Un po’ di chiarezza sulla politica interna di Cina e India!

31 luglio 2012

 

Good Morning Asia

30-31 luglio 2012

 

1.La Cina verso Il Congresso del Partito

 

a.’L’ANNO DEL DRAGONE’: ANNOTAZIONI ATTORNO AI NUOVI EQUILIBRI POLITICI E DI POTERE NELLA REPUBBLICA POPOLARE

 

Prima di qualsiasi considerazione, è bene fare il ‘punto’ su manovre e giochi di potere alla vigilia della massima assise del Partito al potere. La Cina infatti sta ormai velocemente andando verso il Congresso del Partito. Congresso che, come è ben noto, ratificherà l’ascesa al potere della cosiddetta Quinta generazione. Congresso che si terrà, giorno più giorno meno, alla fine di ottobre, almeno secondo e notizie provenienti da Pechino stessa.

 

Come dicevamo manovre e giochi di potere sono al centro di questa vigilia, e sono manovre e giochi di potere non facilmente interpretabili, ovviamente. Anche perchè la caduta precipitosa di Bo Xilai, astro nascente della leadership, segretario del Partito a Chongqing, esponente di punta dell’ala neomaoista del Partito stesso, ha lasciato molti punti ancora in sospeso. La caduta di Bo Xilai, uno dei dirigenti politici che avrebbe dovuto ascendere al vero cuore del sistema politico cinese, il Comitato Permanente del Politburo del Partito, ha di fatto riaperto numerosi giochi politici che sembrano ormai scontati. Non fosse per i posti di fatto lasciati liberi dalla caduta dello stesso Bo Xilai, e per gli strascichi della vicenda.

 

In questo scontro di potere e politico attorno a Bo Xilai, ci sono comunque vincitori e vinti, anche se le carte verranno scoperte veramente solamente al Congresso del Partito e dato che questo scontro, con relativi vincitori e sconfitti, è scoppiato nell’anno nel quale sono iniziati a venire al pettine alcune delle grandi contraddizioni del meccanismo e del modo di sviluppo dell’economia e della società cinese di questi anni, la cosa, come potete capire, assume una certa importanza.

 

Tutto, o moltissimo, fra vincitori e vinti, sarà messo in chiaro alla fine solamente dal Congresso del Partito, lo scontro su Bo Xilai ha reso meno facilmente leggibile l’andamento dei fatti precongressuali, ma alcuni dati sembrano comunque già emergere. Come cercheremo di esporre sempre precisando che si tratta di valutazioni compiute alla fin fine, a qualche kilometro di distanza e a qualche settimana dallo svolgimento del Congresso e che, quindi, devono essere con prudenza.

 

Il primo dato è strettamente di potere. Un vincitore sembra già emergere dalle lotte e dagli scontri: è l’attuale Presidente della Repubblica Popolare nonchè segretario generale del Partito, Hu Jintao. Hu Jintao viene dalla cosiddetta ‘corrente’ della Lega dei giovani comunisti. Ovviamente è bene stare attenti a usare concetti di altri sistemi politici, come appunto le ‘correnti’, per la realtà cinese, comunque esistono certamente nel Partito cinese almeno due ‘correnti’, o meglio due linee di azione complesse e variamente articolate e collegate fra di loro e all’interno del Partito stesso, la corrente appunto della Lega e la corrente dei princelings, con la derivazione del cosiddetto gruppo di Shanghai. Il Presidente Hu Jintao appartiene alla corrente della Lega e sembra emergere un notevole rafforzamento della sua posizione. Tanto che, non solo alcuni suoi protetti dovrebbero entrare nel Comitato Permanente del Politburo del Partito, ma che altri suoi protetti, in numero maggiore di quanto preventivato all’inizio della partita, dovrebbero entrare anche nella potente Commissione Militare centrale, l’altro organismo del vertice del sistema polititico cinese.

