrementerebbe il Pil del Giappone dello 0,3 per cento, incrementerebbe il Pil della Cina dello 0,4 per cento e increementerebbe quello della Corea del sud addirittura del 2,8 per cento. I calcoli degli specialisti del settore privato nipponico danno valutazioni ancora più ottimistiche: secondo queste analisi il FTA Eastasiatico avrebbe un effetto migliore e più ampio rispetto a TPP, l’accordo Transpacifico sponsorizzato dall’amministrazione Obama con alcuni, importanti paesi dell’Asia Pacific, Giappone compreso.

Ovviamente i tre paesi hanno e mantengono interessi diversi rispetto a questo e agli altri accordi regionali di libero scambio: la Corea del sud ad esempio avrebbe un interesse economico più consistente ad un semplice accordo bilaterale Pechino-Seul. Di fronte ad un eventuale accordo Cina-Corea del sud e all’accordo raggiunto Corea del sud-Usa, il Giappone ha toccato con mano il rischio di un isolamento da questi processi di integrazione economica. Le imprese nipponiche sono fortemente interessante, ovviamente, ai mercati e alle enormi potenzialità di Cina e Corea. Da qui l’accelerazione politica del governo di Y. Noda verso i negoziati per un accordo trilaterale.

Ovviamente la Cina ha un consistente interesse, economico e strategico, verso una area di integrazione economica regionale del genere. Da qui l’annuncio dell’inizio dei negoziati veri e propri. Negoziati e attetudine positiva che però non fanno dimenticare le contraddizioni politiche, rilevantissime, che persistono fra le tre capitali.

Ad esempio fra Cina e Corea del sud: Seul e l’attuale amministrazione conservatrice attualmente al potere a Seul vorrebbero una posizione cinese più dura contro la Corea del nord e vedrebbero con favore un fronte trilaterale Cina-Giappone-Corea del sud al riguardo. Ma Pechino, anche nel documento congiunto finale del vertice trilaterale la questione nucleare nordcoreano non è trattato come voleva Seul. Nonostante ciò e in attesa per una maggiore concertazione trilaterale, Corea del sud e Cina hanno deciso di cooperare nel delicatissimo settore dell’intelligence.

Quanto poi ai rapporti Cina-Giappone, la situazione è sempre costellata da tensioni, ad esempio come quelle relative alle isole contese tanto per non andare troppo lontano. Basta pensare che proprio in occasione del recente vertice trilaterale, quello dell’annuncio dell’inizio del negoziati dei quali abbiamo or ora parlato, il Presidente cinese Hu Jintao non ha incontrato il primo ministro giapponese Y. Noda per via della riunione che proprio in quei giorni si teneva a Tokio del Congresso mondiale iuguro.

Insomma le contraddizioni e le rivalità sono tante ma anche gli interessi convergenti sono tanti e potenti. Specialmente uno: Tokio, Pechino, Seul hanno un forte interesse convergente ad affrontare in modo comune le onde anomale della Grande crisi che continuano imperterrite ad arrivare nell’Oriente asiatico, dall’’Occidente’, Stati Uniti o Eurolandia. (Fonte: Atimes).

 

 

2.La Grande Crisi. Il Punto

 

b.EUROLANDIA ED EASTASIA, DUE SPAZI GEO-ECONOMICI A CONFRONTO, (PIU’ CHIOSA AMERICANA)

 

Ora cerchiamo di capire l’evoluzione degli spazi geo-economici regionali di Eurolandia e dell’EastAsia. Un confronto fra questi spazi geo-economici, il loro sviluppo e la loro dinamica può dare elementi molto interessanti, e molto importanti per la semplice ragione che l’organizzazione di questi spazi regionali, di quella che qualche economista seguace di David Ricardo chiamerebbe la divisione interegionale del lavoro, costituisce un elemento chiave per gli assetti strategici regionali e globali e per lo stesso sviluppo economico di quelle regioni. Cerchiamo di chiarire alcune faccende.

 

In Europa, c’è una potenza naturale di riferimento, la Germania riunificata, in EastAsia c’è un’altra potenza naturale di riferimento, la Repubblica Popolare. Ma le cose non sono sempre state in questo modo: in Europa, la posizione della Germania è diventata così importante solamente con la riunificazione tedesca, prima la divisione del paese rendeva impossibile questo ruolo per Berlino, la capitale della Repubblica Federale d’altra parte era Bonn. Ad Oriente, invece, c’era un’altra potenza di riferimento, il Giappone.

