India,Congresso al contrattacco
Good Morning Asia
17 luglio 2012
1.L’India dopo Le Elezioni di Metà Mandato
1.IL CONGRESSO AL CONTRATTACCO Il partito del Congresso è riuscito ad uscire dall’angolo ed ora sta all’attacco. All’origine del contrattacco del partito di Sonia Gandhi c’è, ovviamente, la corsa alla Presidenza della Repubblica. Pranab Muckherije, ministro delle finanze del governo centrale di Manmohan Singh, è il candidato front-runner. Pranab a questo punto ha tutti i numeri per ascendere alla massima carica dello stato, una carica in larga parte cerimoniale (anche se comunque detiene alcuni importanti competenze), ma che potrebbe segnare un passaggio politico chiave verso le prossime elezioni nazionali del 2014.
A questo punto, con il sostegno di alcuni importanti partiti regionali, ad iniziare dal Samajwadi Party, il ‘Partito socialista’ dell’Uttar Pradesh, e dei principali partiti della Sinistra, Partito comunista marxista in testa, il ministro delle finanze è una ipotesi praticamente blindaa per il prossimo 19 luglio, quando i grandi elettori designeranno il nuovo Presidente della Repubblica. Il risultato dell’elezione sarà annunciato il successivo 22 luglio. Con Pranab blindato, il Congresso sta cercando l’ultimo sostegno, numericamente non necessario, di un alleato riottoso e poco leale del partito come il Trinamool Congress del West Bengala, ma appunto si tratta di una eventuale convergenza non indispensabile, nè numericamente nè alla fin fine politicamente.
Ora l’attenzione si sposta sulla designazione del prossimo Vicepresidente della Repubblica, una figura tuttaltro che secondaria: il Vicepresidente infatti presiede la Camera alta del Parlamento nazionale di Delhi. Il Congresso punta sulla riconferma dell’attuale Vicepresidente, Hamid Ansari, un intellettuale e diplomatico musulmano molto ben visto anche a sinistra: sarebbe un ulteriore tassello nella complessa e vasta operazione politica del partito di Sonia per ristrutturare il sistema politico indiano a suo favore. Ansari sarebbe un ulteriore ponte politico verso la Sinistra.
Il punto chiave della corsa alla Presidente e del contrattacco del partito del Congresso è costuito dal nuovo schema di alleanze che Sonia e il suo circolo politico ha cercato, con successo, di costruire in queste settimane: uno schema che ha il suo fondamento sulle relazioni del Congresso con alcuni potenti partiti del Nord dell’India: il Samajwadi party dell’Uttar Pradesh al quale abbiamo già accennato e persino lo Janata United Dal del Bihar, che esprime il chief minister del Bihar. Lo Janata United è un partito alleato dell’Alleanza democratica nazionale, NDA, guidato dal Bjp, la destra nazionalista indù, ma Nitish Kumar, chief minister del Bihar, è un acerrimo nemico di Narendra Modi, possibile candidato premier del Bjp. E tanto più Modi potrebbe diventare candidato premier per la destra, tanto più Nitish Kumar potrebbe cambiare alleati con il risultato di rafforzare ulteriormente proprio la strategia politica del Congresso.
Morale. Il Congresso è uscito dall’angolo nonostante le tensioni politiche, ha messo in difficoltà quell’alleato riottoso delal chief minister del West Bangala con la candidatura di Pranab, un politico bengalese sostenuto dalla Sinistra, l’area politica avversaria giurata del TMC, ha allargato i suoi potenziali alleati per la coalizione delle elezioni prossime venture. Il Bjp invece appare in difficoltà evidenti: le elezioni anticipate si allontanano, il suo alleato più importante dell’NDA, lo Janata United potrebbe abbandonarlo, e al suo interno, come nel caso dello stato del Karnataka, le divisioni e gli scontri abbondano.