 

La fazione che probabilmente uscirà ridimensionata dal Congresso, salvo ovviamente sorprese e novità da tenere sempre bene presenti, è quella di Shanghai, ovvero quella legata all’ex Presidente Jiang Zemin. Queste ‘correnti’ sono una cosa un pochino complessa: tendenzialmente esse sono componenti con legami molto molto articolati, ma hanno anche linee politiche differenziate fra di loro. Ad esempio i seguaci di Shanghai tendevano ad essere favorevoli allo sviluppo economico in primo piano a tutti i costi, mentre la fazione della Lega tende ad essere più vicina ad impostazioni ‘sociali’ e in qualche modo redistributive. La fazione di Shanghai tende ad essere molto ‘elitistica’ e in tal modo viene spesso definita dagli analisti americani, la fazione della Lega tende ad essere definita dai medesimi analisti ‘populistica’. Dunque il primo dato sarebbe a questo punto costituito dall’accrescimento del potere dell’attuale Presidente Hu Jintao.

 

Qui è bene fare una osservazione di sistema politico: il sistema politico reale cinese presenta alcuni dati decisamente caratteristici che sono spesso non del tutto messi a fuoco. Uno di questi dati riguarda il ruolo degli ex presidenti ed ex primi ministri, insomma degli ex massimi dirigenti del paese. Costoro vanno sì in pensione ma non per questo non hanno più ruolo nel sistema politico cinese: tuttaltro, costoro mantengono e spesso accrescono la loro autorevolezza e il loro peso sostanziale dopo la formale uscita di scena. Si tratta di una caratteristica in buona parte messa in piedi da Deng. Deng non fu mai segretario del Partito o primo ministro nell’epoca del suo massimo potere, tanto che alcuni analisti amano parlare di ‘governo di fatto’ di Deng. D’altro canto furono proprio i Grandi Vecchi, gli ‘Immortali’ della Rivoluzione come venivano chiamati, a decidere la repressione della TienAnMen contro l’orientamento dello stesso segretario generale del Partito del tempo, Zhao Ziyang, che fu anche destituito e messo agli arresti domiciliari per questa sua posizione.

 

Con questo Congresso del Partito, e qui arriviamo al dunque, viene meno il peso dell’ex Presidente Jiang Zemin, mentre prende spazio l’asse Hu Jintao-Wen Jiabao. Si potrebbe dire che finisce il ciclo politico di Zemin iniziato proprio con la repressione della TienAnMen e la sua ascesa alla segreteria generale del Partito dopo Zhao: di fatto Zemin inizia ad uscire di scena ora, mentre nei massimi organismi conquistano posizioni i seguaci dell’asse Hu-Wen. Nel sistema politico cinese, insomma, oltre i livelli formali della leadership, si sommano le precedenti generazioni del potere che pur perdendo le posizioni formali, continuano ad avere come abbiamo accennato, forte autorevolezza e prestigio nel sistema stesso: ora Zemin perde quell’autorevolezza e quel prestigio mentre crescono gli altri.

 

Questa fine del ‘ciclo Zeminiano’ non c’è stato con l’ascesa al potere di Hu. Anzi qualcuno si ricorderà, se non andiamo errato, che l’ascesa al potere formale dell’attuale Presidente non fu in discesa: ci fu la resistenza proprio di Zemin a lasciare la presidenza della Commissione militare centrale, abbandono che avverrà qualche tempo dopo.

 

Morale: ora arriva veramente il cambio politico, e con l’ascesa della ‘Quinta generazione’, in effetti la generazione di Jiang Zemin inizia a lasciare veramente il campo. Probabilmente la caduta di Bo Xilai ha accelerato ed anche un po’ sparigliato questo processo ‘naturale’ del ciclo politico.

 

Questo consolidamento di alcuni settori del Partito, (detto per inciso se guardiamo alle persone e dai dati politici, ci accorgiamo che vanno via coloro che hanno preso in mano Partito e paese dopo la  repressione della TienAnMen, il che non ci pare una faccenda proprio secondaria!), è poi collegato al secondo dato politico su cui volevamo porre l’accento, l’affermazione di una linea politica riformatrice che propone un nuovo, maggiore ruolo per l’economia privata e le imprese private, piccole e medie per prime. Ma su questo secondo dato ritorneremo prestissimo su queste Note, per ora Grazie ed Arrivederci! (C.L., Dalle Nostre Conversazioni Cinesi).