Dopo la fine della Guerra fredda, il crollo del blocco sovietico, la Germania si è riunificata. Con la riunificazione tedesca, nacque e prese forma anche Eurolandia, l’Unione monetaria europea, con tanto di moneta unica. La nascita di uno spazio economico e monetario così integrato ha dato alla Germania riunificata, gradualmente ma sistemicamente, una posizione centrale dominante nel nuovo sistema europeo. D’altra parte la sua potenza economica, finanziaria e tecnologica era sempre più evidente: la sua capacità di organizzare la divisione regionale del lavoro e l’organizzazione delle imprese, ha fatto il resto. La Germania ha così messo in piedi un apparato produttivo importantissimo che esportava moltissimo anche nei paesi periferici di Eurolandia, i quali a loro volta, indebitandosi, sono diventati grandi mercati di sbocco per le produzioni germaniche. Da un lato c’era la Germania in surplus dall’altro lato la periferia di Eurolandia in deficit che comprava le merci made in Germany. Questo divenne uno spazio economico integrato con una forte tendenza all’integrazione politica, ovviamente.

 

Nello stesso periodo, dall’altra parte dell’Euroasia, il Giappone invece non era riuscito a creare un tale spazio economico: Tokio rimane in forte e srutturale surplus ma avendo una sua moneta, lo yen, dovette sopportarne la rivalutazione. Le sue esportazioni andavano verso gli Stati Uniti piuttosto che verso l’Asia orientale e d’altro canto la crescita delle tigri e tigrotti regionali portò alla crescita impetuosa del rivale storico di sempre, la Cina. Mentre in Europa, i processi economici rafforzavano la posizione della Germania, in Asia orientale i processi economici iniziarono sempre di più a rafforzare l’antagonista storico del Giappone, la Cina. Risultato, il Giappone non riuscì a costruire uno spazio integrato con una sua posizione centrale. La crisi finanziaria del 1997-98 dette il colpo definitivo alla posizione giapponese. Mentre Tokio non divenne il punto di riferimento per i paesi della regione e la sua proposta di Fondo monetaria asiatico fu stroncata senza appello dagli Usa, la Cina con la non svalutazione dello yuan, conquistò di peso una posizione potenzialmente centrale. La partita regionale fu persa dal Giappone e nel 2010 con il sorpasso economico della Cina nei confronti del Giappone, la posizione centrale di Pechino è diventata definitiva.

 

Dunque, fino alla crisi finanziaria di Eurolandia di questi mesi, mentre in Europa c’era uno spazio integrato con la Germania come potenza centrale, in EastAsia il Giappone aveva fallito e sta pagando questo suo fallimento con la lunga deflazione e i decenni perduti. Ora la situazione sta radicalmente cambiando e purtroppo a sfavore dell’Europa e dell’’Occidente’ tutto.

 

Infatti, grazie alle politiche deflazionistiche della destra conservatrice non illuminata tedesca, sorrette intellettualmente dagli ideologi del deflazionismo liberistico o affine da anni Trenta, la Germania rischia drammaticamente e pericolosamente di perdere la sua posizione centrale in Eurolandia. Come abbiamo visto prima, la Germania era il paese in surplus, mentre una larga periferia di Eurolandia era in una condizione di deficit di partite commerciali e in crisi di competitività. Era ovviamente indispensabile, di fronte alla sfida della competizione globale, cambiare gioco. Ma la logica economica avrebbe consigliato un forte trasferimento di risorse dalla Germania alla periferia, stavolta non per far crescere a debito i consumi di quei paesi, ma al contrario per migliorare con i conti ordinati, la loro competitività e la loro domanda interna di investimenti.

 

Invece che sta combinando La Germania conservatrice non illuminata dei nostri giorni, sorretta dagli ideologi del deflazionismo da anni Trenta? La destra conservatrice poco illuminata preferisce creare, consolidare e ampliare senza freni il differenziale di spread, con lo scopo di attrarre immensi capitali verso sè stessa a tassi zero, a costo di far letteralmente saltare i conti dei paesi della periferia di Eurolandia.

