Pechino-Tokio, nuove tensioni?
Good Morning Asia
12-13 luglio 2012
Ultimissima
a.INCONTRI SINOAMERICANI Il segretario di stato americano Hillary Clinton, reduce da una importante missione tra Mongolia, Vietnam, Laos e vertice Asean in Cambogia, ha alfine incontrato il vero destinatario di tutto questo lavoro politico-diplomatico americano, il ministro degli esteri della Repubblica Popolare, Yang Jiechi. Un incontro interessante avvenuto al margine del Vertice Asean, dopo entrambi, Usa e Cina, partecipano da ospiti importanti; un incontro importante anche perchè si è praticamente tenuto nelle stesse ore dell’arrivo nella capitale cinese, del comandante del Pacific Command delle forze armate Usa.
Doppio incontro sinoamericano, dunque, politico e militare. In agenda ci sono ovviamente i tanti temi delle relazioni sinoamericane, alla luce sia delle proposte di Codice di condotta per il Mar cinese meridionale all’esame dell’Asean e delle tensioni attorno a tre isolotti nel Mar cinese orientale fra Pechino e Tokio.
La Cina ha riconfermato di essere ‘interessata’ al documento dell’Asean, e d’altra parte, la stampa di Pechino ha annunciato soddisfatta le notizie per l’implementazione dei, tanti, accordi fra Cina e Asean stessa. ‘Pechino sta considerando il Codice Asean’, ha ripetuto il capo della diplomazia cinese. (Fonti: Bbc on line, Xinhua)
1.EastAsia: Il ‘Nuovo Ordine’?
b.LE ISOLE CONTESE E COMPRATE DEL MAR CINESE ORIENTALE: LA RISPOSTA DI PECHINO Il governo di Tokio aveva confermato stava esaminando l’ipotesi di comprare tre isolotti contesi nel Mar cinese orientale, fra Cina e Giappone. L’annuncio aveva immediatamente sollevate le ‘ire’ cinesi: le isole non sono ‘comprabili’, aveva affermato un portavoce ufficiale del governo di Pechino. E la stampa ufficiale di Pechino, come possiamo leggere molto succintamente nella prossima Nota, poche righe sotto, aveva subito attaccato il Sol levante.
Ora la Cina è passata dalle paole ai fatti: Pechino ha infatti annunciato, ieri mattina, che tre navi della Repubblica Popolare pattuglieranno le acque prospicienti le isole ‘contese e comprate’, ‘in accordo con le autorità cinesi preposte all’attività della pesca’, chiosano i portavoce della diplomazia cinese. Si tratta di ‘controlli di routine’, hanno ulteriormente chiarito al ministero degli esteri di Pechino ma a nessuno, proprio a nessuno è sfuggito il significato dell’annuncio.
E infatti il governo giapponese ha immediatamente protestato convocando l’ambasciatore della Cina a Tokio. Si va verso un aggravamento delle tensioni nel Mar cinese orientale? Forse si, ma forse no: vale la pena di osservare che, da un lato, la decisione cinese di spedire tre navi in pattugliamento, dà qualche soddisfazioni alle pulsioni nazionalistiche della propria opinione pubblica senza però, a meno che non ci siano ulteriori sviluppi pericolosi sul campo anzi sul mare, fare atti di provocazione; dall’altro lato, con la protesta diplomatica contro la Cina, dà soddisfazione anche all’opinione pubblica nipponica, anche in questo caso, salvo sviluppi ulteriori, senza in realtà fare danni.
D’altro canto vale la pena di annotare anche un altro fatto: al margine del recentissimo vertice Asean, si sono incontrati i ministri degli esteri di Cina e Giappone. Hanno ovviamente parlato delle controversie delle isole contese e forse comprate. È plausibile pensare che i due governi abbiano concordato in qualche modo un modo per la gestione della situazione? Forse si, forse no.
C’è comunque una serie di annunci e dichiarazioni a più largo raggio, dall’annuncio proveniente da Tokio, di un vertice il prossimo anno, fra Giappone e Asean per affrontare il tema della ‘sicurezza marittima’ nei mari prospicenti la Cina, fino alla questione del diritto di autodifesa collettivo che dovrebbe essere riconosciuto nell’ordinamento giapponese secondo il premier Y. Noda, che lasciano capire le intenzioni, magari anche solo elettoralistiche, del governo attualmente al potere a Tokio. I giapponesi intendono equilibrare la presenza e il ruolo crescente di Pechino in Asia orientale.