 

 

2.L’India dopo L’Elezione Presidenziale

 

b.PRANAB PRESIDENTE, ANSARI VERSO LA RICONFERMA COME VICEPRESIDENTE     Alla fine Pranab Muckereji, ministro delle finanze e personaggio di lungo corso nella classe dirigente del Congresso, c’è l’ha fatta: è diventato il 13° Presidente della Repubblica indiana, con il 68 e passa per cento dei voti contro il poco più del 30 per cento del suo antagonista diretto, Sagma, candidato della destra nazionalista e di alcuni alleati del Bjp.

Si tratta di un importante successo per Pranab e per il suo partito,il Congresso di Sonia Gandhi l’ennesima vincitrice di una partita politica indiana: il ministro delle finanze ha infatti ottenuto più voti di quelli che, la precedente volta aveva conquistato Pratibha Patel, Presidente uscente, e avrebbe anche preso qualche voto addirittura dal Bjp, dal partito della destra nazionalista all’opposizione, in particolare dal Karnataka. Ha ottenuto il sostegno di importanti partiti come il Samajwadi Party dell’Uttar Pradesh e alla fine persino del Trinamool Congress del West Bengala. E mentre il Congresso ha di fatto allargato la sua coalizione, l’opposizione di destra, pur acquisendo il consenso dell’AIADMK del Tamil Nadu, ha perso pezzi come ad esempio l’importante Janata United Dal del Bihar. (Fonte: The Hindu).

 

 

c.’GOOD MORNING INDIA’: MA DOVE STA ANDANDO DELHI?

 

Dunque il partito del Congresso ha messo a segno un importante risultato politico: non tanto e non solo, la pur importante elezione del suo candidato alla presidenza della Repubblica, ma specialmente l’inizio della riorganizzazione del suo schema di alleanze. E ciò esattamente allo il Bjp stesso momento dell’ennesima crisi politica della destra nazionalista indù, e del suo schema di alleanze. Alcuni osservatori internazionali autorevoli avevano iniziato nei giorni scorsi a suonare a morto le campane politiche per l’Indian National Congress, parlando addirittura di ‘disastro indiano’: i fatti politici di questi giorni dovrebbero indurre tutti gli osservatori a qualche prudenza, quando si parla di India.

 

I fatti, di questi giorni, in primo luogo: nella delicata partita della presidenza della Repubblica, infatti, non solo il Congresso ha imposto il suo candidato, una personalità molto importante nella Delhi politica di questi anni, l’ex ministro delle finanze Pranab Muckherjie, ma come dicevamo ha iniziato a rinnovare il suo schema di alleanza in previsione delle prossime elezioni nazionali del 2014. Prima dell’elezione presidenziale e dopo il risultato, negativo, delle elezioni statali in Uttar Pradesh, il Congresso era in netta difficoltà politiche: la situazione economica aveva iniziato a deteriorarsi e due dei suoi principali alleati erano o in crisi o in fase di polemica proprio con il Congresso. Il primo, il DMK del Tamil Nadu era in grave crisi politica dopo il pesantissimo coinvolgimento dei vertici del partito in uno dei più gravi affaire della storia recente dell’India, lo scandalo delle vendita sottoprezzo delle frequenze per i cellulari di nuova generazione; il secondo, il Trinamool Congress del West Bengala, invece, era guidato da una chief minister, Mamata Baìnerje, populista, oscillante e fermamente decisa in particolare a far valere la sua capacità di rcatto politico verso il Congresso se necessari fino alle estreme conseguenze della rottura della alleanza, l’Alleanza progressista unita. Ciò accadeva prima dell’elezione presidenziale.

 

Con il tempo, con la pazienza e la tenacia di cui i vertici del Congresso di Sonia Gandhi sanno spesso dar prova, il partito di governo  ha iniziato la sua complessa trama per ribaltare completamente questa situazione politica. Il Congresso ha cominciato ad allargare l’area di riferimento delle sue alleanze: ha ripreso i contatti con la Sinistra e specialmente la lanciato ponti politici verso il nuovo partito di governo dell’Uttar Pradesh, il Samajwadi Party.