 

Piccola parentesi chiarificatrice: le richieste tedesche per scelte di rigore nei conti erano giustissime. Quello che non aveva e non ha alcuna logica economica, era che quella politica di rigore fosse totalmente sganciata da qualsiasi politica della domanda. In tal modo, purtroppo, il rigore è diventata deflazione con tutte le conseguenze del caso. I paesi della periferia di Eurolandia, uno dopo l’altro, in tal modo, stanno così entrando drammaticamente in crisi, le tendenze antitedesche purtroppo sono aumentate pericolosamente, le loro economie si sono drasticamente indebolite e i loro bilanci pubblici non si sono per nulla risanati.

 

Facciamo, un’altra piccola parentesi. Il caso della Spagna, infatti, da questo punto di vista è decisamente emblematico: Madrid  nei mesi scorsi era portato ad esempio dagli ideologi del deflazionismo anni Trenta per la sua politica economica e le sue revisioni costituzionali; e infatti la Spagna ha condotto esattamente le politiche antiwelfare propugnate dalla Germania non illuminata e dagli ideologi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, l’economia è un depressione, la disuccupazione è letteralmente alle stelle e il sistema bancario è prossimo al collasso, c’è quindi ben poco da aggiungere!! E d’altra parte chi, poteva ritenere onestamente che, tagliando la spesa sociale e per l’istruzione, si poteva far crescere Pil e quindi il denominatore del tasso di indebitamento? Ma chi, onestamente, poteva pensare che accoppiando una politica di bilancio di pareggio alla follia di una politica monetaria estremamente restrittiva, paesi già sotto recessione potessero crescere o potessero mettere in ordine i propri conti pubblici?

 

Il risultato geopolitico a livello di spazio regionale di questo approccio ideologico deflazionistico, a parte l’enorme afflusso di capitale verso Berlino, è sotto gli occhi di tutti. La Germania rischia di perdere seriamente i suoi mercati di sbocco nella periferia di Eurolandia, il suo sistema bancario è sovra-esposto verso il resto d’Europa (che accadrà al sistema bancario germanico se la Francia esce dallo spazio economico integrato?), tutta la costruzione europea ormai è appesa a un filo. La Germania conservatrice e non illuminata di oggigiorno, per dirla in altre parole, (Joscha Fischer, autorevole uomo di stato, leader storico dei Grunen, esponente di un’altra Germania, quella liberale-progressista, è stato chiarissimo in merito), sta perdendo per la terza volta sè stessa e l’Europa: sta distruggendo quello che la Germania conservatrice ma illuminata di Kohl aveva pazientemente costruito, ovvero le fondamenta di un grande Spazio europeo a leadership tedesca.

 

Che cosa sta invece accadendo dall’altra parte dell’Euroasia? Beh, lì la Cina sta adottando una posizione da potenza di riferimento, certo con contraddizioni e spesso con assertività molto opinabili, ma lo sta facendo con approcci interessanti ovviamente di carattere pragmatico. Dapprima ha varato ed ora sta implementando il CAFTA, China Asean Free Trade Area, con i paesi del sud est asiatico, ovvero una area di libero scambio per due miliardi circa di uomini e donne. Ha poi concluso un importantissimo accordo di integrazione economico con Taiwan, l’ECFA, dove pagando un costo commerciale ha però aperto il suo mercato ai cugini di Taipei con effetti politici ed anche finanziari decisivi. Da anni assieme al Giappone rafforza il nocciolo di un futuro Fondo monetario locale, l’Iniziativa di Chiang Mai, ovvero di una istituzione che presto potremo vedere a fianco del Fondo monetario internazionale nella governance del mondo prossimo venturo. Ed ora punta alla costituzione del FTA dell’EastAsia, un’altra area di integrazione economica che cambierebbe il mondo. Morale. Nonostante conflitti e rivalità politiche enormi, il processo di integrazione regionale con la Cina al centro sta andando avanti.

 

Se la Cina rivaluterà la sua moneta, e se accrescerà il suo potenzialmente poderoso mercato interno, il Nuovo Spazio Estasiatico diventerà il nuovo centro di gravità del mondo intero. E questo mentre Eurolandia rischia di chiudere bottega. Attenzione: gli spazi economici corrispondono a sistemi geopolitici. La crisi di Eurolandia significa la fine del sistema geopolitico che amiamo chiamare ‘Occidente’, sarebbe il caso di evitare il disastro geopolitico?. La crescita di uno Spazio economico estasiatico, invece, potrebbe significare la nascita di un nuovo Ordine Geopolitico.