Come deve essere interpretato tutto ciò? Come nuovi tentativi di parte giapponese, anche per ragioni elettoralistiche, di ‘equilibrare’ la Cina, oppure come modalità di riassicurazione da parte giapponese nel quadro di una cooperazione economica necessariamente più stringente con Pechino nell’ambito della risposta dell’EastAsia alla gravissima crisi che proviene da Occidente? Vedremo prossimamente come leggere e come interpretare questi fatti e questi annunci, per ora vi lasciamo ad una fugace analisi di alcuni commenti giornalistici made in China e made in Japan! (Fonti: Bbc on line. Xinhua, People’s Daily, Japan Times).
c.LE ISOLE CONTESE E COMPRATE: UN PICCOLO CONFRONTO GIORNALISTICO Come abbiamo or ora appena visto, le tensioni fra Cina e Giappone stanno rischiando di aumentare grazie alla ormai nota controversia delle isole contese del Mar cinese orientale. Il goverrno nazionale di Tokio ha confermato che sta studiando la possibilità di comprare dai proprietari tre isolette dell’arcipelago. Alla base della decisione del governo Noda, ci sono in primissimo luogo gli interessi elettorali del partito al potere a Tokio la crescente debolezza del Partito democratico al potere, dopo la scissione della fazione Ozawa e gli scontri attorno alla riforma fiscale e la possibilità di elezioni anticipate in autunno, stanno mettendo sotto stress proprio la politica nipponica verso la Repubblica Popolare. Vedremo come risponderà realmente Pechino a tutto ciò. Per l’intanto diamo conto di quello che scrivono alcuni giornali cinesi e giapponesi, di diverso orientamento e di differente affiliazione, ma proprio per questo interessanti.
Iniziamo da Pechino. Nella capitale cinese sono in corso le grandi manovre politiche precongressuali: come abbiamo detto e scritto, la coalizione proriforme per ora ha vinto alcune partite importanti, ma ovviamente il percorso verso il Congresso del Partito è ancora lungo e una crisi con Tokio non potrebbe certamente essere gestita senza tenere conto di questi equilibri politici emergenti nella capitale cinese. E infatti che cosa scrive, un giornale cinese ritenuto rappresentativo delle sensibilità nazionaliste della leadership cinese? ‘L’ìssue Diaoyu necessita – scrive – di qualcosa in più della diplomazia’. La diplomazia non basta, dice il giornale ‘nazionalista’ cinese che poi continua, ‘noi non dobbiamo aver paura di reazioni di Tokio’, non dobbiamo aver paura, continua dunque, di un confronto anche strategico aperto con il Giappone. ‘Le relazioni sinogiapponesi sono importanti ma ciò non ci deve fermare’.
Andiamo sull’altro lato della sponda, il Giappone. Qui lasciamo perdere quelli di tono ultranazionalista, sono facilmente immaginabili, e guardiamo ad un giornale progressista. Che l’altro giorno, in un suo editoriale, chiedeva al governo Noda di cercare di spiegarsi con Pechino. Anche perchè la transizione politica in corso nella capitale cinese in attesa del Congresso di autunno del Partito, potrebbe spingere la Repubblica Popolare a prendere posizioni non morbide.
In tutto questo tintinnare di avvertimenti non proprio diplomatici, c’è un fatto interessante: oltre alla Cina, infatti, anche Taiwan ritiene che quelle isole non sono minimamente attribuibili storicamente alla sovranità nipponica. E il giornale cinese di cui abbiamo dato conto prima chiede anche a Taipei di unire la sua voce a quella di Pechino. in qui due giornali, il primo cinese e di sensibilità nazionalista, il secondo nipponico e di orientamento moderato e progressista. Interessanti no? (Fonti: Global Times; Asahi Shimbun).
d.BUONGIORNO SOUTHKOREA. IL RILANCIO DELL’ECONOMIA MADE IN SEUL Nei giorni scorsi, il governo di Seul ha deciso un pacchetto di rilancio della propria, peraltro robusta, economia, oggi la Banca centrale di Seul ha anche tagliato i tassi di interesse. Ricordiamo fugacemente che la Corea del sud rappresenta ormai una rilevante potenza capitalistica, con capacità finanziarie e tecnologiche di tutto rispetto e del tutto confrontabili con quelle del vicino e più grande Giappone. Questa Corea del sud rappresenta anche un importantissimo interlocutore politico ed economico per la Cina e da sempre è impegnata sul fronte, delicatissimo come potete capire, del dossier nucleare nordcoreano, i cugini tuttora dominati da una dinastia politica comunista ultranazionalista.