 

Il Congresso non si è limitato a qualche giochetto di alleanze tattiche (che ha già ottenuto anche lo scopo di riportare un po’ all’ordine il TMC di Mamata) per ricalibrare la propria strategia politica: cercare sponde nei partiti laici ‘progressisti’ del Nord dell’India e nei partiti della Sinistra, significava anche ricalibrare la politica economica o meglio alcuni aspetti della politica economica e sociale. In poche parole significava orientarsi un po’ di più verso gli aspetti sociali. Proprio questa tendenza del Congresso e dell’Erede di Sonia in particolare, Rahul, potrebbe aver indotto qualche preoccupazione in una certa stampa finanziaria anglosassone: alcune riforme promercato sono state di fatto accantonate e, in alcune dichiarazioni, gli esponenti politici del Congresso hanno fatto capire che la ricalibratura sarebbe stata significativa anche sul fronte della politica economica.

 

Morale, il Congresso ha iniziato davvero a cambiare, in parte, schema di alleanze. L’elezione presidenziale mostra che il processo è iniziato con qualche discreto successo. E ciò proprio mentre la principale forzxa di opposizione, il Bjp, nonostante le emergenti tensioni economiche, ha iniziato a perdere colpi e pezzi. Anche qui la cosa si fa intrigante: nel Bjp sta sempre più emergendo, pur fra contrasti e contraddizioni, la figura, estramemente controversa, del chief minister del Gujarat, Narendra Modi, come possibile candidato premier per la coalizione guidata dal Bjp. Ma Modi ha forti nemici proprio nella coalizione guidata dal Bjp, l’Alleanza democratica nazionale, e pure nel suo partito. Proprio per ‘ovviare’ a codesti nemici, Modi ha iniziato ad allargare lo schema di alleanze della destra, allargandolo a due importanti chief minister espressione di partiti regionali, i chief minister del Tamil Nadu e dell’Orissa. Tutto ovvio, anche perchè Modi ha pensato bene di impostare la sua campagna politica su due issue:  la lotta al terrorismo e alle insorgenze, maoisti in testa, e una politica ‘sviluppista’ fortemente autoritaria ed aperta all’impresa privata. Cosa molto apprezzata da alcuni potenti gruppi del capitale indiano, da Ratan Tata a Muckhesh Ambani.

 

Modi prossimo Cavaliere Indiano? Beh, non proprio. Se Modi ha acquisito alleanze e potenti appoggi, ha anche perso pezzi importanti. Uno fra tutti, molto importante, è lo Janata United Dal dello stato settentrionale del Bihar. Nitish Kumar, leader dello Janata United e chief minister del Bihar, è nemico giurato di Modi e ha deciso di sostenere Pranab alla Presidenza della Repubblica contro il candidato ufficiale del Bjp e dell’Alleanza democratica nazionale. Nota bene: lo Janata United Dal è il secondo partito per importanza della coalizione immediatamente dopo lo stesso Bjp.

 

Una (eventuale e ipotetica) convergenza di Nitish con il Congresso assieme ad una (eventuale) alleanza dello stesso Congresso con il Samajwadi Party sconvolgerebbe il sistema politico indiano e consentirebbe all’alleanza guidata da Sonia di conquistare quasi tutto il Nord dell’India, la cosiddetta ‘cintura hindi’, ovvero il cuore demografico e politico del paese: quello che fu il centro del potere politico di J. Nerhu e che, dopo J. Nerhu, costituì il centro delle campagne fondamentaliste della destra indù, prima del suo declino sociale e politico nelle regioni settentrionali del paese.

 

Insomma, il Congresso sta creando una importante e potenzialmente imponente rete di alleanze con i partiti laici del Nord, mentre la destra, pur con gli allargamenti di Modi, si trova politicamente in forti difficoltà sia nel Nord dell’India (dove il Bjp avrebbe una sola possibilità in una alleanza, molto difficile da gestire, con il BSP di Mayawati, il partito dei Dalit) sia nel Sud dell’India (dove diventerà importante la battaglia del Karnataka, unico stato meridionale con un forte Bjp, ora profondamente in crisi). In queste condizioni appare un po’ difficile prevedere con sicurezza una sconfitta del Congresso alle prossime elezioni nazionali.

