India, Le Contraddizioni
Good Morning Asia
1-2 agosto 2012
1.Le Grandi Contraddizioni Indiane
a.TRE NOTIZIE DALL’INDIA All’inizio della settimana sono arrivate tre notizie, importanti, dall’India, tre news da leggere assieme per cercare di comprendere veramente l’India ‘Risplendente’ dei nostri giorni. La prima, la più eclatante, quella che ha occupato le prime pagine dei media internazionali, italiani comprese, è il Grande Black Out, ‘Il più grande black out elettrico della storia’ come ha titolato un autorevole giornale indiano, Times of India. lunedì un incidente in una centrale elettrica dell’Uttar Pradesh ha bloccato le forniture di energia elettrica al Nord dell’India, 300 milioni sono state le persone coinvolte, fabbriche chiuse, mezzi di trasporto bloccati, Metropolitana di Delhi chiusa, un caos pretecnologico nell’India del Miracolo Economico. Bis poche ore dopo: martedì, bis dell’incidente e stavolta qualcosa come oltre 600 milioni di persone nel Nord dell’India, praticamente la metà della popolazione nazionale complessiva, sono coinvolte nel Mega Black Out. Questa è la prima notizia from India dell’iniziosettimana, ma non è l’unica anche se è quella ripresa come abbiamo detto da tutti i media internazionali.
Una seconda notizia arriva dal Tamil Nadu, uno degli stati ‘avanzati’ del Sud dell’India: un treno passeggeri, l’espresso Chennai-Delhi, è incendiato, bilancio una quarantina di vittime. Un incidente in termini di costi umanitari più grave del precedente, anche se meno eclatante almeno secondo i media internazionali. Un altro incidente che comunque indica una situazione di fortissima sofferenza nei sistemi infrastrutturali indiani, energetici, elettrici, ferroviari che siano.
Infine, la terza notizia, pressochè ignorata da quasi tutti i media internazionali, eppure molto significativa sulla realtà dell’India ‘Risplendente’, una notizia che abbiamo già segnalato in queste brevi Note, la crisi in Assam. L’Assam è uno degli stati del derelitto Nord est indiano. In questi giorni è stato ‘colpito’ da gravissimi scontri comunitari fra una popolazione tribale locale, i Bodo, e gli immigrati musulmani. Tantissime le vittime degli scontri, una quarantina, migliaia e migliaia di persone nei campi profughi, una crisi ben peggiore, tanto per fare paragoni sono parzialmente validi, di quella del Sinkiang nella Repubblica Popolare. Eppure, una crisi praticamente non coperta dai media internazionali.
Una crisi che mostra la realtà indiana, forse più del Grande Black Out. La crisi assamese infatti indica la persistenza, anzi il rafforzamento di tensioni comunitarie nell’India del miracolo economico che parlano da sole circa le contraddizioni di questo, pur evidente Miracolo economico. Anche perchè l’intero Nord est indiano, non solamente l’Assam, è un vero e proprio crogiuolo di tensioni e conflitti politici e sociali con base etnica. Ritorneremo a parlare di tutto questo: per ora vorremmo ribadire un concetto, alla fin fine il deficit di infrastrutture è abbastanza ovvio per un paese emergente ma immenso e dalle tante sacche di povertà come l’India, le tensioni come quelle assamesi, ma potremo parlare dei Maoisti o del Kashmir o del Karnataka o dell’Orissa, mostrano situazioni di ‘sofferenza’ sociale non indifferenti che dovrebbero essere meglio comprese e affrontate da una India che giustamente aspira e merita allo status di grande potenza mondiale. Ma appunto ritorneremo su tutto questo. (Fonti: The Hindu, Times of India).
b.LA QUARTA NOTIZIA: IL NEOMINISTRO DELLE FINANZE INDIANO Ed ora un’altra notizia from India. Riguardante stavolta il governo nazionale. Chidambaram, ministro dell’interno nel governo centrale di Manmohan Singh, è stato nominato ieri nuovo titolare del dicastero delle finanze, il cuore del governo nazionale dell’economia in India. Al posto del precedente ministro, Pranab Muckherjie, diventato come sapete Presidente della Repubblica. Con la designazione del nuovo ministro delle finanze, e ovviamente con la nomina del sostituto di Chidambaran agli Interni, il governo nazionale ha preso una nuova fisionomia.