 

PS: Oggi abbiamo parlato degli Spazi economici di Eurolandia e EastAsia, ma le grandi potenze globali e le regioni chiave del mondo sono almeno tre, ci sono anche Stati Uniti e Nordamerica. Gli Usa hanno cercato di organizzare uno Spazio economico integrato, oltre a guidare con il loro dollaro il sistema internazionale: hanno creato il NAFTA, (Area di libero scambio nordamericana), in Nordamerica, hanno cercato senza successo di portare avanti l’Area Emisferica americana (nell’Emisfero occidentale), stanno provando a mettere assieme il TPP, la Partnership Transpacifica, con alcuni importanti paesi dell’Asia Pacifico. Ma al di là dei tentativi falliti e di quelli in corso, il NAFTA è alfine diventato una importante realtà geo-economica. Con qualche ‘contraddizione’, chiamiamola così: se Eurolandia deve vedersela con una gravissima crisi finanziaria ed economica, infatti, il Nordamerica deve vedersela con la drammatica crisi sociale, politica, di sicurezza nazionale e internazionale del Messico: una guerra con 40mila vittime negli ultimi anni, una faccenda più grave dell’Afganistan nel cuore stesso dello Spazio nordamericano, mentre la vicinissima America centrale (quella che potremo definire la Sponda sud del Nordamerica…) rappresenta una delle regioni del pianeta più pericolose per l’incolumità personale e di cittadini e visitatori.. (C.L.)

 

 

3.La Nuova Via della Seta

 

c.IL DRAGONE IN MEDIO ORIENTE, L’AMICIZIA SINOARABA                   In Tunisia, sulle sponde sud del Mediterraneo, in uno dei paesi simbolo della Primavera araba, inizia oggi il quinto meeting del Forum di Cooperazione Cina-Paesi arabi. È facile immaginare che i temi in agenda in discussione fra i rappresentanti della Repubblica Popolare e quelli dei diversi governio arabi, saranno tanti e molteplici, dal dossier della crisi siriana, fino alla situazione del mercato energetico mondiale, passando per i rischi di un conflitto militare fra Israele e Iran. Tanti e difficilissimi sono quindi gli argomenti, come peraltro in parte si comprende da un pezzo di commento preventivo della stampa cinese. ‘Approfondire la cooperazione strategica, promuovere lo sviluppo comune’. Il principale strumento della cooperazione sinoaraba deve essere, nell’ottica di Pechino, l’incremento ulteriore ed esponenziale dell’ìnterscambio. Dovrà raggiungere, nelle intenzioni cinesi, a qualcosa come 300 miliardi di dollari, attualmente esso è a quota 195 miliardi e rotti. Un’altro grande strumento della cooperazione sinoaraba dovrebbero essere gli scambi culturali e ‘people-to-people’, come amano definirli a Pechino.

Ma tutto ciò ovviamente non può occultare nè le immani sfide del sistema economico ed energetico globale nè le crisi mediorientali ad iniziare dai processi delle primavere arabe. Sicurezza energetica, sicurezza alimentare, sfida del cambiamento climatico, sono tutte issue importanti secondo Pechino. Con una chiosa interessante, ‘Noi rispettiamo – scrive l’analista cinese in un pezzo della stampa ufficiale di Pechino – le aspirazioni del popolo arabo per il cambiamento e lo sviluppo’.

E infatti, passando ad un altro commento made in China, sempre di carattere ufficiale, Pechino ha trovato una ‘Terza Via’ sulla crisi siriana, come emerge da un lato negli ultimi atteggiamenti cinesi in Consiglio di sicurezza, molto meno schierati di quelli russi a fianco del regime di Damasco; e come è confermato anche da un altro commento. Da cui si apprende come Pechino sia pressochè equidistante dal regime e dall’opposizione, si continua a richiamare al Piano Annan, come unica finestra di opportunità di pace per la Siria, non appare per niente convinta di favorire l’esilio del leader siriano, Bashir el Assad. Per ora. (Fonti People’s Daily, Xinhua).