 

È certamente vero che gli elettori indiani ormai tendono a scegliere sulla base di ragioni economiche e sociali, ed è vero che gli ultimi dati dell’economia indiana presentano alcune situazione problematiche, ma quando si parla di India, è bene sempre ricordarsi che l’India è una grande nazione dominara dalle sue regioni rurali. È il voto dei villaggi a decidere la vittoria nelle elezioni in India, e i villaggi sono infatuati politicamente dalla figura di Sonia Gandhi, che ha saputo rinunciare al potere formale di primo ministro. I villaggi dell’immensa campagna indiana, inoltre, votano in base ai loro bisogni rurali che sono radicalmente diversi (per non dire opposti e contrapposti) a quelli di una certa classe media urbana, più appariscente ma meno decisiva in India. E spesso tuttoggi, i bisogni rurali dell’immensa campagna indiana sono scanditi dall’andamento del monsone, che determina la quantità di cibo prodotta nel subcontinente e quindi l’esistenza o meno di gravissime sacche di fame.

 

Morale, è vero che alcuni dati dell’economia indiana sono dati di crisi e che l’India presenta alcune caratteristiche preoccupanti (dal deficit fiscale, all’indebitamento estero al gravissimo deficit di infrastrutture) che la rendono debole rispetto a crisi come quella di Eurolandia. Noi in queste Note abbiamo sempre sostenuto che sarebbe bene non sopravalutare il futuro dell’India: ma ancora meno è bene sottovalutarlo. La realtà molto semplice è un altra. In questi mesi sta giungendo al suo termine il ciclo politico di Manmohan Singh, il tecnocrate riformatore che prima come ministro delle finanze del governo Rao, era il 1991-1992, avviò la nuova fase delle riforme e dell’apertura economica dell’India; e poi come primo ministro ha consolidato questa apertura anche con una alleanza strategica con gli Stati Uniti, sull’altare del famoso e contestato accordo nucleare indiano-americano. Manmohan è malato di cuore e da tempo di fatto le funzioni di guida del governo nazionale erano competenza proprio di Pranab, il nuovo Presidente. Il Congresso dove ha intenzione di andare, dopo Manmohan? Questa è la vera domanda, assai probabilmente, che preoccupa l’Economist e la Casa Bianca!!  (C.L.)

 

 

d.L’ULTIMA ’CRISIâ€WordPress errore sul database UPDATE command denied to user 'Sql350316'@'62.149.131.212' for table 'wp_options' per la query UPDATE `wp_options` SET `option_value` = '1369145428' WHERE `option_name` = '_transient_doing_cron' fatta da require, require_once, require_once, require_once, do_action, call_user_func_array, wp_cron, spawn_cron, set_transient, update_option WordPress errore sul database DELETE command denied to user 'Sql350316'@'62.149.131.212' for table 'wp_options' per la query DELETE FROM wp_options WHERE option_name = '_site_transient_theme_roots' fatta da require, require_once, require_once, require_once, get_template_directory, get_theme_root, get_theme_roots, get_site_transient, delete_site_option, delete_option WordPress errore sul database DELETE command denied to user 'Sql350316'@'62.149.131.212' for table 'wp_options' per la query DELETE FROM wp_options WHERE option_name = '_site_transient_timeout_theme_roots' fatta da require, require_once, 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Come dimostrano gli scontri di questi giorni fra due comunità ‘locali’, la popolazione indigena e tribale dei Bodo e i coloni di religione musulmana. Particolare interessante: il chief minister dell’Assam, ovvero il capo del locale governo statale assamese, appartiene allo stesso partito, il Congresso, che guida l’ìamministrazione centrale a Delhi. Ma, ovviamente, problemi e tensioni ‘locali’ tendono a fare aggio anche sulle appartenenze politiche e partitiche in un immane mosaico culturale, etnico, religioso e comunitario come l’India.