Morale conclusiva: Sonia Gandhi e i vertici del Congresso hanno ripreso in mano la situazione dopo la sconfitta patita alle elezioni statali dell’Uttar Pradesh. Dopo quelle elezioni, lo stesso governo di Manmohan Singh era finito sotto attacco da parte di quell’alleato non particolarmente fedele del TMC del West Bengala, il Trinamool Congress. Ora però le cose sono cambiate come abbiamo visto: i vertici del partito di governo si preparano a lanciare un nuovo esponente politico, Antony, attuale titolare della difesa, ma la politica indiana è complicata e manca ancora tanto tempo alle elezioni nazionali prossime venture! (Fonti; The Hindu, Nostre Conversazioni a Delhi).
2.EastAsia: Un ‘Nuovo Ordine’?
b.L’AMBASCIATORE RIFERISCE L’ambasciatore del Giappone a Pechino è stato ‘richiamato per consultazioni’ nella capitale giapponese. È la formula di rito in diplomazia quando ci sono fortissime tensioni a livello appunto diplomatico con il paese in questione. L’ambasciatore è stato richiamato in patria a causa della controversie delle solite isole contese nel Mar cinese orientale, dopo l’annuncio che il governo Noda stava dibattendo attorno alla possibilità di acquisto da parte dello stesso governo nazionale della proprietà delle isole contese e la ritorsione cinese, con l’invio nelle acque contestate di tre navi della Marina militare per pattugliamento.
Il richiamo dell’alto diplomatico giapponese è durato un giorno, anche se alcune voci avevano parlato in quelle ore della possibilità della nomina da parte di Tokio di un nuovo funzionario nella capitale cinese. Una decisione di tal genere sarebbe stata un gesto ancora più forte anche perchè per un certo periodo la rappresentanza nipponica in Cina sarebbe potuto rimanere senza un funzionario di massimo livello a guidarla. La stampa cinese ha parlato della possibilità che il governo giapponese potesse designare un ‘giovane funzionario di ispirazione nazionalista’, scelte questa che non sarebbe stata minimamente gradita al governo cinese, rischiando quindi di aprire un contenzioso diplomatico alquanto forte. Per ora comunque sembra di capire che questa eventualità non sia prevista dal governo di Tokio, e almeno per ora la pubblica opinione cinese non sembra in fase di mobilitazione antigiapponese. (Fonte: China Daily).
3.Dossier NorthKorea
c.LA RIMOZIONE Ieri mattina, una notizia improvvisa da Pyongyang, capitale della miseteriosa Corea del nord: il capo delle forze armate nordcoreane, Ri Yong-ho, è stato, appunto improvvisamente, rimosso dal suo incarico. Come è stato improvvisamente rimosso anche dalle funzioni di vicepresidente della Commissione militare centrale. Una rimozione dunque in piena regola: ufficialmente ‘per motivi di salute’ ma non solo moltissimi gli osservatori che danno credito an questa motivazione ufficiale. A Seul, capitale della Corea del sud, il portavoce del Ministero dell’Unificazione sudcoreano, ha commentato, definendo ‘non usuale’ una tale decisione. E in effetti, qualcosa di rilevante potrebbe essere successo nel regime di Pyongyang, a pochi mesi, appena sei, dalla terza successione nella dinastia comunista regnante in Corea del nord.
Ma in quale direzione sta accadendo qualcosa di rilevante in Corea del nord? Qui le interpretazioni, almeno per ora, sembra proprio che siano le più varie: indebolimento della successione, o suo consolidamento, rafforzamento dei riformatori che punterebbero ad una apertura economica oppure nuovo rafforzamento delle fazioni più nazionaliste nel paranoico apparato militare nordcoreano. Ancora non sembra essere chiara la direzioni di marcia del regime nordcoreano. Una sola cosa appare per ora sicura: esercito, Commissione militare centrale, partito dei lavoratori, sono le tre istituzioni chiave che ‘affiancano’ la dinastia comunista al potere dei Kim: qualsiasi cambiamento che avvenga ai vertici di queste tre istituzioni ha una importanza rilevante e questa rimozione per ‘ragioni di salute’ è sicurissimamente un cambiamento significativo. (Fonti: Bbc online, Xinhua).