 

 

4.Germania e Dintorni.Le Note del Giorno

 

d.’L’ITALIA SPIEGATA AGLI ASIATICI’: BEPPE GRILLO DOPO L’ULTIMO IPSOS

 

L’ultimo sondaggio di Ipsos è chiarissimo: Cinque Stelle è vicinissimo al 20 per cento, 19,7 per cento per la precisione, nelle intenzioni di voto degli italiani. È, in codeste intenzioni, la seconda forza politica del paese, subito dopo il Partito democratico, e ben prima del Pdl. Un dato figlio diretto ovviamente della situazione di gravissima crisi e di enorme incertezza di cui l’Italia è parte assieme ad una larga parte d’Europa (come abbiamo visto nelle righe sopra). Ma è un dato credibile?

 

Come è possibile che un movimento che solamente un mese or sono prendeva il quattro o cinque per cento delle intenzioni di voto sia ora sbalzato vicino a quota venti? Come è possibile, ma i numeri saranno giusti? Premesso che Ipsos di Nando Paglioncelli è un istituto di ricerche molto serio, questi andamenti delle intenzioni di voto sono plausibilissimi: in primo luogo è assai probabile che, nelle rilevazioni di un mese or sono, il dato di Cinque Stelle fosse sottovalutato in quanto costituiva allora un fenonemo emergente e occultato anche dagli stessi elettori del campione; in secondo luogo, è evidente che dopo il risultato delle elezioni amministrative, c’è stato un forte spostamento di elettori dall’area degli indecisi e degli astensionisti all’area dei possibili elettori del movimento di Beppe Grillo.

 

Insomma, morale, quel dato vicinissimo al 20 per cento può essere plausibilissimo. Quel dato la dice lunga sulla crisi sociale ed economica di questo paese, una crisi sociale ed economica che si sta sovrapponendo drammaticamente al crollo del sistema politico dei partiti tradizionali. Che cosa accadrà fra qualche settimana quando la crisi si avviterà ulteriormente? Già questa semplice domanda faceva prevedere scenari non sereni. Ma ora è arrivato anche il drammatico terremoto emiliano.

 

Il terremoto è andato a incidere su uno dei tessuti produttivi più interessanti del nostro paese e sulla faglia politica nella quale sta accumulandosi proprio il fenomeno Cinque Stelle. Parma, Comacchio circondano geograficamente il territorio devastato dal terremoto. Che cosa accadrà se governo e maggioranza non riusciranno rapidamente, molto rapidamente a trovare le risorse e le capacità adeguate per ricostruire città, paesi e distretti produttivi, biomedicale, meccanica, agroalimentare di qualità?

 

La faccenda, sospettiamo, è serissima: per trovare le risorse sufficienti bisogna derogare dal pareggio di bilancio, parliamo di una decina almeno di miliardi di euro. In teoria ovviamente si potrebbe, ma quale governo tecnico ha oggi la forza politica per ‘spiegare’ una scelta del genere a Berlino e a Francoforte? Ma allora, se non si troveranno le risorse, il terremoto diventerà un passaggio fondamenale della crisi del sistema politico reale italiano.

 

Sarà appena il caso di ricordare come terribili terremoti siano diventati passaggi delicatissimi per il sistema politico giapponese, tanto per rimanere in Asia orientale. La tragedia emiliana potrebbe diventare un altro di quei passaggi politici delicatissimi, stavolta in Italia. A quel punto, chi si può meravigliare di un Movimento di Beppe Grillo a percentuali a due cifre? Attenzione, perchè da qualche giorno non leggiamo più di scontri polemici Grillo-Di Pietro. Come è noto in casa Pd c’è molta idiosincrasia verso l’ex magistrato: che cosa accadrebbe se Grillo e Di Pietro trovassero una forma di convergenza con liste del Sud guidate da sindaci di importanti metropoli meridionali o cose affini o altre forma di convergenza? Attenzione, quindi: tragedia emiliana, convergenze dipietresche, crisi sociale drammatica, potrebbero fare la massa critica per un enorme movimento di opinione pubblica  antisistema! Altro che boom a quel punto! (C.L.)

 

 

e.’IMPRESSIONI PERSONALI’: MA L’EURO PUO’ SUPERARE LA PROVA?

 

Ieri vertice telefonico fra il Presidente degli Stati Uniti e i più importanti leaders europei, tema, ovviamente la drammatica fase della crisi di Eurolandia. Eurolandia ce la farà? Giriamo la domanda al nostro interlocutore, lui è sicuro e rassicurante, ‘L’euro ce la farà’, ci risponde immediatamente. Essendo un autorevole ex banchiere centrale, ex ministro e quant’altro, siamo tranquilli. Relativamente tranquilli, però. Le notizie continuiano ad essere non particolarmente rasserenanti: la Commissione europea, nei giorni immediatamente precedenti, aveva parlato di ‘rischi di disintegrazione finanziaria’ del sistema europeo, le aste di titoli del debito sovrano dei paesi deboli, Italia in testa, l’altro giorno non erano andate affatto bene, quanto poi al sistema bancario spagnolo, la crisi incombe e gli istituti di Madrid continuano a ballare sull’orlo dell’abisso.