E in questo immane mosaico culturale che è l’India, il Nord est indiano, di cui lo stato dell’Assam fa parte assieme ad altri sei, piccoli, stati, è un vero mosaico del mosaico: popolazioni tribali, comunità religiose, insediamenti di coloni, costituisco una realtà estremamente complicata e così combinata da rendere molto difficile la ‘governance’ locale. Le popolazioni indigene, per lo più di carattere tribale, chiedono autogoverno, spesso indipendenza, al governo centrale. Hanno nel tempo, dopo l’indipendenza dell’India, costituito movimenti ed organizzazioni di ‘liberazione’, esarttamente come le popolazioni etniche della vicinissima Birmania: guerre di ‘bassa intensità’, conflitti armati, guerriglie, movimenti non violenti, lotte sociali si susseguono le une alle altre, assieme ovviamente a fasi di dialogo e di negoziato con il Centro di Delhi. Trattative, accordi, conflitti e scontri sanguonosi, sono parte costante della vicenda storica, ed umana, del Nord est indiano, una realtà sociale e politica troppo spesso totalmente ignorata dai media ‘internazionali’. Eppure una realtà piuttosto seria.

Come dimostrano appunto gli scontri e la ‘crisi’ di questi giorni: tanto per rendersi conto della gravità della situazione, lo ripetiamo pochissimo conoscita presso i media ‘internazionali’, 40 morti (questo bilancio risale alla fine della settimana!), 21 persone scomaprse, 30mila passeggeri nei treni si sono trovati bloccati, qualcosa come 80mila uomini e donne si trovano oggi nei campi per rifugiati, oltre 200mila persone sono stati toccarte dagli scontri. Come si vede una realtà semplicemente drammatica.

Una realtà non proprio particolare e strana in India: dal Kashmir, all’intero Nord est indiano, dagli stati del cosiddetto ‘Corridoio Rosso’, Orissa in testa, al Gujarat che ancora deve guarire le ferite sanguinanti dei progrom della prima era Modi, per finire in Karnataka, i luoghi degli scontri comunitari e delle ‘crisi’ o conflitti a ‘bassa intensità’, si sprecano nell’immenso subcontinente indiano. Si tratta di conflitti e di ‘crisi’ di lunga durata, quindi non certo di breve periodo, e di tensioni e tragedie che la modernizzazione dell’economia aperta al mondo non solo non ha minimamente attenuato ma che, spesso, ha esasperato e esarcerbato. Sono precisamente questi i fattori, se ci è consentito fare un commento finale a margine di questa Nota, che è necessario tenere presenti quando si parla di India, piuttosto che il drecremento delle previsioni del Pil. Solo tenendo presente questi fattori di crisi e di tensione di lunga durata, possiamo aiutare, secondo la nostra opinione, l’India a diventare, anzi a ri-diventare, quello che merita, ovvero una grandissima nazione a livello globale! (Fonti: Tehelka, nonchè Nostre Considerazioni).

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L’ASIA, IL CONTINENTE DEL FUTURO – UN SITO SULL’ASIA

L’Asia è il continente del futuro prossimo. Il Far East in particolare è il centro di questa Asia emergente. Questo sito si propone di diffondere la conoscenza attorno a questa Asia. Mediante Note e Conversazioni quotidiane o periodiche. Le Note sono i Buongiornoasia, le Conversazioni sono le interviste all’interno de ‘L’Ora di Chindia’ di Radioradicale.

Ma il sito propone anche un elenco immediatamente fruibile dei giornali e dei magazine made in Asia, dall’India alla Cina passando per Giappone, Corea, Taiwan, Sud est asiatico, un elenco dei think tank che ormai quotidianamente offrono studi, ricerche, paper, report sullo sviluppo asiatico e sulle sue implicazioni e conseguenze geopolitiche e strategiche, sulle crisi e sui dossier delicati del continente, dalla crisi afganopakistana alla sfida nucleare nordcoreana per arrivare a quel Laboratorio politicoeconomico che è diventato il Sud est asiatico.

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