La designazione dell’ex ministro dell’interno sembra una scelta di continuità nel governo di Manmohan: il neoministro delle finanze, fin dall’inizio, ha seguito l’attuale primo ministro nel processo di riforma economica, guidato proprio da Manmohan, e che ha aperto l’India alla globalizzazione. Ma questa designazione rappresenta in qualche modo anche una scelta per così dire ‘mediana’ fra la scelta di un altro tecnocrate della schiatta di Manmohan e quella di un politico a tutto gli effetti. Forse, si tratta di una scelta di transizione in attesa degli equilibri politici e di potere che emergeranno dai processi in corso nel sistema politico reale indiano.
Come abbiamo detto le altre scelte sarebbero state probabilmente più decisamente orientate: erano infatti in gioco, oltre Chidambaran, anche due altri ministri di Manmohan, il titolare del commercio, aperto e favorevole alle riforme economiche ma pru sempre uomo di governo del Congresso e il ministro dello sviluppo rurale, ex titolare dell’ambiente nonchè uomo molto vicino alla Presidente del Congresso, parliamo di J. Ramesh. La cui eventuale designazione avrebbe rappresentato davvero un passaggio interessantissimo nella vicenda politica indiana. L’altra scelta, quella pienamente di conferma del percorso di Manmohan, prevedeva due ipotesi, il presidente dei consiglieri economici del primo ministro e il vicepresidente della Commissione indiana del Piano. Due tecnocrati piuttosto anziani e alquanto vicini al premier Manmohan Singh. La scelta come abbiamo visto è stata per un personaggio vicino al primo ministro ma ormai politico a tutti gli effetti; un personaggio peraltro molto controverso quanto a vicende del potere indiano.
Basta leggersi l’ultimo libro politico di A. Roy, ‘In marcia con i ribelli’, per rendersene adeguatamente conto. Chidambaram è un avvocato molto vicino e simpatetico con gli interessi del grande capitale privato indiano. È plausibile che questa sua ‘vicinanza’ sia stata di un qualche aiuto nella sua designazione al ministero delle finanze nell’attuale contesto di tensioni economiche e finanziarie. (Fonti: The Hindu, Times of India).
c.‘GOOD MORNING INDIA’: CONTRADDIZIONI INDIANE, DISCORSO ATTORNO AL DEFICIT INFRASTRUTTURALE
Tre notizie, come abbiamo or ora visto, stanno caratterizzando queste ore indiane, il Grande Black Out elettrico nel Nord dell’India, l’incidente ferroviario del Tamil Nadu e, infine, ma non ultimo per ordine di importanza, la grave crisi assamese. Lasciamo da parte in queste sede, per ora, la vicenda assamese, e concentriamoci sugli altri due fatti, l’interruzione elettrica e l’incidente ferroviario, due fatti che indicano la condizione di fortissima crisi delle reti infrastrutturali del secondo gigante dell’Asia emergenti. Siano esse infrastrutture energetiche ed elettriche, o infrastrutture di trasporto e ferroviarie.
Come mai l’India ha queste, evidenti e gravissime, deficienze nelle reti infrastrutturali? A dir la verità, osservatori e specialisti, ad esempio un pezzo lungo ed articolato del New York Times di sei anni or sono, avevano individuato nelle strozzature dei sistemi infrastrutturali come una delle maggiori contraddizioni dello sviluppo economico di quella che pur appariva l’’India Risplendente’. Ma al di là delle diagnosi e delle analisi anche non recentissime, perchè mai ci sono in India queste deficienze così drammatiche, che peraltro rendono l’India diversa anche rispetto ad altre economie emergenti, Cina e Brasile ad esempio, dove gli investimenti in infrastrutture fondamentali sono stati e sono massicci, magari non del tutto efficienti ma comunque importanti e cospicui. Dando a quelle potenze un ruolo e un rango non indifferenti. Allora come mai l’India è così indietro in questi ambiti pur così importanti sia per la sua economia che per la sua stessa geopolitica da potenza emergente?
Alcuni osservatori attenti hanno immediatamente rinviato la ragione di questa deficienza così massiccia nelle caratteristiche, non positive, delle pubbliche amministrazioni indiane. Sarebbero la corruzione, l’inefficienza, l’elefantiasi dello stato e della classe amministrativa dell’India indipendente ad essere all’origine dell’immane deficit di infrastrutture dell’India. Il dato è evidente: le amministrazioni pubbliche indiane non sono minimamente un esempio di efficienza, un modello di governance, nè a livello mondiale nè per i paesi emergenti. Forse Giappone o Singapore potrebbero aspirare ad un ruolo del genere, sicuramente non l’India. Ma nonostante questa realtà ben poco opinanbile, siamo proprio sicuri che questa sia la principale ragione del disastro delle infrastrutture civili indiane? Secondo noi, la questione come si suol dire è un po’ più complessa e vale la pena di cercare di capirla.