Come dicevamo, la Corea del sud ha una economia molto forte e robusta, nonostante ciò anche a Seul patiscono alcuni effetti della crisi economica e finanziaria made in West. Nel 2012, alla fine di quest’anno, tanto per dare un dato piuttosto indicativo, i sudcoreani si aspettano un tasso di crescita del loro Pil pari a 3,3 per cento. E sono preoccupati di ciò, loro i sudcoreani pensavano di poter raggiungere quota 3,5 solamente poche settimane or sono (beati loro, potremo chiosare noin poveri occidentali,ma andiamo avanti!), e quindi il governo, conservatore, al potere a Seul ha deciso il pacchetto di rilancio economico del quale abbiamo parlato all’inizioo.
Il pacchetto sudcoreano vale oltre 7 miliardi di dollari, 7 miliardi e 400 milioni per la precisione: e si compone di stimoli fiscali, misure per sostenere le piccole e le medie imprese, incentivi per la creazione di nuovi posti di lavoro, misure per la promozione del microcredito e il settore delle abitazioni. E intanto il partito al potere, che dispone sia della maggioranza parlamentare e che controlla la Casa Blu’, ovvero la Presidenza della Repubblica, si sta preparando alle elezioni presidenziali prossime venture: previste per l’autunno.
Per queste elezioni presidenziali, i sondaggi danno in netto vantaggio il probabile candidato del partito conservatore, Partito della Nuova Frontiera, Park Geun-hyde, figlia d’arte, figlia dell’ex Presidente, golpista e di destra, Park Chung-lee, autoritario ma anche il protagonista della prima parte del miracolo economico sudcoreano. La Parr sarebbe in vantaggio di ben 15,8 punti percentuali rispetto al probabile candidato dello schieramento avverso, il campo progressista, il Democratic United Party. In teoria i progressisti dovrebbero avere buobne chances per vincere, grazie alla domanda dei sudcoreani per un forte e decente welfare e per la tradizionale forza del campon progressista locale. In teoria, ma i progressisti sudcoreani sono divisi e non hanno, sembra di capire, personalità autorevoli in grado di mobilitare la pubblica opinione. Morale, la Park, conservatrice e figlia dell’ex dittatore, ha ottime prossibilità di diventare la prima Presidente donna della Corea del sud. (Fonte: Atimes).
e.’PROVE TECNICHE’ DI NUOVO ORDINE: LEZIONI (SUD)COREANE DI ECONOMIA PRAGMATICA
Forse da bravi allievi bisognosi di insegnamenti e di cure, dovremo iniziare a prendere qualche lezione in Oriente, quanto ad economia e politica economica. Non parliamo, ovviamente, di Cina o Vietnam, paesi retti da Partiti stato e caratterizzati da economie emergenti e dai bassi costi del lavoro; parliamo piuttosto di paesi avanzati o avanzatissimi, come Corea del sud, Taiwan, Giappone. Una qualche lezione, o meglio un qualche esame ed analisi seria, su quello che accade in codesti paesi e su quello che fanno o non fanno potrebbe essere di una qualce utilità.
Sta di fatto che Seul, ad esempio, ha deciso di varare un pacchetto di rilancio della propria peraltro robusta economia, usando strumenti e logiche tipicamente Keynesiane. Lo ha fatto ovviamente alla coreana.
E guarda un po’ il caso, lo ha deciso una amministrazione conservatrice, considerata molto orientata a favore dell’impresa privata e del mercato. E d’altra parte la stessa candidata del partito conservatore della Nuova Frontiera alla Casa Blu’ sudcoreana è ritenuta favorevole alle ragioni dell’impresa privata. Ma essere a favore del mercato a Seul non significa, ovviamente, dimenticare le grandi lezioni Keynesiane e alla fin fine della economia moderna: significa solamente applicarle alla coreana. Essere a favore della impresa privata non comporta l’adesione a ideologie fondamentaliste.
Ovviamente, anche a Seul hanno i loro problemi di disuguaglianza, di assenza di welfare, di commistioni fra amministrazioni e conglomerate economiche, lì si chiamano chaebol, ma lì a Seul, hanno anche una discreta dote di pragmatismo. Questa è, secondo noi, la lezione che qui in Occidente, di cui dovremo imparare, con intelligenza, a tenere conto. Alla fin fine, ormai il mondo non si ferma più alle colonne d’Ercole. Ma l’abbiamo davvero compreso? (C.L.).