 

L’appuntamento, ci ripete il nostro interlocutore, è per il vertice europeo di fine giugno: lì, in quella sede, dovranno essere annunciate e varate le decisive misure per la crescita. Da lì dovrebbe partire la ripresa prima politica e decisionale e poi economica e sociale. Dovremo essere rassicurati, alla fin fine, l’Europa è riuscita sempre, fino ad oggi, a superare tutte le prove sempre un secondo prima della catastrofe. Il fatto è che oggi siamo di fronte ad una situazione inedita, nel mezzo della più grave crisi recessiva dell’economia occidentale dalla fine della seconda guerra mondiale, meglio dalla Depressione degli anni Trenta.

 

E questo è il meno. Il fatto veramente molto preccupamte e che, oggi come negli annti Trenta volano, i falchetti della Depressione: costoro volano e consigliano ancora  ed ancora politiche deflazioniste (figlie della scuola di von Hayek o di altre scuole ‘ideologiche’), o ragionando addirittura come fossimo in pieno regime della parità aurea. Ci sono troppe persone che pensano alla Depressione come ‘all’igiene dell’economia’ e che quindi predicano o praticano politiche deflazionistiche. Queste politiche deflazionistiche ovviamente, (ma che cosa strana!!), producono recessione, la crisi diventa Depressione, depressione economica, depressione sociale, depressione morale. E’ questo fatto che provoca assenza di sicurezza e di tranquillità: individui e società, in crisi di reddito disponibile, si aspettano, grazie alle politiche e alle ideologie deflazionistiche che predicano o implementano tagli al welfare, ancora più recessione e quindi anticipano e con ciò aggravano la crisi. La recessione si estende ancora di più, guardate i dati dei prezzi, e la recessione già grave diventa vera e propria Depressione. È questo processo, la recessione avvitata dalle politiche depressive e dagli apprendisti stregoni del Deflazionismo, che induce come abbiamo detto crisi. E in questa situazione, c’è persino chi si preoccupa dell’inflazione!! Avete letto bene, c’è chi in piena recessione in procinto di diventare Depressione, si praeoccupa dell’inflazione. Se la cosa non fosse tragica ci sarebbe da ridere, ma purtroppo la situazione economica e sociale è quella che è. Possiamo, allora,  essere rassicurati?

 

Il Presidente socialista francese Hollande, la sinistra tedesca, le forze riformatrici a livello europeo, con i loro influenti alleati globali ad iniziare dall’amministrazione Obama e a finire con la leadership cinese (la Cina non a caso ha iniziato a vedere criticamente la situazione europea!), insomma la coalizione ‘procrescita’, riuscirà a far approvare un inizio di misure decenti nel vertice europeo?

 

Eurolandia riuscirà ad arrivare salva a quel vertice? Crisi di alcune banche spagnole, elezioni greche, recessione economica incombono.

 

Il problema, grazie a quelle ideologie deflazionsitiche e agli interessi di bottega di una certa destra conservatrice non illuminata di Berlino, si è talmente aggrovigliato che quello che poteva essere facilmente affrontato in poche settimane, ora è diventato un percorso accidentatissimo. Ed alla fine, dovremo scegliere, eurobond, (come gestione europea del debito sovrano), oppure ruolo fortissimo di ultima istanza della Banca centrale europea; oppure il Grande crack. Tutto ciò rende complessa e quanto mai incerta la situazione di Eurolandia!

 

Certamente, il peso dell’euro è tale che la ragione consiglia di ritenere certa la salvezza della moneta europea e l’approvazione di una seria agenda della crescita con politiche di rigore accompagnate da serie politiche della domanda al vertice di fine giugno. Ma chi dice che sia la ragione a dominare le scelte quando volano i falchetti dei peggiori fondamentalismi ideologici ? (C.L., Nostre Considerazioni del Tutto Personali).

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L’ASIA, IL CONTINENTE DEL FUTURO – UN SITO SULL’ASIA

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