Per tante e diverse ragioni. In India, infatti, a fianco di situazioni e di ambiti amministrativi largamente inefficienti e del tutto corrotti, ci sono agenzie e istituzioni pubbliche molto ben funzionanti, da fare invidia alle maggiori potenze mondiali. Lo spiega molto bene un osservatore attentissimo all’India, il giornalista inglese Edward Luce nel suo libro ‘A dispetto degli Dei’. Un esempio per tutti? La Commissione Elettorale. In India votano ad ogni appuntamento elettorale centinaia e centinaia di milioni di cittadini, uomini e donne. Di tutte le età e spessissimo con un bassissimo grado di istruzione di base, dunque analfabeti. Ormai da anni, almeno da venti anni, in India le consultazioni elettorali sono affidabilissime e sicure, milioni e milioni di elettori votano senza problemi. Usando anche macchinette elettroniche che farebbero impazzire i sistemi elettorali di qualche paese occidentale. Nelle elezioni indiane, tanto per capirci, milioni e milioni di elettori votano senza che ci siano stati, in questi ultimi venti anni, casi di contestazione del risultato seri. Insomma in questi anni mai in India ci sono stati casi alla Florida!
Tutta questa efficienza è frutto della Commissione Elettorale, una istituzione indipendente, affidabile, tecnologicamente ben dotata, che controlla l’intero processo elettorale, definendone prima il calendario, poi controllandone l’esito. Una efficienza maggiore della conclamata democrazia americana. Ed allora perchè la Commissione Elettorale funziona e altre cose non funzionano? E la Commissione Elettorale non è il solo caso, vediamo ad esempio il programma spaziale. L’India da qualche tempo ha un significativo programma spaziale e una importante agenzia, l’ISRO, autonoma, ben gestita che spedisce satelliti e sonde spaziali sulla Luna e che consente all’India di gareggiare quasi paritariamente a Stati Uniti, Europa e Cina nella pacifica competizione per lo spazio.
Insomma quello che vogliamo dire è semplice: non è vero che le pubbliche amministrazioni indiane siano sempre e comunque inefficienti e corrotte. Lo sono spessissimo ma non sempre, ed allora la domanda diventa, perchè mai proprio le reti infrastrutturali sono così inefficienti, perchè proprio nell’ambito delle reti, l’India pubblica è manifestatamente poco efficiente? Forse un inizio di risposta sta nelle caratteristiche non solo dello stato indiano ma anche in quelle del capitalismo indiano. Pochissimi conoscono il capitalismo privato indiano eppure ormai alcuni suoi gruppi, alcuni suoi magnati sono di importanza globale, mondiale e meriterebbero più di una attenzione! Ma nomi come i Tata, gli Ambani, i Mahindra, i Waida, i Mittel, dovrebbero iniziare ad essere conosciuti da tutti. Il capitale privato indiano è sostanzialmente organizzato in grandissime conglomerate a controllo familiare che ricomprendono imprese e società in tutti o quasi tutti i settori economici. Il che fa di questi gruppi capitalistici dei veri e propri imperi economici con interessi diffusissimi e con un ruolo potentissimo anche riguardo alle pubbliche amministrazioni. Detto in altre parole, e per non farla tanta lunga, le infrastrutture e le operazioni economiche che vengono fatte, costruite o effettuate alla fin fine sono quelle che rientrano in un modo o nell’altro negli interessi di queste gigantesche conglomerate private e non altre. Assai probabilmente se ancora non sono state costruite alcune infrastrutture ciò è anche frutto delle vere priorità di questi interessi potente. L’agenda vera delle scelte è insomma un’altra rispetto a codeste infrastrutture. Ad esempio per questi interessi sono più importanti i porti minerari o le ferrovie per il trasporto del carbone rispetto alle reti elettriche per le metropoli o le reti ferroviarie per i passeggeri?
C’è poi un secondo fattore, anch’esso di carattere economico e ‘sistemico’, che caratterizza ‘L’India Risplendente’ e che meriterebbe di essere adeguatamente analizzato, il fortissimo ruolo e spazio dell’economia informale. Un fortissimo ruolo e spazio che fa dell’’illegalità’ un tratto centrale e dominante del mondo indiano reale. Una economia con un enorme settore informale come quella indiana, ovviamente, deve fare i conti anche con accessi e utilizzi delle reti infrastrutturali del tutto illegali o comunque fuori da qualsiasi controllo pubblico. L’economia indiana, essendo largamente specializzata nei serivizi e in particolare spesso in servizi a basso valore aggiunto, è anche dominata, anzi stradominata da attività, imprese, lavori, produzioni informali che si attaccano alle reti in modo appunto ‘informale’ con tutte le relative conseguenze.
Infine, (e qui ritorniamo alle pubbliche amministrazioni ma in una ottica diversa rispetto a quella tradizionale), ci sono i complessi rapporti Centro-governi statali. L’India è una repubblica federale dove gli stati e i governi statali hanno moltissime competenze, tanto pe rfare un esempio persino in materia di ordine pubblico. E dove recentemente competenze e poteri in ambito economico sono molto aumentati. Raccordare programmi nazionali ed interventi dei singoli governi statali non è per niente una operazione facile. Da qui ulteriori contraddizioni.
Ora però è bene fare un po’ di attenzione: queste contraddizioni che abbiamo cercato di individuare, (e certamente se ce sono molte altre di cui tenere conto), non solo costituiscono motivi importanti che spiegano almeno in parte i problemi dell’India. Queste contraddizioni, questi fattori hanno trovato recentemente un humus molto importante nel quale hanno prolificato e ciò costituisce un ulteriore fattore importante. Negli ultimi venti anni, ovvero con l’avvio della fase riformatrice caratterizzata dalla presenza e dal ruolo dell’attuale primo ministro Manomhan Singh, questi tre fattori hanno assunto un ruolo sempre maggiore proprio grazie alle importanti politiche di apertura al mercato. I governi statali ad esempio hanno assunto un ruolo di gran lunga maggiore in campo economico e sociale proprio con le riforme economiche di Manmohan; l’economia informale dei servizi si è estesa in modo senza precedenti proprio grazie alle politiche di apertura di Manmohan; e ovviamente il peso e il potere dei grandi gruppi del capitale privato indiano sono aumentati grazie a quelle politiche (anche se, sia chiaro, pure in epoca neruviana, quei gruppi erano comunque molto molto potenti al di là delle ideologie ‘socialiste di pianificazione’).
La conclusione: i fattori che in buona parte spiegano le carenze, anzi le immani deficienze dell’India ‘Risplendente’ nel settore infrastrutturale, sono fortemente cresciuti nell’epoca delle riforme di Manmohan Singh. Se le cose stanno in tal modo, allora, è improbabile che chi è in larga parte alla radice del problema possa esserne la soluzione. E’ più probabile, ma questa è solo la nostra opinione, che solamente la fine del ciclo’ di Manmohan Singh (diciamo questo con il massimo rispetto per il grande tecnocrate che ha aperto l’India al mondo e che ha consentito al gigante addormentato di svegliarsi!!) e l’avvio di un nuovo e diverso processo riformatore possa essere possibile affrontare le contraddizioni economiche immani dell’India che la Grande Interruzione elettrica e l’Incidente ferroviario hanno mostrato a tutto il mondo. E per consentire a questo grande paese di sfruttare le sue enormi potenzialità. (C.L.).
2.ChinAmerica (Latina)
d.HUGO CHAVEZ CONTINUA A FARE IL CINESE Gli Stati Uniti stanno sempre più riaffermando la loro presenza, e il loro ruolo, nell’Asia e nel Pacifico, anche a costo di avere frizioni con la Cina. La recentissima missione in Asia del segretario di stato americano Hillary Clinton, dalla Mongolia al Laos, è stata quasi un viaggio geopolitico alla frontiera proprio della potenza nascente cinese, a mo’ di avviso a Pechino. E, quasi come regola del contrapasso, la Repubblica Popolare sta espandendo sempre di più anch’essa la sua presenza e il suo ruolo in una regione molto vicina al cuore, politico, geografico ed economico dello Zio Sam, l’America Latina, anche a costo di dare qualche piccolo dispiacere a Washington. La recentissima missione sudamericana del primo ministro cinese Wen Jiabao, dal Brasile, passando per Uruguay ed Argentina per giungere alfine al Cile è anch’essa piuttosto significativa.
Come sono significativi al riguardo i legami, crescenti, della Cina con un paese il cui governo fa venire le orticarie a Washington, parliamo del Venezuela bolivariano di Hugo Chavez. Cina e Venezuela stanno stringendo relazioni economiche ed energetiche sempre più intense. A cominciare dai progetti cinesi per lo sfruttamento delle gigantesche risorse di petroio più o meno convenzionale nella regione dell’Orinoco, una delle aree del pianeta più dotate di risorse energetiche. I cinesi hanno iniziato a darsi da fare nella regione. A cominciare dai progetti infrastrutturali, ovviamente, dove Pechino ha fa da padrone, e dove sostanzialmente, secondo una inchiesta giornalistica made in Usa, le banche cinesi danno istruzioni direttamente alla PDVSA, la potentissima compagnia petrolifera di stato di Caracas.
Apparentemente la compagnia petrolifera di stato venezuelana è l’assoluta padrona e proprietaria di tutto nelWordPress errore sul database UPDATE command denied to user 'Sql350316'@'62.149.131.212' for table 'wp_options' per la query UPDATE `wp_options` SET `option_value` = '1368973252' WHERE `option_name` = '_transient_doing_cron' fatta da require, require_once, require_once, require_once, do_action, call_user_func_array, wp_cron, spawn_cron, set_transient, update_option WordPress errore sul database DELETE command denied to user 'Sql350316'@'62.149.131.212' for table 'wp_options' per la query DELETE FROM wp_options WHERE option_name = '_site_transient_theme_roots' fatta da require, require_once, require_once, require_once, get_template_directory, get_theme_root, get_theme_roots, get_site_transient, delete_site_option, delete_option WordPress errore sul database DELETE command denied to user 'Sql350316'@'62.149.131.212' for table 'wp_options' per la query DELETE FROM wp_options WHERE 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Apparentemente, ma secondo i documenti arrivati nelle mani di un giornale della Florida, in effetti sarebbero le banche cinesi a menare la danza, a decidere quali progetti devono avere la precedenza e come devono essere effettivamente implementari. Insomma i cinesi avrebbero in mano la direzione dei programmi di sfruttamento della ricchissima regione.
Ma sono molti i settori e gli ambiti in Venezuela dove i cinesi sono presenti e potenti: tanto, ad esempio, da aver costituito molte joint ventures sinovenezuelane, e tanto da aver messo nero su bianco, protagoniste l’amministrazione venezuelana, la CITIC, potente gruppo finanziario cinese, ovvero la China International Trust and Investment Corporation, e la Industrial and Commercial Bank of China, un accordo per l’acquisizione da parte cinese di una quota importante di assett confiscate da Caracas ad una grande compagnia petrolifera multinazionale americana, la ConocoPhillips. Interessante, no? (Fonte. China Digital Times, via Miami Herald).
e.MENTRE RAUL CASTRO SI E’ MESSO A FARE IL PECHINESE…. E invece il presidente cubano Raul Castro, all’inizio dello scorso mese di luglio, ha fatto il ‘pechinese’, con una missione di quattro giorni nella capitale cinese. Dove ha incontrato i vertici della Repubblica Popolare, Presidente Hu Jintao in testa. Ovviamente. Un fatto interessante per le ovvie ragioni geopolitiche ed anche perchè la Cina costituisce per la Cuba che vuole andare avanti con la Riforma economica un ovvio modello.
Cubani e cinesi non si sono limitati a carinerie ideologiche: il cuore della relazione sinocubano è economica e politica. Hu Jintao e Raul Castro hanno siglato, per l’occasione, otto accordi in tutti i campi, tra i quali, tecnologie e sanità. Il Presidente cines eha parlato delle energie rinnovabili come ambito importante per la futura cooperazione sinocubana. Ma a nessuno sfugge il lato politico e geopolitica della faccenda: L’Avana era stata luogo della visita del Vicepresidente Xi Jingping, successore designato alla Presidenza (Raul ha rivisto il vicepresidente assieme all’attuale viceprimo ministro Li Keqiang, futuro premier della Repubblica Popolare a Pechino), ed ora arriva nella capitale cinese Raul. Che cosa vuol dire tutto ciò?
Ovviamente vuol dire economia. Ma vuol dire anche geopolitica: Cuba rappresenta tuttora una pulce per la superpotenza americana e il consolidamento della relazione sinocubana non può non rappresentare anche un messaggio cinese alla medesima superpotenza americana, anche noi possiamo interessarci al ‘cortile di casa’ degli americani esattamente come voi americani vi interessate così stato alla nostra regione di riferimento. Una analisi maliziosa? Certamente ma una analisi anche razionale, ci pare! Venezuela e Cuba sono un binomio interessante, no? (Fonti: Bbc online; China Daily).
